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STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"
"Ordine
dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"
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Padre Elia Carbonaro (1893-1973)
Padre Elia nasce il 19
febbraio 1893 nel comune di Nunziata Mascali, provincia di Catania.
Primogenito dei coniugi Sebastiano Carbonaro e Carmela. Al momento
del battesimo, avvenuto nella parrocchia di Nunziata il 22 febbraio,
lo chiamano Giuseppe, in omaggio ai nonni, che portavano questo
nome.
Peppino crebbe con i
genitori sino all'età di circa cinque anni e, quando la famiglia per
ragioni di commercio si trasferì a Scordia (Ct9, venne affidato alle
cure dei nonni materni.
Nel 1913 parte per il
militare e trascorse i primi mesi di vita militare a Girgenti
(Agrigento), ma dopo viene spedito con tutta la compagnia al fronte.
Trovandosi in mezzo a una battaglia mentre portava i viveri per i
soldati, una granata di grosso calibro cade in gigantesca fiamma
davanti al mulo, carico di vivande, in un fitto scricchiolio di
schegge, scavando una grossa buca. Il terrore è indescrivibile, e
Peppino si ritrova con le mani intrecciate nel Rosario che portava
sempre con se, rivolge un grido accorato alla Madonna, la quale -
come lui stesso racconterà più tardi - gli si presenta come in
visione. Cade in ginocchio ed ha appena il tempo di formulare il
voto, che cambierà la rotta della sua vita: vuol divenire tutto
della Madonna; vorrà esser il suo servo fedelissimo abbandonando
ogni cosa.
Tornato dalla guerra
va come postulante nel convento dei carmelitani di Messina nel
autunno del 1920. Professa nel 1926 i voti solenni prendendo il nome
di fra Elia.
I suoi studi
umanistici e teologici furono molto affrettati e sommari, e, alla
fine, il vescovo di Trapani, il carmelitano mons, Francesco Raiti,
accondiscese a consacrarlo sacerdote. Viene dunque ordinato
sacerdote il 16 marzo del 1929.
Stupisce in lui le
cose ordinarie.
Quando entravi nella
stanza di padre Elia, ti colpiva un odore strano di naftalina e la
nuda semplicità tutt'intorno: il letto, il tavolo e una sedia;
niente alle pareti, tranne il Crocifisso e l'immagine della Madonna
al capezzale.
Un capitolo importante
nella biografia di padre Elia, merita l'esercizio ministeriale del
Sacramento della Riconciliazione. Un capitolo lungo e interessante
quanto tutta la sua vita sacerdotale. Possiamo dire che per lui il
confessionale era una vocazione particolare. Era certamente il luogo
dove appariva il suo carisma. Chiamato al confessionale,
interrompeva qualsiasi altra occupazione, persino la preghiera (la
Grazia non accetta remore e non può attendere) e correva, si
precipitava senza indugio. Iniziava così il dialogo fitto, lungo,
sereno: quello era veramente il modo di spendere bene il tempo,
tutto il tempo che occorreva per convincere, per entrare nel
recondito delle coscienze senza, però, violentarne la libertà. I
penitenti, sia quelli ch'erano soliti frequentarlo, sia quelli
occasionali, sulle prime si stupivano della semplicità delle sue
parole, ma, poi, rimanevano inteneriti, commosi, persuasi.
La balbuzie fu
certamente il difetto fisico che lo metteva in difficoltà perchè gli
impediva di esprimersi pienamente. Era una menomazione, forse,
congenita, che per tutta la vita gli procurò non poche difficoltà e
mortificazioni.
Padre Elia trascorse
gli ultimi giorni della sua vita al nuovo ospedale "Sant'Antonio" di
Trapani. Il primario e i medici ce la misero tutta perché quell'uomo
di Dio potesse riprendere le forze e uscire da una sorta di anemia
insolita e persistente, nonostante le molteplici trasfusioni. Quando
si fu convinti che per lui era prossima l'ultima ora, fu riportato
in convento. Stremato per la lunga sofferenza, con flebile voce,
qualche giorno prima di morire, confidava ad un confratello: "Non
riesco a stare cinque minuti senza pensare al Paradiso". Il suo
trapasso fu sereno. Morì il 2 maggio del 1973. Al suo funerale c'era
soprattutto una folla incontenibile di fedeli e di amici, che,
attraverso quel religioso pio, buono, semplice avevano festeggiato
la loro riconciliazione col Signore e con i fratelli.