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1. Alberto che, per grazia del Signore,
di Solima la chiesa guarda e regge,
saluta e benedice di gran cuore
Brocardo e gli Eremiti che in sua legge
presso il fonte d’Elia su nel Carmelo
menano in terra una vita di cielo.
2. Qualunque Ordine o vita religiosa
abbraccia alcun, dei Padri sì frequente
e in varie guise torna una sol cosa:
servire a Cristo con amore ardente!
Ma intanto, poiché voi me ne cercate,
eccovi: queste regole osservate.
3. Diciamo in prima: Uno di voi Priore
venga da tutti o dai più degni eletto,
cui promettiate con sincero cuore
(perché ne ottenga la promessa effetto)
l’obbedienza colla castità
e la rinunzia della proprietà.
4. Possibilmente sia vostra dimora
negli eremi che il cuor alzano al cielo;
ma, quando occorre, in altri luoghi ancora
ove possiate esercitar con zelo,
secondo la comune opinione,
le pratiche di vostra Religione.
5. Dal priore e gli altri Frati designata
nel luogo da voi scelto a dormitorio
ciascuno abbia la cella separata;
ma in modo tal che assieme in refettorio
mangiate ciò che v’offron, la lettura
udendo ancor della Sacra Scrittura.
6. La cella a nessun Frate è mai permesso
sia mutata o con altri cambiata
senza licenza del Priore stesso,
il quale abbia la sua presso l’entrata
onde per prima incontri i venienti,
che tutto sia senza inconvenienti.
7. Ami ciascuno d’intimo fervore
la cella, meditando giorno e notte
la legge sì soave del Signore
e in suppliche vegliando ininterrotte,
a meno che non abbia con ragione
un’altra sana e giusta occupazione.
8. Coloro che han coi Chierici imparato
a dir l’Ore Canoniche, fan bene
a dirle come i Padri han tramandato
e il senso che la Chiesa ne ritiene;
e gli altri, invece, lungo tutto il dì
la preghiera dividano così:
9. Al Mattutino venticinque volte
dicano il Padre nostro (i dì di festa
doppie preghiere a Dio siano rivolte);
sette alle Lodi, a Prima, a Terza, a
Sesta,
a Nona; e infine, quando il giorno muore,
quindici volte lodino il Signore.
10. Nessuno dica: La tal cosa è mia!
tutto appartenga alla Comunità,
e dal Priore, o chi per lui, si dia,
giusta i bisogni, ai singoli, e l’età:
asini, muli e animali di corte
potete avere convenienti scorte.
11. Perché di accesso comodo si renda,
in mezzo delle celle costruito
sia l’Oratorio, dove ognuno attenda
ogni mattina al sacrosanto Rito;
ma (come ho detto spesse volte pria)
ripeto: dove facile vi sia.
12. Le domeniche, oppur qualche altro
giorno
se necessario, converrete poi
tutti a parlar liberamente intorno
al bene della Chiesa e a quel di voi:
se in alcun Frate scorgonsi difetti,
usando carità, siano corretti.
13. In tutti i giorni, eccetto il dì di
festa,
dalla Croce sugli idoli esaltata,
fin che sua gloria Cristo manifesta,
la legge del digiuno sia serbata;
eccetto che scusi infermità,
perché necessità legge non ha.
14. E così pure usate l’astinenza
dalle carni; e vi sia norma di vita:
andando per la questua di frequenza,
non siate di fastidio a chi v’invita,
minestre in brodo potete pigliare:
mangiar poi carne è lecito sul mare.
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15. Poiché la vita è prova ininterrotta:
il giusto soffre e, qual tronfio leone,
Satana vi scatena un’aspra lotta
per far di tutti quanti un sol boccone,
con ogni impegno dell’arme Dio
deh, vi vestiate contro l’oste rio.
16. Cingete i fianchi colla Castità,
munite il petto di santi pensieri
(sta scritto: il buon pensier ti salverà!;
dalla corazza di giustizia fieri,
come voi stessi il prossimo e il Signore
amate di totale immenso amore.
17. Lo scudo della Fede sempre in mano
per rintuzzar del perfino gli strali
(senza la Fede, a dio piacere è vano!);
sul capo l’elmo di salute i mali
lungi terrà pel Salvatore amato
che il popol suo salvò dal suo peccato.
18. La spada dello Spirito, di poi,
(ch’è la parola santa del Signore)
sia nella bocca di ciascun di voi,
v’abbia dimora stabile nel cuore:
ed ogni vostro detto, ogni vostro atto
nel nome del Signor sempre sia fatto.
19. Vi torno a dire: Datevi da fare!
fate vi trovi colle mani attorno
l’angelo nero che vorrebbe entrare
qualora voi dormiate anche di giorno!
Nel modello specchiatevi fidenti
di Paolo, il Dottore delle Genti.
20. «Io nel lavoro e la fatica ho speso
i dì e le notti in mazzo a voi – dicea –
perché gemmai fossi ad alcun di peso;
non già perché costretto io mi credea;
ma solo per lasciarvi un esemplare
che fedelmente possiate imitare.
21. Lo ricordate? Io ripetevo spesso:
‘Chi non lavora non deve mangiare!
Intanto sento che vi sono adesso
spirti inquieti com’onde del mare:
scongiuro in Cristo queste buone lane
che si guadagnin nel silenzio il pane!»
22. Seguite questa via, ch’è buona e
santa,
mostrata dall’Apostol delle Genti,
il quale il culto del silenzio vanta
dicendo: Oprate nel silenzio intenti.
Ed il Profeta: E’ giusto quei che tace
e, in Dio fidando, avrà fortezza e pace.
23. Stabiliamo perciò: Venga osservata
la legge del silenzio da Compieta
fin quando Prima non si sia cantata;
dopo, si parli con voce discreta
perché chi è nel parlar presto e corrivo
verso il peccato ha facile l’abbrivo.
24. Sta scritto, e l’esperienza lo
conferma:
Colui che parla a vanvera cadrà!
e nel Vangelo suo con voce ferma
dice Colui che solo è Verità:
D’ogni parola vana esatto conto
darà ciascun nel dì del resoconto.
25. Pertanto ognuno metta una stadera
alle parole sue, metta alla bocca
rigidi freni ancor, che in tal maniera
da casi più letal non sarà tòcca;
bada che la sua lingua non l’inganni:
tacendo, eviterà maggior danni.
26. Tu poi, Brocardo, e ognun che sia
Priore
Pensate (e a tal pensier seguano i
frutti!)
quello che nel Vangelo dice il Signore:
l’essere il primo vuoi? Sii servo a tutti!
E gli altri Frati con vera umiltà
trattate lui che a vostro capo sta.
27. Guardando non sua misera persona,
sebbene Cristo che ai Prelati ha detto:
Ascolta me chi ascolta voi, cagiona
dolore a me chi a voi ferisce il petto,
non di condanna avrete la sentenza
ma vita eterna per l’obbedienza.
28. Questa breve v’abbiam delineato
norma di vita: se per avventura
taluno abbraccia più fervente stato
lo pagherà Dio stesso e con usura:
Ma s abbia da ciascun anche nel bene
Quella virtù che il giusto mezzo tiene!
Carmelo Rossignolo Licata 1-3 ottobre
1951 |