STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

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Alcune note pratiche per pregare bene di p. Agostino Bartolini O.Carm.

a cura di fra nicola sozzi o.carm.

 

Chi ha conosciuto Padre Agostino Bartolini O. Carm., sa che tutto ciò che lui ha scritto lo ha prima vissuto e sperimentato nella vita. Per questo ogni suo scritto è una testimonianza di conoscenza e di amore a Dio. Favorito di eccezionali doni mistici il “Padre”, ha sempre diffuso attorno a se un clima imponderabile di pace, di serenità e di gioia. Questo dono di comunicare il regno di Gesù agli altri gli deriva dalla sua esperienza di preghiera continua. Il “Padre” è diventato preghiera vivente e ogni suo intervento di rimprovero o di incoraggiamento sortisce sempre l’effetto di ridonare il perdono e la pace. Padre Agostino è stato capace di pregare anche nei momenti difficili della sua esistenza. Per questo Gesù lo ha costituito segretario del suo cuore per il bene di tanti. Spesso la notte la trascorreva in preghiera davanti al santissimo sacramento luogo del suo segreto incontro con Dio.

 Questo piccolo prontuario per la preghiera è tratto da “Mazzo di fiori” (abbreviato MF, 274-278) che racchiude alcuni scritti di alta lirica interiore. Sono brani che rivelano il cuore ardente e la mente illuminata del “Padre”, la sua spiritualità, i suoi doni carismatici, le sue elevate esperienze mistiche.  Il volto nascosto del “Padre” ci viene raccontato con genere agostiniano delle “confessioni”.

La divisione in capitoletti non è originale è stata eseguita per facilitare la lettura. Tutto il testo proviene dalla “V° meditazione degli esercizi “che lui personalmente faceva alle sorelle nel Maggio del 1947 nei momenti di ritiro spirituale. Sono state aggiunte alcune parti provenienti da “Opinioni ed esperienze di famiglia- II” (OF II, 282-283) dove si accenna alla preghiera comunitaria che mancava nel testo degli esercizi. Le citazioni che seguono il testo scritto indicano quelle parti riportate che non sono proprie della V° meditazione.

Fra Nicola 

La preghiera

 

Nelle esortazioni alla moltitudine e nelle raccomandazioni ai discepoli Gesù indica la preghiera come una cosa indispensabile per la vita dell’anima.

 

Cos’è la preghiera?

 

La preghiera è una potente calamita che innalza l’uomo fino a Dio e piega la misericordia di Dio e la sua onnipotenza verso l’uomo; preghiera intesa nel suo più esteso e profondo significato di:

 

  1. elevazione dell’anima a Dio

  2. supplica semplice rivolta a Dio

  3. contemplazione di Dio.

  4. preghiera orale e mentale

  5. devota e amorosa presenza dell’anima a Dio

  6. sospiro del cuore

  7. ardente desiderio

  8. pia giaculatoria

 

La preghiera è un omaggio che si fa a Dio, è un atto di umiltà, è un atto di fede, è un atto di fiducia e di abbandono alla misericordia e all’amore infinito del Signore.

 

perché dobbiamo pregare?

 

La preghiera è un dovere inerente alla nostra condizione di creature nei riguardi di Dio, nostro Creatore; da lui tutto abbiamo ricevuto, è lui che ci sostiene e tutta la nostra sorte è nelle sue mani. Il divino Maestro ci ha comandato di pregare: “Bisogna pregare sempre senza stancarsi” e “Pregate e vigilate perché la tentazione non vi vinca”. E ancora: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. “Ancora non avete chiesto nulla; domandate affinché il desiderio dei vostri cuori e la vostra gioia sia piena”.

 

Dove pregare?

 

Il divino Maestro spesso, per dare a noi l’esempio si recava a pregare: generalmente preferiva pregare solo nel silenzio della notte in aperta campagna. Quando era a Gerusalemme trascorreva le notti nell’orto del Getsemani; quando era altrove si ritirava su di un monte, il S. Vangelo ci fa notare molto bene quel che faceva Gesù: “Trascorreva la notte in preghiera a Dio.

 

Preghiera solitaria

 

I frutti che riceveremo dalla preghiera sono in proporzione diretta alla nostra buona volontà e alla nostra preparazione: “La porterò nella solitudine e parlerò al suo cuore” questa solitudine è il desiderio del Signore, e soltanto nel raccoglimento egli farà udire la sua voce all’anima. “Concedimi o Signore di ascoltare la tua voce” è una voce soave e piana quella del Signore e tale che può essere udita bene soltanto da coloro che prestano devota attenzione; gli altri non la potranno udire ed anche se la udranno, distratti e preoccupati come sono, quella voce non farà breccia e non penetrerà nel loro cuore, ma sarà come il seme caduto sulla via, sulla roccia, e fra le spine, non giungerà a maturazione (MF, 257-258).

 

Quando pregare?

 

Fin dall’inizio i battezzati “Erano concordi nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera”. Più volte gli Atti degli Apostoli attestano la preghiera unanime della comunità cristiana. Le testimonianze della Chiesa primitiva attestano che i singoli fedeli, in ore determinate, attendevano alla preghiera. In seguito in varie regioni, si diffuse la consuetudine di destinare tempi particolari alla preghiera comune, come per esempio, l’ultima ora del giorno, quando si fa sera e si accende la lucerna, oppure la prima ora, quando la notte, al sorgere del sole, volge al termine. In questo libro (Atti) si parla dei discepoli radunati alle nove del mattino. Il principe degli Apostoli “Salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare”; “Pietro e Giovanni salivano al Tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio”; “Verso mezzanotte Paolo e Sila in preghiera cantavano inni a Dio”. Queste preghiere fatte in comune, poco a poco, furono ordinate in modo da formare un ciclo ben definito di ore (OF II, 282-283).

 

Quali sono le condizioni richieste per pregare?

 

Dio ci ha promesso che ci concederà tutto quello che ci occorre purché glielo domandiamo nella preghiera; egli è disposto a concederci le sue grazie, ma vuole che noi gliele domandiamo.

Il Signore da parte sua si è impegnato ad esaudirci e senza dubbio egli manterrà la sua promessa se da parte nostra ci saranno le condizioni per essere esauditi e quali sono queste condizioni affinché le nostre preghiere siano ascoltate ed esaudite dal Signore? sono tre:

 

  1. essere in grazia di Dio

  2. domandare cose buone

  3. domandarle bene

 

Cosa devo domandare al Signore?

 

Cosa dobbiamo domandare a Dio nelle nostre preghiere? Ce lo insegna Gesù nel Padre nostro:  la gloria di Dio; la salvezza dell’anima; i beni temporali i quali non pregiudichino la salute spirituale. “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra” dice Gesù “e cosa desidero se non che si accenda ed arda?”.

Signore infondi in me il tuo Spirito, accendi in me il tuo amore, fai rivivere in me la tua virtù.

Questa è la preghiera che deve rivolgere spesso a Dio l’anima che aspira alla perfezione. Ringraziamento dunque, lode al Signore e richiesta di quanto a noi manca per la salvezza eterna e condizionate a questa domandiamo pure tutte le grazie di ordine temporale.

 

Quali sentimenti dobbiamo avere per domandare bene?

 

L’anima che intende vivere in continuo ossequio verso il suo Dio deve cercare che ogni suo pensiero, ogni suo sentimento, ogni sua parola, ed ogni sua azione si muovano sotto la luce e la grazia dello Spirito Santo e siano tutte a gloria dell’Altissimo. Egli desidera che noi riconosciamo la nostra debolezza e la nostra necessità e ricorriamo fiduciosamente alla sua onnipotenza e alla sua bontà infinita.

 

Quali atteggiamenti dobbiamo evitare?

 

Le nostre preghiere invece come sono? Sono poche? Sono molte? Forse troppe? E come mai non otteniamo quello che domandiamo? Noi avvolte preghiamo tanto in fretta che se una persona dovesse star dietro a quel che diciamo, non intenderebbe nulla; avvolte siamo tanto distratti che la bocca pronuncia le parole, ma la mente ed il cuore sono ben lontani dalla presenza di Dio, avvolte siamo così annoiati della preghiera che la facciamo: senza pietà, senza fervore, senza umiltà; e non vediamo l’ora di finirla; avvolte pretendiamo che il Signore ci debba esaudire per forza quasi che noi avanzassimo qualcosa da lui. No! Così non va bene: la nostra preghiera deve essere:

 

  1. umile

  2. perseverante

  3. fiduciosa

  4. condizionata alla volontà divina

 

la preghiera vince la ricchezza e la superbia!

 

Dobbiamo pregare nella prosperità affinché il demonio non ci vinca e le cose di questo mondo non ci sopraffacciano e ci allontanino da Dio. alcuni la fortuna allontanò dal Signore per il fatto che essi, divenuti superbi, non pregarono più. Dobbiamo invece distaccarci dalle cose della terra e sollevarci verso il cielo a colloquio con Dio, trattenerci con lui e domandare a lui il desiderio e l’amore dei beni eterni.

 

La preghiera vince la tentazione!

 

Dobbiamo pregare nella prova: il demonio è astuto e forte, la nostra debolezza è grande. Fratelli vigilate affinché il demonio vi trovi sempre pronti a combatterlo ed a respingerlo. Nell’orto del Getsemani Pietro e gli altri discepoli non misero in pratica la raccomandazione del divino maestro. “pregate e vigilate per non essere vinti dalla tentazione” e per questo si allontanarono e fuggirono lasciando solo Gesù; Pietro certamente non avrebbe rinnegato il suo Maestro se avesse pregato; proprio a lui Gesù aveva rivolto il dolce e mesto rimprovero: “Pietro dormi?”.

 

La preghiera vince la tribolazione!

 

Senza di me non potete far nulla” ci ripete Gesù, tanto meno noi possiamo fare qualcosa di buono senza di lui, quando i nemici nostri spirituali sono più accaniti, quando le difficoltà sono sempre più grandi, quando gli ostacoli sono numerosi e sembrano insormontabili.

 

La preghiera aiuta a pregare!

 

Bisogna pregare anche quando la preghiera ci riesce difficile. Ci sono dei momenti nei quali rinunciamo a raccoglierci; a volte il cielo sembra di piombo e chiuso alla nostra voce. Ma proprio in queste circostanze dobbiamo fare appello a tutte le nostre energie e alla buona volontà ed innalzare lo sguardo e il cuore lassù, perseverando nella preghiera affinché dal cielo scenda sull’anima nostra la rugiada delle grazie divine. Proprio nelle circostanze difficili ripetiamo la preghiera di Gesù: “Padre se è possibile passi da me questo amaro calice, ma si faccia la tua volontà e non la mia”.

 

La preghiera di abbandono vince la notte!

 

Quando poi tutte le speranze umane sembrano fallire nell’abbandono e nell’aridità e nella desolazione, l’anima ripeta insieme a Gesù: “Padre nelle tue mani raccomando il mio spirito” allora anche se non ci verrà concessa la grazia che domandiamo, il Signore invierà a noi il suo angelo consolatore ad infondere coraggio e forza all’anima a continuare il difficile cammino della vita. Non dobbiamo pregare per la dolcezza spirituale che a volte l’anima prova nella preghiera, ma dobbiamo pregare sempre perché così ci ha comandato il Signore e perché lo richiede la nostra salvezza.

 

Per chi dobbiamo pregare?

 

Dobbiamo pregare per la diffusione del regno di Dio in ogni anima ed in ogni cuore, dobbiamo pregare perché Dio sia conosciuto ed amato da tutti gli uomini, dobbiamo pregare per le nostre necessità spirituali e temporali, per la conversione dei peccatori, per i moribondi, per allontanare dall’umanità i castighi e per impetrare su di essa il perdono e la misericordia di Dio.

 

Gli effetti della preghiera

 

Per le preghiera dei buoni la luce del Vangelo si diffonderà nel mondo, per le preghiere dei buoni molti peccatori si convertiranno e si salveranno, per le preghiera dei buoni saranno abbreviati i giorni della sciagura e saranno risparmiate agli uomini molte punizioni e verrà su di essi impetrata la pace.

La preghiera unisce la terra al cielo, unisce gli uomini viatori ai Santi del cielo e alle anime purganti; la preghiera è un frutto del vero amore a Dio, è un segno di unione fra tutti coloro che credono in Dio e lo amano.

 

Una esperienza di preghiera mistica!

 

Ogni volta che mi porti nella solitudine e nel raccoglimento del deserto, ogni volta che mi parli in quel silenzio profondo, dal tuo volto Babbo mio Gesù, una luce bella e soave si proietta nel mio volto, e quel tuo raggio luminoso penetra la mia mente e il mio cuore e nella mia anima. Sotto l’azione della tua luce io scorgo bene in me sempre qualche difetto, qualche imperfezione, qualche manchevolezza che non averi nemmeno lontanamente pensato. So che mi ami tanto e desideri che io impari bene a conoscere te e a conoscere me, vuoi risanarmi di tutti i miei mali e rendermi sano e forte si da poter percorrere più speditamente al via che mi hai insegnato.“Lasciati illuminare dalla mia luce, non temere perché so bene quello che puoi sopportare, così la mai luce aumenterà gradatamente di intensità; non chiudere gli occhi e non coprirti il volto con le mani; la mia luce da principio può essere mal sopportata da un occhio non abituato e non del tutto limpido, ma poi, piano piano, ti abituerai così bene e più fisserai lo sguardo in me, e più ti sentirai attratto a fissarmi, poiché la mai luce ha una virtù illuminatrice e purificatrice, e più l’occhio purificato la guarda e più si delizia in essa”(MF, 42).