STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

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Conferenza sullo scapolare

Di fra Nicola Sozzi , O. Carm.

 

Allora si accorsero di essere nudi   (Gen 3, 7)

 

  1. preambolo: quale stato d’animo?

·         intelligenza\caduta di senso (Paolo VI non abbiamo bisogno di maestri ma di testimoni)

·         appartenenza\decadenza (dal Chi sono io? A…Chi mi hai dato d’essere o Dio?)

·         visione\storia (J. Chalmers - C. Maccise, lettera alla famiglia del carmelo, 22)

·         discussione\dimenticanza (dalla memoria studio\carta alla memoria: studio\vita)

·         Maria: Sacra scrittura; teologia e marianità dell’ordine carmelitano

 

Giovanni Paolo II ha imposto la scapolare – se così ci possiamo esprimere – a questi 996 anni: “Il nostro passo deve farsi più spedito… Ci accompagna in questo cammino la Vergine santissima, alla quale…ho affidato il terzo millennio”.  NMI, 58.

 

  1. cos’è lo scapolare

 

·         Abito. Aspetti: esistenziale, appartenenza, pasquale  (Sir 29, 21; Dt 10, 18; Mt 6, 28-30; Bar 5, 1-4; 2 Cor 5, 3-4; Col 3, 10; Rom 13, 14; Ef 6, 17)

·         Abito di Maria (OR: Velo di Maria come protezione; OC segno appartenenza a Lei)

·         Sacramentale (simbolo, segno sacro, segno efficace: ex opere operantis) esperienza riportata dai Carmelitani: “Non ha effetti salvifici fino a quando non viene compreso come l’abito di Maria,che ci fa entrare nella sua famiglia,. J. Chalmers\C. Macciselettera alla famiglia del carmelo, 30).

 

  1. come nasce evoluzione e problemi

 

·         1° esperienza carismatica: Maria e lo Spirito Santo (150 anni di protezione mariana) Presenza di Maria nel carmelo (Madre, Patrona, Sorella, V. Pura o Immacolata) S. Simone stock 1251, visione, privilegio, flos carmeli.

·         Giovanni XXII, Privilegio sabatino, Clemente VII,  costituzione 12 Agosto 1530; Paolo V, decreto 15 Febbraio 1613:

1.       a correzione delle contestazioni

2.       a difesa di un dato della fede

·         Conferma di Benedetto XIV; Pio XII: lettera 1950: Neminem profecto latet.

·         Rinnovamento della metodologia di studi e avvio del processo di approfondimento:

1.       B. Xiberta O. Carm 1950

2.       E. Esteve O. Carm1953

3.       L. Saggi, O.Carm 1970

·         Giovanni Paolo II: Lettera 2001 provvidenziale evento.

·         Lettera dei superiori generali 16 Maggio 2001.

1.       E. Boaga, O. Carm, 2000 (antologia) De Fiores - J. Castellano O.C.D. 2000.

2.       G. Molinari O. Carm, 2001 (antologia)

3.        J. Chalmers_ C. Maccise, provincia Italiana, Atti 2003.

 

  1. che significato ha

 

·         Consacrazione a Maria

·         consegna di sé

·         intimità familiare con Maria

·         abito del pellegrino

·         progetto di vita pasquale   

Conferenza sullo scapolare

Ambientazione 

Vogliamo iniziare questo nostro incontro con una frase biblica densa di significato:

Si accorsero di essere nudi”. 

Ci sono ancora oggi molte persone a cui mancano i vestiti. Anche per noi è necessario fare il bene… per esempio praticare una delle 7 opere di misericordia corporale “vestire gli ignudi”. L’essere nudo, cioè sprovvisto di sicurezze e di dignità non sempre viene capito o sperimentato dall’uomo nello stesso modo. L’uomo occidentale è così abituato a controllare la vita con le sue risorse tecniche che non riesce più percepisce la difficoltà che la vita presenta radicalmente ( cf Tzunami). Non sente più bisogno d’essere protetto per gli aspetti materiali mentre è in cerca di solidità e di senso per quelli spirituali.  L’uomo ricco però… soprattutto psicologicamente è debole e nudo, sprovvisto di tenacia davanti alle scelte radicali della vita, non sa più donarsi, non sopporta le responsabilità, non sa fare e mantenere un progetto per la sua vita, rifiuta l’impegno e preferisce chiudersi in se stesso. Mentre il tema d’oggi ci ricordava una verità di vita radicale, e non psicologica: 

“Il capitolo secondo della Genesi, che ha parlato della creazione dell’uomo e della donna e dell’istituzione del matrimonio, termina con le parole: Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non ne provavano vergogna” (Gen 2, 25). Qualcuno può domandarsi e può domandare: Ma non sentivano freddo? Non avevano caldo? Come superavano in quella situazione il variare della temperatura e delle stagioni?[1]” 

La nudità per molte persone è una nudità materiale, una nudità fondamentale, per altri invece è psicologica o esistenziale non meno vergognosa. In una forma oppure in un'altra, la nudità c’è!!! Ci sono certi atti che dimostrano un esigenza impellente di coprirsi. Due semplici esempi uno preso dal mondo femminile e uno dal mondo maschile. Molte donne si colorano il viso con i cosmetici per far vedere qualcosa di meglio, Molti uomini cercano di dare una veste più attraente al proprio corpo facendo body bilding, o altro. Ma noi siamo quello che siamo.C’era un politico della lega nord che si credeva tanto duro e ora dovè???, su una carrozzella bisognoso di qualcuno che lo aiuti! Si sente la vita battere nel cuore e non si sa viverla…

Giovanni Paolo II nella novo millennio ineunte sente la necessità di coprire con il manto della Vergine tutto il millennio che ci sta davanti: “Il nostro passo deve farsi più spedito…ci accompagna in questo cammino, la Vergine Santissima, alla quale ho affidato il terzo millennio (NMI, 58). Il papa sa che né la tecnica, né l’impegno sociale, né i sistemi ideologici ed umani, possono portare sicurezza all’uomo. Egli è convinto che solo cooperando con la Grazia l’uomo potrà avere un futuro sicuro. Non si tratterà in ogni caso di un futuro roseo, o di un futuro idilliaco…. non ci illudiamo, ma un futuro dove la pace, la giustizia e la sicurezza dovrà essere continuamente realizzata e per fare ciò abbiamo bisogno di Gesù e di Maria, abbiamo bisogno che le loro virtù siano come il nostro abito, abbiamo bisogno di far silenzio in noi stessi e di fare emergere Gesù e Maria nella nostra vita; è necessario che queste due persone che ci aspettano in cielo ci diano una mano, ci siano sinceramente vicine, ci prendano per cosi dire a cuore. Questo tema il papa lo riesprimerà nell’enciclica sulla eucaristia (Ecclesia de Eucaristia, 6)

 

Lo scapolare in fondo è espressione simbolica di uno dei bisogni fondamentali dell’uomo, cito P. Agostino Bartolini , O. carm:

 

La diffusione dello scapolare presso la gente umile e anche verso la gente di rango e di cultura mostra che questo valore era sentito in modo vasto. Sentirsi protetti è uno dei bisogni più profondi dell’uomo[2]”.

 

Quale stato d’animo oggi?

 

Come viene sentito lo scapolare oggi. Lo vedete voi indossato? Lo portate? Lo conoscete? Io credo che le aspettative degli studiosi degli anni 1950 siano cadute nel niente. Padre Enrico Esteve O. Carm, con una certa dose d’ottimismo asseriva:

 

L’ordine carmelitano…più che stare a puntellare con ingegnosi espedienti la baracca, ha da tempo impostato una serie di studi e di ricerche storiche, teologiche e sociologiche per inquadrare nelle giuste prospettive la devozione allo scapolare, la sua crisi e la sua rivalutazione[3].

 

Dopo tutti questi studi non solo non c’è stato un riscontro nel popolo di Dio e la crisi non è stata superata…io direi che tutto sommato sia ancora più profonda. Perché? 

Sono convinto che ciò sia dovuto ad un fenomeno culturale in atto in questo tempo, e che non dipenda solo dalla questione storica della visione presunta a S. Simone Stock o del falso della bolla Sabatina. Sono convinto che non dipenda nemmeno dal fatto di non capire cosa sia lo scapolare. Io vi lascio quattro idee a riguardo!!! a voi accettarle o meno, qui infatti esprimiamo solo opinioni personali e tali devono restare: 

1. Oggi le biblioteche sono strapiene di libri; tutti sono teologi, tutti sono scienziati, molti poi leggono per criticare.  La cultura è diventata appannaggio di tanti, tutti criticano e sanno come fare rigare dritto gli altri, sanno dire per filo e per segno cosa è successo nella storia, anche nei minimi particolari. Oggi tutti studiano e approfondiscono l’intelligenza delle cose. Mai come oggi si è vista tanta informazione insieme a tanta ignoranza di Dio e delle cose. La gente è stufa di tutto questo parlare. Già Isaia diceva. “Questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me, perirà la sapienza dei sapienti e si eclisserà l’intelligenza degli intelligenti e i brontoloni impareranno la lezione“. Se io guardo a tutti quelli che hanno studiato affondo la natura, il fenomeno e la visione dello scapolare vedo che pochissimi si adoperano alla sua diffusione a livello di pietà popolare. Chi lo fa poi è criticato da queste persone perché non sa quello che sanno loro. È meglio allora ripetere con Paolo VI : “E’ meglio avere dei testimoni che dei maestri”. 

2. Il Carmelo ha ricevuto l’abito dalla Vergine come segno d’appartenenza a lei. Ci sono state tante discussioni in questi anni. Si sentiva dire: chi siamo? qual è la nostra identità? Forse è arrivata l’ora di cambiare l’oggetto della questione, sempre stare a dire chi sono: IO IO IO sempre questo benedetto IO, sinceramente ci stufa un po’. Il Carmelo ha ricevuto la sua identità, questa gli deriva da Dio. Si dovrebbe piuttosto chiedere ai carmelitani: Chi vi ha dato di essere Dio nella Chiesa? e questi dovrebbero rispondere: “Siamo familiari di Maria che vivono in ossequio di Gesù Cristo” e lo dovrebbero dire non a parole, ma coi fatti e nella verità. I primi a non vestire l’abito di Maria sono talvolta proprio i frati che lo hanno ricevuto in dono. Porta l’abito e sentirai che appartieni a Maria che ricevi da lei la tua identità così la smetterai di stufarci con queste domande. 

3. L’altra questione che frena molto la diffusione dello scapolare deriva dalla questione della sua nascita. E’ la famosa discussione sulla visione. Qui poi gli studiosi si scaldano perché ci sono alcuni che ancora propongono al popolo la visione della Vergine a S. Simone Stock. Anche tutto questo frena la sua diffusione si tratta sempre di una spaccatura interna che i superiori generali cercano di ricucire, cito la lettera del 2001 al numero 22: “Quello che i carmelitani devono fare è trovare il modo di presentare lo scapolare sia a coloro che sono convinti della storicità della visione, sia quelli che non trovano probante l’attestazione storica. La verità centrale della visione è l’esperienza viva del Carmelo: Maria patrona ha protetto il Carmelo e gli ha assicurato la perseveranza. Le preghiere di Maria sono efficaci per assicurare la vita eterna”. Quindi non scandalizziamoci più se qualcuno ci crede e lo dice. 

4. Una altro problema che frena molto un reale approccio allo scapolare dipende da quel particolare fenomeno culturale della caduta di memoria. Si scrive molto ma non si ricorda che cosa si è detto. C’è un’inflazione linguistica mentre la memoria di vita non resta marcata. Si discute molto, si fanno congressi, si radunano convegni, si fanno seminari, ma poi sinceramente quanto rimane a livello di vissuto di quanto si ascolta? Quanto ci convertono le parole che sentiamo? Parlare dello scapolare significa portarlo e basta. Io posso approfondire ciò che fa parte della mia esperienza e non un oggetto che tutto sommato astratto e avulso dalla mia vita. Ora… lo scapolare può donare un’esperienza che poi mediante il segno stesso dell’abito si testimonia agli altri, oppure può rimane un oggetto di studio, o di discussione e basta: ciò dipende dal portarlo o meno, dal farlo diventare memoria viva o carta straccia. Per quanto posso vedere quelli che discutono molto sullo scapolare, che sono anche miei confratelli carmelitani, e mi scuseranno se dico questo, ma è la verità, non li vedo dare testimonianza agli altri con il portare l’abito della Vergine anche fuori del contesto liturgico. 

 

Cos’è lo scapolare.

 

“Lo scapolare è quella parte dell’abito, in varie forme e dimensioni, che i carmelitani e gli appartenenti ad alcuni ordini religiosi portano come segno della loro volontaria e spontanea sottomissione a Cristo e quale segno d’affetto e di consacrazione alla Beata Vergine Maria[4]”.

 

Nella rivelazione biblica (sottolineo tre aspetti: esistenziale, filiale, pasquale)

 

Protezione: L’abito è indispensabile per la vita dell’uomo, il sapiente dice: “Indispensabili alla vita sono l’acqua, il pane, il vestito e una casa che serva da riparo (Sir 29, 21). Da questa stretta necessità segue che la veste è un diritto per l’uomo come riporta il testo deutoronomico: “Il Signore Dio rende giustizia all’orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli da pane e vestito” (Dt 10, 18). L’abito però può diventare anche segno di discriminazione proprio per la sua rappresentatività. I re e i poveri sono vestiti diversamente. Gesù però ci esorta ad avere verso di esso un atteggiamento distaccato: “Perché vi affannate per il vestito? Guardate i gigli del campo non lavorano e non filano, eppure io vi dico che nemmeno Salomone con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro…cercate prima il regno”.

Segno di appartenenza filiale: (Mt 6, 28-30). L’abito dona dignità e dunque identità. L’abito vero però è un dono di Dio: “Deponi o Gerusalemme l’abito del lutto e dell’afflizione e rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio (Bar 5, 1). Questo abito della gloria è la veste battesimale: “Sei diventato nuova creatura e ti sei rivestito di Cristo, questa veste bianca sia segno della tua nuova dignità” (liturgia battesimale) chi riceve la veste battesimale è perciò in grado di camminare nella luce, nella gloria di Dio: “Comportatevi onestamente come in pieno giorno e non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo” (2 Cor 5, 13-14).

L’abito è la carne del Signore incarnato e glorificato. Lo stesso Gesù fu avvolto in fascie per essere protetto dal freddo. Quelle fasce indicano la protezione di Maria per il Figlio, simbolo della carne di Maria donata al Logos di Dio. Sono anche un richiamo alle fasce che servirono a calare Gesù dalla Croce.  L’abito è protezione e profezia. Il Padre volle avvolgere in una sindone il corpo esamine del figlio perché in tale veste si imprimesse nel terzo giorno la luce della gloria della risurrezione: All’origine della formazione dell’immagine sindonica pare sia stato un fenomeno di irradiazione di energia (Così Ashe; Willis, Careno extendia  1966-1969)[5]. Cristo infatti fu “Avvolto in un mantello intriso di sangue” (Ap 19, 13a). Un semplice abito fu il primo e l’ultimo segno di protezione di Gesù deposto prima nella mangiatoria e poi nel telo sindonico. Il suo abito è il segno della trasformazione dell’umano nel divino, del passaggio dal tempo all’eterno. L’abito diventa impronta dello splendore del Figlio risuscitato dal Padre nello Spirito e segno futuro non tanto del purgatorio da evitare, ma del cielo da possedere.

 

L’abito di Maria

 

Nell’iconografia Cristiana Maria santissima viene ritratta con un velo o con una veste. Avvolte Maria è vista cucire un pezzo di stoffa nella sua casa di Nazareth. I Padri della Chiesa e i mistici hanno sempre visto nell’abito, nel velo, o nella stoffa tessuta dalla Vergine la carne di Gesù. Il cardine della nostra salvezza è infatti la sacratissima umanità di Gesù. 

L’Oriente, soprattutto durante la caduta dell’impero (1453), durante l’invasione turca, sentì la Vergine Maria come una presenza di salvezza, una potente protettrice, essa fu un segno di sicurezza, di protezione e di salvezza per il popolo cristiano di oriente, a riguardo sono commoventi le testimonianze riportate dagli storici[6]. Devozione e affidamento a Maria dunque nel simbolo del velo. Il velo di Maria è il tema tipico dell’iconografia orientale. Il nostro monastero di Lucani in Romania, situato proprio sullo stesso parallelo dove più a sud si consumò nel 1054 la rottura tra oriente e occidente, ha un bellissimo mosaico dove si raffigura Maria con lo scapolare a forma di velo, simbolo della protezione e dell’affidamento a Maria. 

In Occidente più che la protezione prevale in genere il tema di affidamento a Maria. Tuttavia nell’ordine Carmelitano lo scapolare è sentito come segno di protezione e di appartenenza a Maria. È Segno di protezione come si può intravedere nella Regola: “Con tutta diligenza adoperatevi per rivestirvi dell’armatura di Cristo così da poter resistere alle insidie del nemico” (RC 18). È sentito come segno di appartenenza a Maria: “Santo abito della Madre di dio, il bruno scapolare” afferma la santa patrona d’Europa Edith Stein. Alla protezione S. Teresa di Avila aggiunge la virtù:

 

Tutte noi che indossiamo il sacro abito del Carmine siamo chiamate all’orazione e alla contemplazione[7]”.

 

Lo scapolare è sentito come l’abito di Maria che protegge, che fa entrare nella sua famiglia e fa vivere come lei le virtù della preghiera e della contemplazione. I superiori generali cosi si esprimono:

 

Lo scapolare non ha effetti fino a quando non viene compreso come l’abito di Maria che fa entrare nella sua famiglia[8]”.

 

C’è un nesso intimo e arcano tra la il simbolo dell’abito di Maria e i dogmi dell’immacolata e dell’assunta. Ciò si può vedere attraverso un confronto tra esperienza mistica, apparizioni della vergine e definizioni teologiche. L’esperienza mistica di solito anticipa la riflessione dogmatica e le apparizioni della vergine. A riguardo Anna Katharina Emmerich (1774-1824) vede che:

 

Per onorare Maria, papa Zeffirino usava indossare sotto i suoi vestiti al par di Maria una veste celeste[9]”.

 

Sono evidenti i richiami della veste celeste all’immacolata (dal 1306 festeggiata nell’ordine), che nel 1854 fu definita tale da Pio IX. Maria poi apparve alla veggente di Lourdes fasciata ai lombi con un velo di tale colore.

S. Maria Maddalena dei Pazzi (1566-1607) il 2 Luglio del 1584 dice:

 

Vidi la Vergine Maria vestita di un bellissimo manto ricamato di gioielli, lo teneva aperto con il desiderio che tutti vi entrassero[10]” e nel 15 Agosto dello stesso anno: “Vidi con gli occhi della mente la vergine Maria seduta in trono, incomprensibile per splendore e bellezza, aveva la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle il suo manto era di gloria indicibile tutto pieno di gioielli e rivolgendosi a me disse: Queste gioie me le hai date tu col dirmi il Rosario…[11]

 

non ci vuole molto per capire che si tratta di una visione profetica che riguarda Fatima… la Vergine apparsa ai tre piccoli veggenti con il titolo della Vergine del Rosario è vista vestita di Sole il 13 Maggio 1917, vestita dell’abito del Carmine il 13 Ottobre 1917[12]. Lucia di Fatima poi affermerà che lo scapolare e la devozione al cuore immacolato di Maria sono da considerarsi come la sintesi delle apparizioni di Fatima. L’esperienza mistica di Sr. Crocefissa Curcio (23\7\1927) coglie questa corrispondenza e sintetizza:

 

Coraggio sempre avanti, la dolce Madre ci guarda e ci benedice e ci copre con il suo celeste manto dalle insidie del nemico del bene. Fiducia immensa nei cuori SS di Gesù e di Maria”.

 

Preghiera di Maria (Rosario), Abito di Maria (Scapolare) e cuore immacolato di Maria (contemplazione).

 

Lo Scapolare è un sacramentale.

 

Non ha effetti finché non viene compreso come abito di Maria…” ci dicono i Superiori generali, cioè produce la grazia nella misura della fede di chi lo porta (Ex opere operantis), cito il catechismo della chiesa cattolica:

 

Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita” (CCC 1667).

 

Lo scapolare è un segno sacro e aiuta a vivere in ossequio di Gesù Cristo in affidamento alla Vergine Maria. Chi indossa lo scapolare entra in contatto con il carisma Carmelitano. È reso capace di perseguire il frutto che tale carisma spirituale vuole generare in lui. Sono due i frutti che tale carisma genera spontaneamente se trova nella persona una vera e sincera cooperazione[13]:

 

1.      Il primo (ascetico): riprodurre l’esistenza di Gesù su questa terra che si nascose in cherit, che Amò fino alla fine

2.      Il secondo (mistico): sperimentare fino da adesso la potenza della presenza divina e la dolcezza della gloria celeste.

·        Porta a vivere alla presenza del Padre per mezzo dell’amore verginale del Cristo nello splendore dello Spirito Santo, e a incarnare il motto carmelitano di vita orante vissuta in fraternità e servizio in mezzo al popolo. 

Poiché lo scapolare è un segno sacro se non viene rettamente inteso può essere malamente avvertito come un segno magico. Il problema qui però non sta nel segno oggettivo ma nella superstizione che deriva dalla mancanza di fede e dalla ignoranza che alcuni possono avere a riguardo.

 

 Come nasce: evoluzione e problemi

 

Nel 1230 circa, i carmelitani dalla terra santa tornarono in Europa. Nel Carmelo, monte situato in Palestina, nel luogo della loro prima esperienza carismatica, entrarono in contatto con la sua bellezza. Il monte si affaccia sul mare dove Elia vide salire la nube “dell’immacolata” (Istitutione primorum monachorum) e da cui si può vedere Nazareth luogo “dell’annunziata” (le chiese carmelitane erette tra il XIII-XIV sec. sono a lei dedicate); loro erano infatti crociati europei che si lasciarono affascinare dalla terra del santo d’Israele, sentiamo uno dei primi padri che ricorda con un pizzico di nostalgia quell’esperienza vissuta sul monte Carmelo:

 

Nella solitudine tutte le cose create ci aiutano felicemente. Il firmamento, adornato mirabilmente con l’ordine stupendo dei pianeti e delle stelle, ci invita e ci attrae, per mezzo della sua bellezza, ad ammirare le realtà superiori. Gli uccelli, rivestiti quasi di natura angelica, dolcemente modulano la soave melodia del canto per la nostra consolazione. Gli alberi ci beneficano della loro gradevole ombra, e tutte le creature, che vediamo e udiamo nella solitudine, ci ristorano e fortificano come compagni, anzi nel loro silenzio predicano in modo mirabile e spingono il nostro uomo interire alla lode del Creatore[14]”.

 

Dal testo di Nicola il francese si comprende bene lo spirito del Carmelo. Da quella terra che è madre - il greco distingue tra materia “ilè” e terra “Meter”, la mente per via di bellezza si eleva al Creatore. La meter, madre aiutava i primi carmelitani a contemplare il volto del Signore, a vivere in suo ossequio. Avevano infatti i primi fratres una chiesa dedicata alla Vergine Maria che diviene bellezza (flos carmeli) e patrona (stella maris) dei carmelitani.  

I primi 150 anni non furono facili per l’ordine: travaglio, migrazione e avversità. Esso aveva un evidente bisogno di protezione soprannaturale per vivere. Si rendevano conto i frati che il futuro non era solo nelle loro mani. Dovevano dimostrare che la loro via conduceva alla salvezza, si sentivano fratelli della beata vergine Maria ma per questo venivano contestati. La madre Chiesa aveva approvato il carisma e la bontà dell’ordine ma, in base ai pronunciamenti del concilio Laternanense IV, stava per decretare la sua cessazione. Gli attuali superiori generali affermano:

 

Durante questo periodo i frati impararono a confidare nell’aiuto e nella protezione di Maria. La sopravvivenza stessa dell’ordine venne a lei affidata, e i fratelli si sentivano sicuri della sua protezione e assistenza[15].

 

In questi primi 150 anni Maria e lo Spirito Santo guidarono l’ordine verso un porto sicuro per questo i carmelitani cantano alla Vergine:

 

Fiore del Carmelo vite in fiore

splendore del cielo tu solamente

sei vergine e madre

 

Madre mite e intemerata

Sii propizia ai carmelitani

Stella del Mare 

 

Ecco perché una delle prime preghiere dell’ordine inizia con Maria Flos carmeli che indica la bellezza originaria, il primo stupore del frate sul monte carmelo, richiama l’incanto causato dalla vista del fiore che sboccia (meter\fusis)…

…e conclude con Maria stella Maris che richiama la ricerca di orientamento, il cammino di coloro che non hanno davanti a sé alcuna certezza, evoca l’oscurità della notte che l’ordine sperimenta fitta e tenebrosa. Maria è la stella di orientamento che con la sua protezione guida la nave per i sentieri dell’oscurità della condizione terrena verso il porto sicuro che è Cristo suo Figlio. Perciò non fa meraviglia allora osservare che nella mistica e nella spiritualità carmelitana Maria e lo Spirito sono esperienza di bellezza, sono le due ali della contemplazione, sono i ministri della nostra unione mistica con Dio[16]; e che S. Simone Stock possa avere avuto un estasi contemplativa nello Spirito, così come la riporta una dei cataloghi dei santi del XV secolo, per cui la Vergine gli sarebbe apparsa:

 

S. Simone inglese uomo di gran santità e devozione, nelle sue orazioni supplicava di continuo la Vergine di favorire il suo ordine con qualche singolare privilegio. La gloriosa vergine gli apparve tenendo in mano uno scapolare e gli disse: questo è il privilegio per te e per i tuoi chiunque morirà in questo sarà salvo”. 

 

La devozione allo scapolare si basa su questa visione e sulla promessa di salvezza legata all’umile segno dell’abito. La presenza di Maria come stella e guida del cammino e la risposta del carmelitano che loda Maria con la preghiera del flos carmeli sono le due parti dello scapolare. 

La questione della visione come vedremo è stata posta in dubbio dalla analisi storico critica insieme alla famigerata “bolla Sabatina” che come tutti sanno è un falso storico. Della visione non è stata provata la falsità, mentre la bolla Sabatina è falsa. In sostanza questa bolla Sabatina afferma che:

 

Dopo la morte in giorno di sabato, la Vergine Maria scenderebbe in purgatorio a liberare coloro che indossano l’abito

 

La bolla Sabatina non è mai stata pacificamente accettata, alcuni la contestavano anche violentemente fin dal suo apparire, per questo Clemente VII con una costituzione (12 agosto 1530) e poi Paolo V con un decreto  (15 febbraio del 1613) dovettero intervenire. Questi documenti sono importanti perché implicitamente ammettono una distinzione tra contenuto spirituale e forma letteraria: veniva proibito ai carmelitani di parlare di questa bolla Sabatina come documento papale in cui è confermato questo privilegio:

 

Venivano proibite le immagini della Madonna che scende in purgatorio, ma si poteva fare riferimento alle altre approvazioni del contenuto del privilegio[17]”.

 

Si poteva cioè predicare:

 

con tutta libertà che il popolo cristiano può piamente credere nella potente intercessione, nei meriti e suffragi della Beata Vergine Maria: in virtù di tanto potere ella aiuterà dopo la morte, specialmente in giorno di sabato, giorno della settimana a lei dedicato, le anime dei fratelli e dei fedeli, che morti in grazia, hanno devotamente portato quaggiù il sacro scapolare[18]”.

 

 

L’ordine Carmelitano ha posto la questione della visione all’analisi storico\critica. In base agli studi di P Ludovico Saggi il quale asserisce che:

 

Non è provato che la visione sia falsa, però le prove addotte per la sua storicità non convincono”.

 

Dagli ani 1970 a oggi questo enunciato, avvalorato dallo spessore scientifico del Padre Saggi,  viene inteso in senso negativo anche perché la questione legata a S. Simone stock è complessa, contraddittoria e avvolta nel mistero. Prevale, per lo meno in ambiente di un certo spessore intellettuale, la seconda parte della frase “non convince”. Questa interpretazione ha provocato una spaccatura tra i fautori del SI e quelli del NO, con relativi danni alla devozione dello scapolare: per cui chi studia tende a non credere alla visione, mentre la pietà popolare che non può conoscere tutta la questione mantiene il dato tradizionale: “Non è provato che sia falsa”. Tra coloro che credono alla visione della Vergine a S. Simone Stock, pur ammettendo dubbia la questione, si avvalgono del principio che un metodo storico non può attestare un evento che supera la storia. Per cui si aprono tre possibili interpretazioni al testo del saggi:

 

1.      la visione è falsa

2.      la visione è vera

3.      la visione non si può provare

L’ordine si è interrogato ancora nel 2001 cercando di presentare questo evento nella luce giusta evitando di creare contrapposizioni, i superiori generali dichiarano:

 

Quello che i carmelitani devono fare è trovare il modo di presentare lo Scapolare sia a coloro che sono convinti della storicità della visione, sia a quelli che non trovano probante l’attestazione storica: la verità centrale della visione è esperienza viva del Carmelo: Maria, come patrona, ha protetto il Carmelo e gli ha assicurato la perseveranza. Le preghiere di Maria sono efficaci per assicurare la vita eterna[19]”.

 

La sintesi storica con tutte le sue vicende e conclusioni ha portato a ritenere che: L’abito del Carmelo è un dono di Maria Santissima. Dono che Lei ha voluto fare ai suoi fratelli quaggiù perché mediante la fede in questo povero segno potessero usufruire in modo migliore di quelle grazie che permettono alla persona di essere protetta nel pericolo, di perseverare nella fatica, di gustare la presenza di Maria vivendo nelle sue virtù, fino al pieno possesso del regno di Dio in cielo.

 

 Che significato ha?

 

Il carmelitano nell’abito vede un segno efficace - che da grazia - del suo volontario e spontaneo ossequio a Gesù Cristo e quale segno di familiarità e consacrazione a Maria.

 

Il Papa nel 1984 affida e non consacra al cuore Immacolato di Maria il mondo intero. “Consecratur” infatti è un termine tecnico che indica l’azione di Dio che  nello Spirito Santo si appropria di una persona per riservarla a sé. Mentre per sottolineare l’atto volontario di donazione alla Vergine sarebbe più corretto dire “affidamento”. Al di là delle questioni tecniche s’intende esprimere lo stesso concetto: Maria riveste con una speciale segnatura colui che gli appartiene. Il testo biblico è il brano di S. Giovanni viene proclamato nella solennità del 16 luglio in onore alla Vergine dello Scapolare:

 

“…vedendo la Madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla donna: ecco tuo figlio” (cfr. Gv 19, 25-27).

 

Gesù Cristo comanda alla Madre di riservare anche a lei il suo discepolo amato, per questo S. Giovanni Damasceno (+749) esprime in termini di consacrazione a Maria:

 

Anche noi oggi presentiamo a te o sovrana madre di Dio e Vergine: noi consacriamo a te mente, anima e corpo, tutto il nostro essere

 

Chi porta lo scapolare del Carmine perciò pensa proprio in questi termini, sa di essere stato riservato da Gesù Cristo per sua Madre, per vivere in familiarità con lei, per essere rigenerato in lei. Perciò il carmelitano più che vivere una spiritualità che per Maria risalga a Gesù, egli si sente chiamato da Gesù ad arrivare fino a Maria. Non per Maria a Gesù, ma per Gesù a Maria. Il carmelitano inizia sempre da Gesù Cristo che è centro e il fine della sua vita, però in Cristo egli scopre in dono sua Madre. Maternità spirituale di Maria e consacrazione a Maria per i carmelitani sono un dono da accogliere e non, benché sia buona, una devozione da nutrire

 

Consegna di sé stessi.

 

La volontà di Gesù di consegnare a Maria il discepolo è una vera e propria consacrazione: Gesù vuole riservare noi tutti a Maria. Tuttavia da parte nostra ci deve essere un amore filiale che in noi susciti l’affetto e la tenerezza per questa madre. Si tratta di un carisma che lo Spirito Santo dona ad alcuni,  e che non tutti comprendono allo stesso modo, per vivere una vita marieforme. La persona che riceve questo dono comincia a percepire in se stesso il sorgere di un amore per Maria, una conoscenza dei misteri e dei nessi arcani con il Figlio suo, in una unione ineffabile con il divino. Inoltre c’è una preghiera che risale a Fulberto di Chartres (+1028) e che spiega bene il bisogno di solidità nella vita della grazia:

 

Ricordati, Signora, che nel battesimo sono stato consacrato al Signore e ho professato con la mia bocca il nome di Cristiano. Purtroppo non ho conservato quanto ho promesso. Tuttavia sono stato consegnato e affidato a te dal mio SignoreDdio vivo e vero. Salvami ora”.

 

Sentirsi sicuri anche dopo essere consacrati figli di Dio è una esperienza che tutti noi facciamo. Abbiamo bisogno di confessare i nostri peccati, di essere confermati in grazia e di venire incoraggiati in modo materno. Molte persone ai tempi dei primi carmelitani appartenenti a ceti bassi e anche a ceti commercianti che non si sentivano sicuri nei propri affari, ripresentavano con una corda al collo a un signore medievale chiedendo di prestare a lui un servizio in cambio di una sicurezza[20]. Questo significa consegnarsi a Maria, avere una maggiore sicurezza nel cammino verso la salvezza.

 

Intimità familiare con Maria

 

Abbiamo visto che per vivere con più facilità in Ossequio di Gesù Cristo i primi carmelitani dedicarono alla Vergine il loro oratorio costruito in mezzo alle loro celle eremitiche. I loro occhi cadevano spesso su Nazaret sulla Casa dove il Verbo si fece carne. Il luogo e la sua Signora aiutavano il carmelitano a vivere l’ossequio e la loro dedicazione di loro stessi a Dio. Con l’ossequio il carmelitano non appartiene nemmeno più a se stesso ma solo a Cristo. E tutto questo lo vive in intimità familiare con Maria, che è anche sorella del carmelitano.

 

L’abito del pellegrino.

 

Nel cammino, fattosi oscuro a causa dei mori che obbligarono i primi frati a migrare, Maria diventa stella del Mare. Il cammino esistenziale fatto di necessità materiali e di tempi dell’anima che deve maturare e santificarsi è un travaglio continuo.

Il cammino è segnato da un duplice pericolo da un lato c’è il problema del freddo, del caldo, del nutrimento, il pericolo di ammalarsi e di ferirsi. Ma ci sono anche problemi spirituali e psicologici come lo scoraggiamento, la delusione, la tristezza di vedersi sterili mancanti di obbiettivi chiari, il problema del futuro.