STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

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La Venerabile Madre Serafina di Dio (1621-1699)

a cura di fra Mihai Augustin Folner O.Carm.

 

I - Vita

 

            La Venerabile Madre Serafina di Dio nacque il 24 ottobre 1621 a Napoli. Il padre Nicolò Antonio Pisa esercitava la professione di mercante e da un primo matrimonio aveva avuto diversi figli. La madre Giustina Strina derivava da una distinta famiglia caprese. Il giorno stesso del matrimonio fu battezzata nella chiesa di san Giovanni Maggiore e le fu dato il nome di Prudenza in ricordo di una zia, sorella del padre, che aveva vissuto virtuosamente ed era morta da non molto tempo. Con Giustina, Nicolò ebbe sei figli e Prudenza fu la terzogenita, senza contare i figli avuti del primo matrimonio.

Nel 1623, quando Prudenza aveva appena due anni, Nicolò decise di trasferire la famiglia a Capri. La giovane famiglia prese dimora in una delle case di proprietà degli Strina, poco discosta dalla città. La quiete della campagna, l’aria salubre e la vista del mare limpido dava la possibilità a prudenza di vivere momenti di solitudine ritirandosi in posti appartati a riflettere sulle cose divine. La devozione alla Madonna si sviluppò sempre di più nel suo cuore e cercò di comunicarla anche alle compagne che conduceva spesso in un’edicola, vicina alla sua casa, per salutare la Vergine con la recita dell’Ave Maria e di altre preghiere.

A otto anni era fermamente convinta che il momento della prima comunione fosse giunto per unirsi al suo Dio. Non della stessa opinione è stato il confessore che era di parere che doveva ancora crescere negli anni. Però la sua insistenza e le motivazioni riportate a tale richiesta commosse tonto i padri da permettere la comunione anche se aveva un’età molto giovane.

Come la maggior parte delle bambine di quel periodo e di quel luogo, Prudenza non andò a scuola per studiare ma imparò da una maestra i lavori di cucito, di taglio e di ricamo, lavori propri delle donne di quel tempo.

Prudenza visse anche un periodo di tiepidezza delle cose religiose essendo una ragazza di bel aspetto e di un forte carattere vivace. Questo passò presto quando i genitori si resero conto del pericolo che lei passava e si erano impegnati di distrarla da questi pericoli. Da questo periodo iniziò in lei a crescere il desiderio di consacrarsi a Dio come monaca. Questo cambiamento preoccupò molto il papà Nicolò Antonio non prendendo bene la strada che Prudenza prese pensando che questo possa essere una mania religiosa. Penso di trovare un marito per la sua figliola che non ci pensava nemmeno a questo tanto che andò nella cattedrale e davanti al crocifisso fece il voto di verginità, si tagliò i capelli e cambiò i vestiti con un vestito di una suora. Il padre non si lasciò indignato e punì aspramente Prudenza. Alla fine si arrivò ad un accordo e il papà iniziò piano a comprenderla. La morte visitò la sua famiglia con la morte della sorella Vittoria poi del suo padre.

Da allora iniziò la sua attività caritatevole nell’isola specialmente durante la peste che arrivò anche a capri nel 1656.

Nasceva in lei l’idea di aprire una casa religiosa, il desiderio di consacrarsi a Dio aveva nel suo cuore da molto tempo. Questa sua idea fu concretizzato dal suo zio don Marcello che poco prima di morire lasciò a lei la sua casa per aprire un monastero a Capri. Anche alcune giovanette si unì al suo proposito e insieme si adoperarono per la concretizzazione di questo progetto. Questa casa fu dedicata al SS. Salvatore.

Nelle suo fondazioni, ciò che era di prima necessità che non doveva mai mancare fu la cappella con il Santissimo Sacramento. Prudenza aveva una forte devozione al Santissimo Sacramento da non riuscire a sopportare neanche un giorno senza riceverlo e rimaneva per moltissimo tempo in adorazione silenziosa ringraziando Gesù per il grande dono aver visitato la sua anima. Questa devozione insegnò anche alle giovane che entravano nei suoi conservatori.

Le prove non risparmiò la nostra Prudenza. Trovò difficoltà di comprensione dalle persone fuori del monastero, dalle sue consorelle e anche la malattia sembra non l’aveva abbandonata. Fu afflitta da una lunga e penosa infermità, aggravata dal lavoro che svolgeva sopra le sue forze e dalle macerazioni, a cui si sottoponeva volontariamente.

La vita di Prudenza fu un continuo ricercare il volto di Dio, nelle suo esortazioni, nei suoi dialoghi con le consorelle e nelle sue lettere. La fama della sua personalità santa arrivò anche oltre l’isola di capri e molti volevano che fondasse case anche nelle loro città. Di questo parlerò nel capitolo seguente però non voglio lasciare in area questo discorso nominando almeno questo conservatori.

La seguente fondazione fu il conservatorio di Massalubrense nel 1673 dedicato a santa Terza di Gesù. Tre anni dopo, nel 1676 suor Prudenza fu chiamata a Vico Equense per compiere la medesima opera di fondazione dedicata al alla Santissima Trinità.

Negli anni successivi fondò un conservatorio a Pagani nel 1686 dedicato alla Purità di Maria. A Fisciano fondò il conservatorio nel 1691 dedicato a San Giuseppe. Madre Prudenza fondò ben sette conservatori che desiderava diventassero dei monasteri veri e propri con la clausura papale, ma in vita non ha avuto la gioia di vedere realizzato questo suo sogno perché morì il 7 marzo del 1699.

 

II - Fondazioni 

Il conservatorio del SS. Salvatore

            Prima di passare nella casa dello zio don Marcello, Prudenza con le sue consorelle vissero per un periodo nella casa Sanfelice. Motivo sono stati alcuni incomprensioni con coloro che abitavano in quella casa. Il problema fu risolto e nel 1661 le sorelle passarono nella nuova casa che con l’aumento delle sorelle diventava sempre più stretta. Diventò superiora e maestra delle giovanette e iniziò a insegnarle la via delle virtù, a vivere la vita comune e in modo particolare la vita di preghiera.

Nel 1666 iniziò i lavori per il nuovo monastero con l’aiuto dei benefattori. Nel 1670 la Chiesa era finita. Nel 1675 i lavori di una parte del monastero fu finito e le sore che potevano entrare furono trasferite lì. Tutti lavori furono completati e questo divenne un conservatorio grandioso e con un’architettura molto elevata. Madre Serafina desiderava molto trasformare questo conservatorio del SS. Salvatore in un vero e proprio monastero con la clausura papale e i voti solenni delle monache. Diversi sono state i suoi tentativi presso la Congregazione dei vescovi che non avevano approvato nonostante i pareri riguardo il conservatorio sono stati anche positivi e questo era in perfetta sintonia con le richieste per un tale cambiamento.

La clausura e i voti solenni delle monache furono concesse dal papa Benedetto XIV nel 1748 dopo che la madre da parecchi anni era morta.

Le monache il 9 giugno, festa della SS. Trinità, emisero i voti solenni nelle mani del Vicario che benedisse i veli. Queste, prendendo i veli, ne imposero una anche al busto della madre Serafina, che era posto a lato dell’altare. 

 

Il Conservatorio di Pagani

            La fama della santità della Madre Serafina e la buona osservanza delle sue religiose si erano sparse nella zona circostante. Per questo nel 11679 fu chiamata a fondare una casa nella città di Salerno; fu richiesta anche dalla popolazione di Giuliano e da quella di Pagani. Per un impulso interiore scelse la terza. La casa che le è stata offerta non aveva stanze disponibili per l’abitazione delle suore perciò diede istruzioni al capomastro per l’adattamento della casa a monastero. In pochi mesi sono stati spesi una bella somma di denaro però il 12 marzo del 1680 la casa era in condizioni da poter accogliere la fondatrice con tre coriste di Capri e una conversa. Nei due mesi che la Venerabile si fermò a Pagani, la comunità fu rallegrata dall’ingresso di undici virtuose giovane.

Nel 1686 la costruzione era quasi ultimata; il 24 maggio dell’anno successivo, vigilia della Trinità, con devota e solenne processione fu inaugurata come conservatorio della Purità di Maria.

Con le leggi eversive del governo italiano fu confiscato nel 1860 e divenne proprietà del Demanio statale che, il 17 luglio 1910 lo cedette al municipio di Pagani. Alle monache rimasero una parte che poi, con il passare del tempo riacquistarono tutto il monastero senza però il giardino. Tuttavia, per la mancanza di elementi giovani che sostituissero le monache anziane, passate alla dimora divina, con decreto del 7 aprile 1976 della Congregazione dei Religiosi il monastero fu soppresso; le religiose si ritirarono parte presso il monastero di Massalubrense e parte presso quelle di Gravina.

 

San Michele in Anacapri

            Nel luogo più alto dell’isola di Capri, si trova la cittadina di Anacapri con una popolazione più numerosa della stessa città di capri. La Madre Serafina da tempo pensava di erigere fra quella gente un monastero dedicato all’arcangelo Michele, di cui era devotissima. Trovo il primo aiuto nella famiglia Ariviello che, per devozione a lei le offrì una casa. Ricevette anche il denaro per l’adattamento di questa casa a monastero e dopo aver ottenuto che il nuovo monastero fosse posto sotto la giurisdizione del vescovo, l’11 ottobre andò ad Anacapri conducendo con sé due suore che lasciò nel monastero.

 

Il Conservatorio a Torre del Greco

            Il Conservatorio, dal titolo dell’Immacolata Concezione, era stato avviato nel 1656 dalla virtuosa donna suor Francesca Mallafronte, che vestiva l’abito domenicano fin dalla giovinezza. Con lei si erano riunite diverse giovanette e ottenne che tutte vestisse l’abito domenicano e s’impegnò che accettassero la vita comune e altre pratiche religiose; non riuscì però a istaurare una buona osservanza.

Poiché la Madre Serafina si trovava nel maggio del 1681 a Vico Equense, il cardinale la Innico Caracciolo la invitò a un incontro a Torre del Greco per discutere la riforma del Conservatorio sul luogo stesso. La Madre accettò di prendere sotto la sua direzione questo conservatorio incontrando diverse difficoltà da parte dei laici che fino ad allora erano immischiati nella direzione amministrativa del conservatorio. Alla fine si arrivò ad un accordo che giovò molto la Madre e per diversi giorni si intrattenne con le religiose della casa per farsi accettare e prepararle con opportune istruzioni alla perfetta vita comune e alla fine queste decisero di aderire alle sue richieste di vestire l’abito carmelitano.

Si trattenne vari mesi in questa casa per dare un buon indirizzo di vita religiosa; sembra che questa fondazione sia stata più laboriosa delle altre.

 

Il Conservatorio di Fisciano

            Nel 1680 la Madre si trovava a Pagani per la nuova costruzione del monastero della Purità di Maria; data la relativa vicinanza, colse l’occasione per andare a Fisciano. Da Fisciano le vennero incontro varie persone che le usarono tanta cortesia e amorevolezza.

Qui fondò un altro conservatorio per desiderio del sacerdote Domenico Aversa che decise di donare la propria casa di Fisciano per un conservatorio che raccogliesse le ragazze del luogo e prepararle nella formazione religiosa e civile. Siccome la figura della Madre Serafina era ben conosciuta e ammirate le sue virtù gli fu chiesto a lei di fondare a Fisciano questo conservatorio. Nel 1679 fu presentata la minuta del contratto alla Madre che accettò di buon grado, nella speranza di fare una cosa buona a beneficio della gioventù di quella terra. A San Giuseppe la Madre Serafina professava una grande e profonda devozione e a questo santo fu dedicato il conservatorio di Fisciano. Fatto tutto iniziò i problemi per la Madre perché il Cantore don Domenico Antonio si propose di annullare il contratto, meglio costrinse lo zio di revocarlo. Comunque i problemi cessarono alla morte del benefattore che lasciò l’erede universale dei suoi benefici il monastero stesso.

La Madre non andò più nel monastero per problemi con il Sant’Uffizio che la teneva in carcere del monastero del SS. Salvatore per alcuni problemi circa il quietismo del quale la Madre era accusata.

Mandò come superiora del monastero suor Arcangela Fortunata alla quale si aggiunsero suor Letizia, e altre sorelle.

Furono accolte con giubilo da tutta la cittadinanza. In chiesa ringraziarono il Signore e incontrarono l’abate Francesco Avversa che era stato sempre favorevole a questa fondazione; era il 12 marzo del 1691.

La ristrettezza della casa imponeva dopo pochi anni la costruzione di un nuovo monastero capace di accogliere comodamente la comunità, che andava sempre aumentando. Questi lavori furono conclusi nel 1700 con tanti sacrifici alle quali le monache si sottoposero con grande dedizione. Il monastero è stato spettatore di tanti torbidi avvenuti nella zona. L’ultimo è stato il terremoto del 1980 che si verificò il 23 novembre alle ore 19,30. Le monache furono costrette a lasciare il monastero con grande dispiacere. Sono iniziati i lavori di consolidamento del monastero e della chiesa e nel 1982 le monache poterono ritornare nel monastero. La chiesa fu inaugurata il 16 luglio 1986 solennità della Madonna del Monte Carmelo.  

 

III - Gli scritti

 

Madre Serafina di Dio non è stata mai una brava scrittitrice, non è stata una teologa della Chiesa e non ha scritto come una dotta. Comunque lei ha scritto molte lettere indirizzate a tantissime persone di fama oppure semplici come le sue consorelle. Ha scritto trattati, ha approfondito argomenti di fede e ha scritto anche le sue esperienze mistiche. Non abbiamo tutti questi scritti come pure tante lettere sono andate perdute. Ecco però un elenco di alcuni scritti della Venerabile madre Serafina di Dio:

-         Trattato sopra l’orazione di fede;

-         Come ha sempre amato Dio;

-         Trattato sulla santa orazione mentale;

-         Pensare costantemente a Dio;

-         Trattato sull’umiltà;

-         Trattato sulla vita comune;

-         Norme per la vita regolare nella casa Sanfelice;

-         Trattato amabile con le figliole;

-         Parole di luce;

-         Trattato sulla povertà;

-         Trattato dell’obbidienza;

-         Trattato sulla conformità alla santa volontà di Dio;

-         La virtù della fede;

-         La beata Trinità;

-         Le parla il Padre;

-         Sente la presenza dello Spirito Santo;

-         Come ha sentito la presenza di Gesù Cristo;

-         Desidera morire martire;

-         Dalle creature a Dio;

-         Le sue beatitudini;

-         Suo amore all’Eucaristia;

-         Effetti della santa Comunione;

-         Soliloquio primo e dopo la santa Comunione;

-         Poesie a Gesù Sacramentato;

-         Intimamente unita a Dio;

-         Vede la Madonna in Dio come unico oggetto di contemplazione;

-         Afflizione di Spirito per i suoi peccati;

Ci sono tanti altri scritti che non ci sono ancora pervenuti. Questi però possono testimoniare la santità di questa donna che visse interamente e intimamente per Dio e in Dio, per i fratelli e immersa nei loro bisogni.

 

IV - L’esperienza di Dio e le prove

 

               Per Madre Serafina, Dio è stato l’oggetto unico del suo amore e si è impegnata sempre ad amarlo, ritenendolo tutto il suo tesoro. Ha sempre pensato a Dio giorno e notte, perché aveva riposto in lui l’unico suo desiderio, tutto il suo bene. Viveva col desiderio di vedere Dio e per questo non temeva neppure la morte perché questo desiderio di vedere Dio era un fuoco tanto grande che non può capirlo chi non lo prova. Dio l’accompagnava in ogni circostanza della giornata: “stando alle volte ragionando di Dio, ovvero distratta, o dopo la santa comunione, o dopo l’orazione m’ho sentito di fatto piena di questa maestà di Dio”.

Non sentiva dentro di lei la presenza di una divinità astratta ma di tutte tre le divine Persone. Aveva una devozione tenerissima verso la Santissima Trinità; per la riverenza a questo augusto mistero teneva in pregio la dossologica Gloria al Padre…, che recitava spesso e raccomandava anche agli altri di fare altre tanto. 

Madre Serafina aveva una grandissima devozione verso il Santissimo Sacramento da quando era piccola. Questa fame dell’Eucaristia non è mai diminuita e quando per motivi di ubbidienza verso la Chiesa doveva rinunciarvi soffriva terribilmente ma obbediva lo stesso. Fu sempre sostenuta da un grande desiderio del sacramento dell’Eucaristia, a cui anelava come l’affamato al cibo e l’assetato alla sorgente d’acqua.  Poiché Gesù sacramentato dimorava nelle sue chiese, chiamava il monastero la casa di Gesù. La santa comunione era l’atto che più la infiammava e stava sempre al centro della sua vita. La chiamava il Paradiso in terra e sembrava che, all’infuori di questa, non desiderava altro in questa vita. L’unione con Gesù eucaristia le procurava tanta soavità nell’anima, nonostante le difficoltà e preoccupazioni in cui viveva. Quest’anima, innamorata di Gesù eucaristia, esprimeva il suo amore in canti di gioia e in ardenti poesie.

Eppure quest’anima, tanto innamorata dell’eucaristia da credere di non poter vivere senza riceverla quotidianamente, fu sottoposta a una delle prove più dolorose, che la tenne chiusa in cella per oltre due anni e mezzo, senza poter prendere parte alla santa messa e ricevere la comunione. Ed è di questo che cercherò di scrivere in seguito.

            Nel periodo della sua vita nacque un movimento assai pericoloso per la vita spirituale della chiesa e in particolare per le monache. E’ stato il Quietismo; un movimento portato avanti da un certo Molinos. Questo aveva procurato grande sofferenza per la Madre Serafina che aveva capito subito come fosse pericolo per le anime. In più è stata provata nel corpo con alcune malattie fisiche. Però la grande prova avviene quando a partire dal 1685 si sparse la voce che fosse sotto interrogatorio dell’Inquisizione e la gente, senza occuparsi di conoscere i motivi, a Capri e a Napoli correvano grasse dicerie sul suo conto. In quel periodo l’Inquisizione indagava su di lei perché correvano voci che fosse una santa e godeva dio tanta fama tra la gente. E’ stata biasimata dalla gente che poco tempo prima la consideravano una santa, come fattocchiara, maliarda, tramera e anche calvinista. Le dicerie della gente e il fatto che fosse inquisita dall’autorita ecclesiastica avevano gettato nell’animo di varie monache un’ombra di dubbio sulla sua ortodossia e sui suoi carismi. Questa prova culminò con la sua carcerazione nella sua cella per oltre due anni e mezzo, per ordine del Santo Uffizio, con la proibizione di partecipare alla vita comune, alla santa messa e di ricevere la comunione eucaristica. Non si era mai lamentata su questo fatto, aveva fiducia in Dio e nei membri della Chiesa ed era sempre pronta ad accettare le correzioni e comprendere i suoi errori di fede. Si rifiutò di nominare un suo avvocato difensore perché non voleva nessuna difesa ma solo il trionfo della verità e un insegnamento per lei, disposta ad accettare qualsiasi pena per eventuali errori. Tutto andò sul verso giusto con la chiarificazione delle sue posizioni e le correzioni dei suoi sbagli che non erano se non nel suo modo d’esprimersi nei suoi scritti. Comunque, ufficialmente la carcerazione della Madre Serafina terminò il 19 ottobre 1691. La Madre messa in libertà, nel monastero riprese con semplicità la vita regolare, stando al suo posto di umile religiosa e preoccupandosi fraternamente, all’occorrenza, della regolare osservanza, ubbidì agli ordinamenti della Sacra Congregazione e non procurò mai preoccupazioni ai superiori.

 

V - Messaggio per il mondo d’oggi

 

Prima di leggere il libro di p. Stefano Possanzini “Serafina di Dio, mistica carmelitana”, non conoscevo questa figura tanto eminente non solo nell’Ordine ma nella Chiesa. Mi ero chiesto, ma perché, nei nostri giorni si scrive su una figura tanto antica che visse anni fa in una cultura del passato. Leggendo la vita della Venerabile Madre Serafina, ci si rende conto che non è una figura dei tempi antichi, che come lei anche oggi tante persone vivono nella stessa maniera, che anche se gli anni sono tanti dalla sua esistenza, Madre Serafina ha un messaggio per il mondo d’oggi.

La forte fede in Dio è l'esempio che si può cogliere dalla Madre Serafina. Oggi il mondo non crede più nella Providenza di Dio e cerca di costruirsi la vita basata sulle proprie capacità, sulle proprie forze. La fiducia in Dio è una forza in più, non solo per il fatto che comunque c’è Qualcuno che ti assiste nella vita, ma perché alla base dei tuoi progetti sta il Suo progetto. Madre Serafina è stata sempre certa di questo fatto, particolarmente nelle sue fondazioni, quando non mancavano le problematiche però la Providenza attraverso i benefattori che la sostenevano e la forza interiore che la spingeva ad andare sempre avanti non gli è mancato.

Un grande esempio degno di essere riportato è la sua semplicità nell’affrontare le problematiche della vita, specialmente quando è stata accusata di quietismo e di una vita poco santa. Non si era mai lamentato per nessuna di queste accuse ingiuste, fatte da persone invidiose per la sua fama che aveva tra la gente e anche per il suo carisma che riusciva ad attirare tantissime giovane che la seguivano nelle sue fondazioni. Ha vissuto sempre nello spirito di ubbidienza verso la chiesa e in particolar modo verso il Signore.

È stata fondatrice di case e a un momento dalle sue stesse sorelle che aveva riunite non riceveva più ascolto, anzi è stata anche presa in giro e le sue parole non contavano più. Questo fatto non lo ha fatto cadere nell’orgoglio perché tutto ciò che aveva fatto lo era per impulso del signore, non era la sua opera perciò lei si considerava un oggetto di Dio. Si considerava una tra le tante sue sorelle senza pretendere stimma e ammirazione almeno per il fatto che fosse lei la fondatrice di quelle case.

I suoi scritti, anche se a distanza di secoli, sono ancora degni di essere letti e per la forte spiritualità, insegnamenti di preghiera, di vita fraterna e di veri rapporto con Dio messi anche in pratica.

Il messaggio della Madre Serafina per il mondo d’oggi è forte come forte lo è stato per la gente del suo tempo. Le prove, specialmente legate alla sua sospettata eresia, non ha fatto altro che far crescere in lei lo spirito di santità e dare a tutti un esempio di come un vero cristiano deve abbandonarsi totalmente alla Providenza divina che provvederà sempre.

Per la chiesa è un esempio di grande valore, la Madre Serafina di Dio, ecco perché ancora speriamo in una riapertura del processo di beatificazione bloccato nel 1876 da papa Pio IX. La chiesa ha silo da imparare dalla madre Serafina, perché verso la chiesa e in particolar modo perso i responsabili di essa, la madre nutrì grande stimma.

 

Bibliografia;

- Nicolò SGUILLANTE, "Vita della Venerabile Madre Suor Serafina di Dio. Fondatrice di sette monasteri dell'Ordine Carmelitano", Stamparia di Domenico Roselli, Napoli 1723.

- Stefano POSSANZINI, "La Venerabile Serafina di Dio carmelitana. Una mistica che si è opposta al quietismo", Ed. Sessa, Fisciano 1992.

- Stefano POSSANZINI, "Serafina di Dio, mistica carmelitana", Ed. carmelitane, Roma 2001.