STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

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Direzione o Accompagnamento Spirituale del/della giovane

 a cura di fra Mihai Augustin Folner O.Carm.

 

La relazione di accompagnamento vigilerà sulla progettualità e sull’assestamento vocazionale. L’educatore nel suo confidente rapporto con i giovani metterà in luce da quale storia proviene l’ipotesi di una particolare vocazione. Penso all’importanza che può avere nella configurazione della personalità di un giovane la sua famiglia, gli studi fatti, le compagnie frequentate, le esperienze affettive precedenti, le inevitabili ferite e tutto ciò che ha condotto il giovane a interrogarsi seriamente circa il mistero di Dio nella sua vita.  

            La relazione di accompagnamento avrà modo di verificare il riferimento alla volontà di Dio prima che al progetto personale; la consistenza di un rapporto intelligente e affettivo con Gesù; la perseveranza della preghiera al di là degli stati emotivi; un’ordinata capacità di lavoro e raggiungimento degli obiettivi prefissati; la disposizione al coraggio e le strutture della decisione; la disposizione all’umiltà che libera dal narcisismo e dall’immagine di sè; un senso di iniziativa nel partecipare a esperienze di chiarificazione personale; la gestione dei distacchi affettivi, la gestione dei rapporti nuovi e delle relazioni più faticose.  

 

Una relazione spirituale deve essere estremamente precisa.

L’improvvisazione conduce alla banalità, alla perdita di tempo, a colloqui lunghi e spesso insignificanti.

 

CHE COSA E’ LA DIREZIONE SPIRITUALE  (DS) 

 

           1. Compito della direzione spirituale è sostenere il credente nel vivere la realtà di ogni giorno con senso religioso.  

           2. L’integrazione tra fede e vita non risulta sempre facile a quanti vivono periodi di transizione nella vita, come succede ai giovani. La scelta del proprio genere di vita non è agevole  per chi aprendosi alla storia e alla responsabilità sente il richiamo di mille voci e di numerosi desideri. non può essere imposto un comportamento; può essere richiesto un aiuto. Qui si affianca “l’accompagnatore spirituale”, che con il dono del consiglio orienta e sostiene le scelte.

 

* La direzione richiesta non può essere considerata che “a termine”. Un aiuto, ma solo fino al punto in cui il diretto è capace di assumere personalmente la direzione della propria vita.

 

* La direzione spirituale come non crea una dipendenza, così non richiede una delega in bianco. Lavora per la crescita delle persone. Ogni maturazione è misurata da un doppio criterio: quello della libertà interiore e quello della responsabilità dei comportamenti.  

 

* L’accompagnatore spirituale in quanto invitato a inserirsi nel dialogo con il proprio Signore da parte di un giovane, e in quanto mediatore di un servizio qualificato, e significativo, diventa in un certo senso, la figura simbolica di Dio che è presente e nascosto nello stesso tempo. Orienta, sostenendo e accompagnando. Muove, illuminando le situazioni e rapportandole alla chiamata profonda iscritta nel cuore di ciascuno. Dirige, mettendo al servizio dell’altro, la personale esperienza di Dio.

 

QUALI METE di CRESCITA nel CAMMINO di DIREZIONE SPIRITUALE?  

1.

Chiarire a se stessi il senso della vita cristiana, attraverso una conoscenza più profonda della vocazione dell’uomo e del mistero di Dio.  

2.

Maturare nella capacità di identificarsi con il Cristo, con i suoi valori (quelli del Regno), i suoi atteggiamenti (la povertà, l’obbedienza al Padre, il radicale abbandono a Lui), le sue scelte (donare la propria vita per gli altri).  

3.

Edificare la propria identità personale attorno alle virtù teologali di fede, speranza e carità, consegnando il  proprio progetto di vita al Signore Gesù e alla Chiesa.  

4.

Discernere l’orientamento della propria vita cristiana: verificarne la sincerità, prendere atto delle tappe di  crescita da raggiungere e comprendere le motivazioni che stanno a monte dei momenti di stasi o di  regressione.

5.

Crescere nella propria consapevolezza ecclesiale, maturando la capacità di vivere il proprio Battesimo e la propria Confermazione come responsabilità di annuncio e di testiomonianza di fede.

6.

Vivere gli atteggiamenti propri dell’Eucaristia, nella crescente attitudine al servizio, alla condivisione con i poveri, alla comunione con i credenti nella parrocchia, nell’associazione e nella diocesi. Apertura al mondo e        agli emarginati.

7.

Imparare a distinguere ciò che è bene e male in senso oggettivo, secondo i criteri evangelici, e in senso      soggettivo (cioè bene o male “per me”, qui ed ora, a questo punto del mio cammino di crescita). Essere aiutati nel discernimento degli spiriti, per capire ciò che viene da Dio e ciò che è frutto di inganno.

 

IL SENSO di un CAMMINO DI DS verso la LIBERTA’:  QUALE ITINERARIO ?  

La DS intende guidare la persona e renderla in grado di maturare quattro atteggiamenti. Si tratta di aiutare l’individuo a interpretare i propri desideri, a diventare padrone del proprio destino, a vivere nella perseveranza  le scelte operate, ad accettare l’inevitabile dipendenza da Dio che costituisce il senso della fede e della libertà dell’uomo credente in Dio.

 

 1. INTERPRETARE I PROPRI DESIDERI.  Una volta che la persona ha preso contatto con ciò che le piacerebbe fare o essere, occorre aiutarla a distaccarsi da quel contenuto per valutarlo. Sono desideri fiacchi, immeditati, spontanei? Oppure sono affettivi nel senso pieno, cioè con una qualifica simbolica trascendente? Riguardano obiettivi terra-terra che in fondo non aggiungono niente che già si è, oppure indicano un’aspirazione a diventare ciò che ancora non si è, ad andare al di là dell’immediato?

            Libertà interiore:  verificare se quel desiderio è invenzione nostra, farina del nostro sacco o se ci è stato propinato dall’ambiente e noi solo lo ripetiamo supinamente. Prima di giudicare un desiderio bisogna assicurarsi che dietro ad esso ci sia l’esercizio libero del cuore.

            Intensità di vita:  vedere se quel desiderio personale è davvero capace di assicurare pienezza di vita. Lo è se mette chi lo possiede nella situazione di poter essere di più, di situarsi in un orizzonte più grande e ambizioso di quello attuale.

2. PADRONI DEL PROPRIO DESTINO. La persona deve accettare l’inevitabilità della presa di posizione. Non si può sfuggire alla necessità della scelta. Ognuno di noi deve essere il creatore del proprio destino e - se è il caso  del proprio soffrire. La progettazione della propria vita non può essere lasciata al caso, all’influenza degli amici o genitori, frutto della moda, del capriccio o della disperazione attuale. Quella progettazione deve essere frutto della libera scelta. Alla domanda: “Chi te lo ha fatto fare?” la persona matura deve essere in grado di rispondere: “L’ho voluto io”. Nessuno deve essere succube di risposte che si impongono da sole, ma ognuno deve crearsi le proprie risposte.  

3. LA PERSEVERANZA.  Quando la persona accetta di progettarsi secondo una decisione liberamente scelta, deve poi esercitarsi nella volontà che ratifichi e dia continuità al desiderio. L’esercizio della volontà significa dare un consenso continuo alla scelta, concretizzandola in risposte abituali e arricchendola di nuovi contenuti. Se il desiderio non si attualizza nel concreto, si indebolisce e si trasforma in velleità. La forza di volontà non è al servizio della repressione ma è quella facoltà che permette di prendere decisioni e di impostare l’esistenza secondo quelle decisioni.

4. LA DIPENDENZA INEVITABILE. Liberati dai condizionamenti, recuperata la libertà di indirizzare il nostro cuore secondo i nostri desideri, siamo finalmente liberi di fare ciò che vogliamo. A questo punto bisogna ricordare che la libertà non è fine a se stessa ma va consegnata. L’uomo, libero di desiderare, si vede costretto ad affidarsi a qualcuno o qualcosa fuori di lui. Non si può vivere di pura libertà: o si ha un Dio o un idolo. Va ricordato che la dipendenza da Dio lascia liberi e che nel caso si voglia vivere di pura autonomia, prima o poi spunta un idolo che si impone e schiavizza. E’ l’accettazione del paradosso: essere liberi per rinunciare liberamente alla propria libertà!! L’alternativa è la schiavitù nel suo aspetto più avvilente: non poter desiderare di iniziativa propria.