STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

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La Regola del Carmelo in versi

 

1. Alberto che, per grazia del Signore,

di Solima la chiesa guarda e regge,

saluta e benedice di gran cuore

Brocardo e gli Eremiti che in sua legge

presso il fonte d’Elia su nel Carmelo

menano in terra una vita di cielo.

 

2. Qualunque Ordine o vita religiosa

abbraccia alcun, dei Padri sì frequente

e in varie guise torna una sol cosa:

servire a Cristo con amore ardente!

Ma intanto, poiché voi me ne cercate,

eccovi: queste regole osservate.

 

3. Diciamo in prima: Uno di voi Priore

venga da tutti o dai più degni eletto,

cui promettiate con sincero cuore

(perché ne ottenga la promessa effetto)

l’obbedienza colla castità

e la rinunzia della proprietà.

 

4. Possibilmente sia vostra dimora

negli eremi che il cuor alzano al cielo;

ma, quando occorre, in altri luoghi ancora

ove possiate esercitar con zelo,

secondo la comune opinione,

le pratiche di vostra Religione.

 

5. Dal priore e gli altri Frati designata

nel luogo da voi scelto a dormitorio

ciascuno abbia la cella separata;

ma in modo tal che assieme in refettorio

mangiate ciò che v’offron, la lettura

udendo ancor della Sacra Scrittura.

 

6. La cella a nessun Frate è mai permesso

sia mutata o con altri cambiata

senza licenza del Priore stesso,

il quale abbia la sua presso l’entrata

onde per prima incontri i venienti,

che tutto sia senza inconvenienti.

 

7. Ami ciascuno d’intimo fervore

la cella, meditando giorno e notte

la legge sì soave del Signore

e in suppliche vegliando ininterrotte,

a meno che non abbia con ragione

un’altra sana e giusta occupazione.

 

8. Coloro che han coi Chierici imparato

a dir l’Ore Canoniche, fan bene

a dirle come i Padri han tramandato

e il senso che la Chiesa ne ritiene;

e gli altri, invece, lungo tutto il dì

la preghiera dividano così:

 

9. Al Mattutino venticinque volte

dicano il Padre nostro (i dì di festa

doppie preghiere a Dio siano rivolte);

sette alle Lodi, a Prima, a Terza, a Sesta,

a Nona; e infine, quando il giorno muore,

quindici volte lodino il Signore.

 

10. Nessuno dica: La tal cosa è mia!

tutto appartenga alla Comunità,

e dal Priore, o chi per lui, si dia,

giusta i bisogni, ai singoli, e l’età:

asini, muli e animali di corte

potete avere convenienti scorte.

 

11. Perché di accesso comodo si renda,

in mezzo delle celle costruito

sia l’Oratorio, dove ognuno attenda

ogni mattina al sacrosanto Rito;

ma (come ho detto spesse volte pria)

ripeto: dove facile vi sia.

 

12. Le domeniche, oppur qualche altro giorno

se necessario, converrete poi

tutti a parlar liberamente intorno

al bene della Chiesa e a quel di voi:

se in alcun Frate scorgonsi difetti,

usando carità, siano corretti.

 

13. In tutti i giorni, eccetto il dì di festa,

dalla Croce sugli idoli esaltata,

fin che sua gloria Cristo manifesta,

la legge del digiuno sia serbata;

eccetto che scusi infermità,

perché necessità legge non ha.

 

14. E così pure usate l’astinenza

dalle carni; e vi sia norma di vita:

andando per la questua di frequenza,

non siate di fastidio a chi v’invita,

minestre in brodo potete pigliare:

mangiar poi carne è lecito sul mare.

 

 

15. Poiché la vita è prova ininterrotta:

il giusto soffre e, qual tronfio leone,

Satana vi scatena un’aspra lotta

per far di tutti quanti un sol boccone,

con ogni impegno dell’arme Dio

deh, vi vestiate contro l’oste rio.

 

16. Cingete i fianchi colla Castità,

munite il petto di santi pensieri

(sta scritto: il buon pensier ti salverà!;

dalla corazza di giustizia fieri,

come voi stessi il prossimo e il Signore

amate di totale immenso amore.

 

17. Lo scudo della Fede sempre in mano

per rintuzzar del perfino gli strali

(senza la Fede, a dio piacere è vano!);

sul capo l’elmo di salute i mali

lungi terrà pel Salvatore amato

che il popol suo salvò dal suo peccato.

 

18. La spada dello Spirito, di poi,

(ch’è la parola santa del Signore)

sia nella bocca di ciascun di voi,

v’abbia dimora stabile nel cuore:

ed ogni vostro detto, ogni vostro atto

nel nome del Signor sempre sia fatto.

 

19. Vi torno a dire: Datevi da fare!

fate vi trovi colle mani attorno

l’angelo nero che vorrebbe entrare      

qualora voi dormiate anche di giorno!

Nel modello specchiatevi fidenti

di Paolo, il Dottore delle Genti.

 

20. «Io nel lavoro e la fatica ho speso

i dì e le notti in mazzo a voi – dicea –

perché gemmai fossi ad alcun di peso;

non già perché costretto io mi credea;

ma solo per lasciarvi un esemplare

che fedelmente possiate imitare.

 

21. Lo ricordate? Io ripetevo spesso:

‘Chi non lavora non deve mangiare!

Intanto sento che vi sono adesso

spirti inquieti com’onde del mare:

scongiuro in Cristo queste buone lane

che si guadagnin nel silenzio il pane!»

 

22. Seguite questa via, ch’è buona e santa,

mostrata dall’Apostol delle Genti,

il quale il culto del silenzio vanta

dicendo: Oprate nel silenzio intenti.

Ed il Profeta: E’ giusto quei che tace

e, in Dio fidando, avrà fortezza e pace.

 

23. Stabiliamo perciò: Venga osservata

la legge del silenzio da Compieta

fin quando Prima non si sia cantata;

dopo, si parli con voce discreta

perché chi è nel parlar presto e corrivo

verso il peccato ha facile l’abbrivo.

 

24. Sta scritto, e l’esperienza lo conferma:

Colui che parla a vanvera cadrà!

e nel Vangelo suo con voce ferma

dice Colui che solo è Verità:

D’ogni parola vana esatto conto

darà ciascun nel dì del resoconto.

 

25. Pertanto ognuno metta una stadera

alle parole sue, metta alla bocca

rigidi freni ancor, che in tal maniera

da casi più letal non sarà tòcca;

bada che la sua lingua non l’inganni:

tacendo, eviterà maggior danni.

 

26. Tu poi, Brocardo, e ognun che sia Priore

Pensate (e a tal pensier seguano i frutti!)

quello che nel Vangelo dice il Signore:

l’essere il primo vuoi? Sii servo a tutti!

E gli altri Frati con vera umiltà

trattate lui che a vostro capo sta.

 

27. Guardando non sua misera persona,

sebbene Cristo che ai Prelati ha detto:

Ascolta me chi ascolta voi, cagiona

dolore a me chi a voi ferisce il petto,

non di condanna avrete la sentenza

ma vita eterna per l’obbedienza.

 

28. Questa breve v’abbiam delineato

norma di vita: se per avventura

taluno abbraccia più fervente stato

lo pagherà Dio stesso e con usura:

Ma s abbia da ciascun anche nel bene

Quella virtù che il giusto mezzo tiene!

 

Carmelo Rossignolo Licata 1-3 ottobre 1951