STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

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Beato Tito Brandsma, carmelitano

 

Durante la seconda guerra mondiale, molte migliaia furono i martiri che immolarono la loro vita a Cristo Signore, con l'accusa di sovversione sociale, politica, civile. Tra i tanti, anche il sacerdote carmelitano olandese P. Tito Brandsma salì il Golgota, insieme a Maria, Regina dei martiri.

Nacque in Frisia il 23 febbraio 1881 da una famiglia di contadini cattolici. A 18 anni entrò nel Carmelo, conquistato dalla suo spiritualità, centrata sull'ascolto della Parola di Dio e sulla devozione alla Madonna, col nome di Tito, che prese dal padre e dal discepolo di s. Paolo. Diventò sacerdote a 24 anni, nel 1905.

Inviato a Roma per gli studi teologici, conseguì il dottorato in filologia e, dopo tre anni, nel 1909, ritornò in patria. Nel 1923, con altri, fondò l'Università Cattolica di Nimega e per 20 anni fu professore di filosofia e di storia della mistica cristiana. Ricoprì pure la carica di rettore magnifico (1931-339). Giornalista nato, ricoprì l'incarico di assistente ecclesiastico dei giornalisti cattolici e, con l'approvazione dell'episcopato, nel maggio 1940, in opposizione all'ideologia dell'invasore tedesco, organizzò una tenace e abile difesa della dottrina e vita cattolica in Olanda. La sua attività contro la nuova informazione della stampo nazista risultò eccessiva e troppo energica agli occhi degli oppressori, tanto che in un rapporto tedesco si leggeva: "P. Tito è da considerarsi un uomo pericoloso, per il quale la prigione è l'unico luogo adatto. E' necessario arrestarlo". Venne arrestato il 19 gennaio 1942 e, al termine di un calvario di carceri e di lager, fu internato a Dachau, al blocco 28, col numero 30492. In mezzo ai suoi compagni di prigionia egli rimase uomo, sacerdote, maestro, pastore d'anime e carmelitano! Il 26 luglio 1942, giorno di domenica, alle 14.00, P. Tito fu ucciso con una iniezione di acido fenico, iniettatoli da una infermiera, poi testimone al processo di beatificazione del martire carmelitano. Il corpo di P. Tito venne cremato nei forni del lager tre giorni dopo, ma non sparirono le prove, le testimonianze, i documenti e gli incartamenti della polizia olandese e della Gestapo, sicché rimase un materiale documentario completo e unico, che rese possibile e certo lo svolgimento dell'iter della causa di beatificazione.

Il 3 novembre 1985, nella basilica S. Pietro a Roma, il Santo Padre Giovanni Paolo II (†2005), con una solenne cerimonia, proclamò beato il giornalista, martire della fede, P. Tito Brandsma, carmelitano.

L'oblazione del martirio fu per P. Tito la concretizzazione della mistica della passione, incontrando, sperimentando e testimoniando la presenza di Dio vivente e dell'uomo creato a sua immagine e somiglianza, in luoghi di abbandono e di morte. A Dachau, mentre cadde vittima innocente di una insana pazia collettiva, P. Tito divenne anche simbolo di riscatto e di redenzione. Accettando con il Cristo il martirio, riparò nella sua sofferenza il peccato dei suoi aguzzini e ne diventò fratello espiante.

Il martirio di P. Tito si erge a monito e messaggio: la sua testimonianza non assolve, ma redime, non cerca una spiegazione, ma apre al Dio della speranza. Diviene così proposta originale per l'uomo d'oggi. proposta dell'amore, del perdono e della fiducia totale in Dio, che riscatta i suoi amici dal nulla e li avvolge di luce.

Ai bordi del campo di Dachau è sorto nel 1964 un monastero di carmelitane, dedicato al Sangue prezioso del Signore Crocifisso. Il monastero è stato voluto dal vescovo ausiliare di Monaco di Baviera, mons. Giovanni Neuhausler, già prigioniero a Dachau col n. 26680.

 

Iole Ciarmatori