STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

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Storia dell’Ordine Carmelitano

 

Le origini dell’Ordine del Carmelo, fino ad epoca recente, erano immerse in un vero labirinto storico. Da una parte esistevano abbondanti leggende pie ed edificanti, ma senza valore storico (escludendo quello simbolico che possono avere), d’altra parte tutta una serie di documenti letti male in passato e che in questi ultimi anni, per opera di valenti studiosi, hanno incominciato a parlare, mostrando tutta la loro ricchezza, svelando il nuovo e storicamente vero volto delle origini.

Il sorgere dell’Ordine carmelitano si riallaccia a un gruppo di fedeli cristiani che, provenendo dall’Europa, si stabilirono al monte Carmelo verso la fine del secolo XII (più o meno all’epoca della terza crociata, 1189-1192).

Con la conquista della Terra Santa da parte dei crociati si ha una vasta fioritura della vita eremitica-cenobitica e religiosa. Dopo la sconfitta di Hattin (1187), questa vita è disorganizzata e la vita eremitica, in particolare, risulta difficile in luoghi solitari e al tempo stesso impossibile per i latini. All’epoca della terza crociata, il monte Carmelo è stato nel 1191 prima base militare per il Saladino e, dopo la conquista di Acri da parte dei crociati, diviene un luogo assai sicuro per i cristiani, perché appartenete al Regno Latino e protetto ora da una serie di fortilizi militari. Sembra che in questa epoca un nuovo gruppo di eremiti latini si sia stabiliti nel monte Carmelo. Certamente questo gruppo è formato da penitenti, eremiti e pellegrini che assumono il modo di vivere della realtà spirituale del tempo che si canalizza nella “peregrinatio hierosolymitana” e nella conseguente spiritualità del cammino.

Gli eremiti latini al monte Carmelo, pertanto, sono cristiani che vivono in “santa penitenza”, con preghiera centralizzata nella Bibbia, a volte con l’Eucaristia e la mortificazione; che vivono la spiritualità del pellegrinaggio ai luoghi santi e conseguente ricerca del Regno del Signore, da istaurare visibilmente anche nella “sua” terra con “armi spirituali” e con particolare attenzione ai valori dell’esodo. Sono cristiani che fanno voto di recarsi in Terra Santa (“peregrinatio hierosolymitana”), dove intendono rimanere tutti insieme per il resto della loro vita, per prestare il proprio “servizio” a Cristo (“vivere in obsequi Iesu Christi”). Un impegno spirituale che ha un tono particolare per il fatto di trovarsi in Terra Santa.

All’interno del gruppo degli eremiti latini che dimoravano presso la fonte di Elia nel Wadi’ain el-Siah, emerge la guida di uno di loro (il fratello “B”, ricordato dal testo della Regola Carmelitana, e più tardi identificato dalla tradizione con Brocardo). Ad un certo momento questi eremiti decidono di avere un’organizzazione più solida; così chiedono ed ottengono, tra il 1206 e il 1214, da S. Alberto, Patriarca di Gerusalemme, una “vitae forma” (formula di vita) secondo il loro “propositum”.

Nel 1247, 1 ottobre: Papa Innocenzo IV dichiara, conferma e adatta la “Norma di vita” come vera e definitiva Regola. Il tipo di documento pontificio è la “littera sollemnis” o “bulla plumbata”, cioè la forma giuridica più solenne rispetto ad altri tipi di documenti pontifici del tempo. I carmelitani diventano, quindi, di diritto un vero e proprio ordine religioso, inserito dentro la corrente dei Mendicanti.

       I carmelitani sono nati in Terra Santa, nel Wadiain el-Siah al monte Carmelo. Ben presto altre comunità si aggiunsero all’originaria, sicuramente in Accon e Tiro.

In seguito all’instabilità politica della Terra Santa e alle difficoltà provenienti dal predominio esercitato in modo sempre più forte dai saraceni, durante il periodo di tregua dal 1228 al 1239 inizia l’emigrazione degli eremiti dal Carmelo verso l’Europa. Nel partire, oltre gli oggetti di uso personale, pare che i frati si procurassero copie dell’immagine della Madonna davanti alla quale si erano offerti al Signore. L’emigrazione portava così a stabilire nuovi insediamenti. Furono fondate inizialmente comunità in Cipro, Messina (1235), Hulne e Aylesford (Inghiltera !242), Aygalades (Francia 1244), Pisa (1249), Colonia (Germania 1260) e in altre località.

L’ingresso dei carmelitani nelle città (urbanizzazione) non si trova agli inizi dell’espansione europea. Sarà presente in modo ampio e crescente solo dalla seconda metà del secolo XII in poi.

Le motivazioni che portano ad insediarsi nelle città risultano varie dall’analisi degli atti di fondazione e di bolle pontificie a noi note per il secolo XII. Esse generalmente sono di ordine economico, pastorale e culturale.

A volte queste motivazioni appaiono tra di loro unite, altre volte predomina l’una o l’altra. Inoltre quando i fondatori dei conventi urbani sono laici, vescovi o altre autorità la loro opera è ispirata spesso da una necessità pastorale o “ dalla pietà e devozione” verso l’Ordine del Carmelo. La fondazione “mendicante” si opera nella città per divenire “pietra” valida nella costruzione della nuova società. Così l’ideale vissuto da ciascun gruppo dei mendicanti diventa proposta, in un gesto di fraternità e comunione, di valori evangelici e tenta a coinvolgere tutti i cittadini.

Dalla città poi i Carmelitani traggono: molte delle loro vacazioni, i mezzi per vivere, la spinta e lo stimolo per lo studio, e dal contatto con la gente il motivo per agire come forza pacificatrice e di coagulo tra le continue frazioni cittadine.

Da allora fino ad oggi sono presenti nella storia dell’Ordine forme ed esperienze eremitiche, che accentuano o enfatizzano gli elementi eremitici della sua vita

         La riforma protestante inferse un duro colpo agli Ordini religiosi, eccetto che in Italia e Spagna. Nei territori ove si diffuse il protestantesimo molti conventi furono chiusi con violenza o eliminati gradualmente, e intere provincie soppresse. D’altra parte la vita religiosa nel suo stato di snervatezza, soprattutto nel Nord Europa, era incapace di affrontare la nuova situazione.

L’Ordine si riprende gradualmente con l’apertura di nuovi conventi e delle nuove provincie cos’ che alla vigilia della rivoluzione francese l’Ordine contava 42 provincie e 3 vicariati in Italia, Francia, Spagna, Europa centrale, Brasile, Germania, Fiandra e in Belgio, Portogalo e in Irlanda. In tutto i conventi erano 780 e i religiosi 13.000.

         Nella seconda metà del secolo XVIII – nell’ambiente illuministico di esaltazione del lavoro, dell’attivismo e dell’utile sociale – fiorì ben presto una polemica contro la vita religiosa, giudicata come “vana superstizione” e inutile allo stato civile.

Con le peripezie della Rivoluzione Francese e poi con le soppressioni del sec. XIX promosse dai governi statali nei vari paesi, l’Ordine fu ridotto al lumicino.

Per riassumere il disastro causato dalle soppressioni delle corporazioni religiose da parte dei governi statali, basta confrontare alcuni dati: i carmelitani dai 13.000 circa che erano alla vigilia della Riv. Francese, dopo le soppressioni del sec. XIX risultano ridotti a soli 727 nell’anno 1904. I conventi da 750 passarono ad essere appena una cinquantina. Delle 54 provincie ce ne rimasero solo 8. la ripresa del Carmelo sul finire del secolo passato e nella prima parte del nostro secolo è dovuta all’eroismo di molti confratelli.