|
STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"
"Ordine
dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"
 |
L'esperienza e i criteri di discernimento nei primi carmelitani.
Dalla nascita sul monte Carmelo verso la migrazione in Europa.
fra Mihai Augustin Folner O.Carm.
Introduzione
Come
Ordine religioso nato più di otto secoli fa in Terra Santa senza
avere un fondatore o una persona carismatica che sta alla base della
fondazione, certi criteri di discernimento non ci aiutano molto se
non vengono analizzati da una prospettiva più complessa. Anche se,
come ordine religioso, abbiamo secoli di storia e possiamo godere di
una molteplicità di esperienze che sono nate dall’esperienza
singolare e comunitaria dei primi eremiti sul monte Carmelo, non è
certo facile cogliere l’originalità della loro esperienza e il
cammino personale o di gruppo per arrivare a ciò che oggi l’Ordine
è. Però certi criteri di discernimento tocca anche un gruppo di
persone, non solo una singola, che devono rispondere alla volontà
di Dio che si è manifestato attraverso i cambiamenti che avvenivano
nella società civile, nella Chiesa e nell’Ordine stesso.
Se il
discernimento fatto alla luce dello Spirito Santo è un abbandono
totale alla volontà di Dio, allora anche i primi eremiti sul Monte
Carmelo hanno saputo fare un buon discernimento non per
salvaguardare un valore del passato quanto proporre il valore
dell’annuncio del Vangelo dove sono chiamati a svolgere la loro
missione, cambiando non l’annuncio ma la modalità di annunciare.
Abbiamo
tante bibliografie e tante storie, come tante sono anche le varie
interpretazioni. Io giustamente ne seguo una certa scia che in
qualche modo risponde ai criteri richiesti per il lavoro, come una
breve nota teologica sul discernimento ed io ho aggiunto anche sul
carisma. Ho fatto questo perché anche se sono due realtà distinte il
discernimento e il carisma si completano l’uno con l’altro. A volte
il carisma, che è un dono di Dio dato ad una persona o ad una
comunità, sta alla base di un discernimento solido di fondazione
oppure dopo un discernimento solido di fondazione la persona
chiedendosi in che modo può essere utile alla Chiesa e alla società,
Dio dona il carisma e in questo modo nasce nella Chiesa una nuova
forma di servizio, particolarmente verso i più poveri e sofferenti;
sono loro le persone che stanno più a cuore di Dio perché il loro
grido Dio lo sente (Cf. Es 3,7) e non rimane indifferente.
Certamente il periodo storico, ecclesiastico e culturale durante la
nascita dell’Ordine del Carmelo è importante e ho cercato di esporre
qualcosa seguendo particolarmente uno schema che rispecchia il
cammino di un fondatore la che si può adoperare anche al gruppo
degli eremiti del monte Carmelo. In quanto gruppo e non singola
persona è più complesso il discorso quando parliamo di cammino di
conversione e di processo di discernimento, come anche il cammino
vocazionale e il discernimento, la maturazione della vita spirituale
e il criterio principale del discernimento, ma anche se complesso è
comunque valido seppur con qualche differenza.
Tutte
queste cose cercherò di approfondire nei tre capitoli successivi.
Cap. I. Il discernimento ed il
carisma nell’espressione teologica del magistero
1.
Approfondimento generale del
discernimento e varie sue definizioni
Partendo dall’analisi della parola
stessa possiamo facilmente renderci conto che il discernimento
indica un’espressione che si addice in diverse circostanze ma è e
rimane la primaria istanza e la sorgente a cui si deve attingere e
fare riferimento per poter agire in consonanza con la volontà del
Dio, sorgente e pienezza della chiamata personale alla vita.
Il discernimento è certamente la
capacità di distinguere le cose essenziali dalle accessorie, le
ultime dalle penultime, le cose che passano da quelle che restano.
Non per disprezzare i beni accessori, né quelli che passano, bensì
per avere un criterio di valore che permetta di accoglierli e
viverli nella loro pienezza, nella loro bellezza vera, nella loro
bontà autentica.
Approfondisco il discernimento certamente a partire dalla realtà
religiosa e spirituale, collegandolo direttamente all’esistenza
cristiana della sequela di Cristo. Certamente nel discernere
la volontà di Cristo ci sono delle regole essenziali senza le quali
il buon discernimento non ci può essere. Queste regole le possiamo
incontrare anche nel cammino di fede dei nostri padri; io l’ho
potuto cogliere analizzando il cammino dei primi eremiti carmelitani
che stanno alla base della fondazione dell’Ordine del Carmelo. Vale
a dire che per un buon discernimento bisogna lasciare che lo Spirito
di Dio agisca in noi prima e dopo aver aderito radicalmente a Dio.
Se si è radicalmente orientati verso Dio, allora anche lo Spirito
può agire facilmente offrendo la consolazione spirituale, facendoci
gustare e sentire ciò che stiamo vivendo nello spirito. Nel momento
in cui anche l’intelligenza si nutre di sapori spirituali, allora lo
Spirito Santo agisce con facilità anche nella realtà dei pensieri,
cercando di dare ragione di questa adesione radicale a Dio.
Questo atteggiamento è evidente se si analizza più in fondo
l’esperienza di fede dei primi carmelitani; e questo lo approfondirò
meglio dei capitoli successivi.
Il discernimento delle realtà
spirituali significa anche analizzare il valore delle proprie
tensioni o mutamenti interiori e degli impulsi che ci provengono
dall’esterno. Il discernimento spirituale è quindi, analisi compiuta
nella fede, di mozioni interiori, di situazioni, circostanze e
persone, in vista di decisioni corrispondenti al bene, alla volontà
di Dio e ai criteri del Vangelo.
Da tutte queste riflessioni è difficile collocare in qualche parte
il discernimento. Possiamo dire che è un capirsi con Dio, che
nasce da una fede forte nella Trinità. Questa fede certamente è
fondata sull’amore che ci dà la concretezza di vivere una relazione
vera e libera con Dio. L’amore è ciò che le persone divine si
comunicano tra loro e amore è ciò che Dio comunica alle creature.
Nella dimensione dell’amore si fonda il nostro credo, perché
credere è amare.
Dunque tra Dio e l’uomo c’è una relazione reale, pertanto una vera
comunicazione. Dio parla all’uomo attraverso vari modi come i
pensieri e i sentimenti dell’uomo stesso. Lui agisce nell’uomo non
come un estraneo, introducendo in lui realtà che non gli sono
proprie.
Dio agisce nell’uomo per farli comprendere e discernere la sua
vocazione. In questo senso il discernimento è una riflessione nella
preghiera sulla realtà umana concreta, percepita nella maniera più
chiara e completa possibile alla luce della fede nello Spirito Santo
e nella Chiesa, per radicare nelle esigenze immutabili gli
orientamenti verso i quali lo Spirito chiama nella e per la Chiesa.
Non possiamo dunque, dare una
definizione generale e globale del discernimento. Nella realtà di
fede cristiana esso esprime certamente il rapporto con Dio alla luce
della sua Parola per comprendere la sua volontà. Dio che parla e
agisce attraverso i pensieri e i sentimenti della persona che però
devono essere purificati. Il discernimento è dunque comprendere la
volontà di Dio per me come singolo e per noi come comunità. Vivendo
alla sua presenza e in relazione d’amore con Lui e tra di noi si
potrà discernere meglio la sua volontà e la nostra vocazione, perché
Lui è amore e non lo si può comprendere se non nella dimensione
dell’amore.
2.
Carisma del fondatore nel
linguaggio magisteriale
Come è noto, l’espressione «carisma del
fondatore» è entrato nel linguaggio magisteriale ufficiale con l’Evangelica
testificatio di Paolo VI (1971) e ha ottenuto successivamente
una crescente considerazione da parte sia del magistero papale ed
episcopale, sia dei vari istituti di vita consacrata impegnati a
ridefinire la propria identità carismatica e spirituale in sintonia
con il rinnovamento promosso dal Vaticano II e sia dei teologi.
Il «carisma del fondatore» è certamente collegato alla presenza di
quel intervento divino che ha agito al nascere degli ordini
religiosi. Nella chiesa nascono costantemente nuove forme di vita
religiosa grazie soprattutto all’azione dello Spirito Santo, che è
sempre presente in essa, la vivifica e la rinnova sempre dal suo
interno.
Discernimento e carisma sono sue realtà essenziali affinché la
volontà di Dio si realizzi nella vita di una persona o di un gruppo
di persone perché l’uno senza l’altro non possono essere concepiti.
Infatti nella comunità dei credenti Dio continuamente ha riversato
doni o carismi per uno scopo ben preciso. Il discernimento è d’aiuto
affinché una persona o un gruppo di persone discernano non solo
quale è il carisma o il dono ricevuto ma anche in che modo questo
dono possa essere adoperato per rispondere concretamente alla
volontà di Dio che vuole che tutti gli uomini si salvino (Cf. 1Tim.
2, 4; Gal. 3, 28; Rom. 10, 12).
La Chiesa ha sempre creduto che nel
carisma di un fondatore o di una fondazione ci sia la presenza di
Dio che agisce nella storia dell’umanità. Nel linguaggio corrente,
divulgativo, magisteriale e teologico la formula «carisma dei
fondatori» è una delle tante espressioni in cui il sostantivo
maschile fondatore (al singolare o al plurale) è usato per
indicare anche un personaggio femminile (fondatrice) al
singolare e plurale.
La storia della Chiesa è ricca di personaggi carismatici che stanno
alla base di fondazioni di ordini religiosi o congregazioni come
risposta certamente alle esigenze del mondo ma particolarmente alla
volontà di Dio. Il magistero stesso, servo della volontà di Dio, non
può che approvare dopo un accurato discernimento l’esistenza di un
carisma di una fondazione. Per definire l’identità carismatica delle
varie forme di vita consacrata, gli autori si riferiscono
necessariamente, quali più e quali meno, a san Paolo che, per quanto
si sa, è stato il primo a usare il termine carisma, molto
raro, e a introdurla nella riflessione teologica.
Alcuni carismi segnalati da san Paolo riguardano indubbiamente
aspetti particolari del vivere e operare cristiano, come è il caso
dei doni straordinari del fare guarigioni, del parlare in lingue…
Altri carismi, invece, qualificano un progetto globale di vita
condivisa da più soggetti. Si pensi, ad esempio, al carisma proprio
degli apostoli, dei profeti, dei dottori, dei pastori.
I carismi fondazionali sono parte
costitutiva della vita della chiesa, del suo mistero di comunione e
missione, della sua unità e cattolicità, della sua chiamata alla
santità e alla santificazione. Sono parte costitutiva del mistero
della chiesa non comunque però, bensì in modo differenziato.
Un discernimento sbagliato non aiuterà
la persona a rendere vivo un carisma perché lo scopo del carisma non
è solo rendersi utili per alleviare una sofferenza o riempire un
vuoto nelle persone. Dio dono i suoi carismi affinché attraverso
questi Lui possa rendersi presente attraverso le nostre opere,
parole e gesti. Altrimenti ne faremo uso sbagliato dei doni che
abbiamo, non preoccupandoci tanto di testimoniare la presenza di Dio
che è in noi ma la bravura personale e dunque, la realizzazione
personale.
Cap. II. L’Ordine Carmelitano e i
suoi fondatori
1.
Perché fondatori e non
fondatore
Le origini dell’Ordine del
Carmelo, fino ad epoca recente, erano immerse in un vero labirinto
storico. Da una parte esistevano abbondanti leggende pie ed
edificanti, ma senza valore storico, d’altra parte tutta una serie
di documenti letti male in passato e che in questi ultimi anni, per
opera di valenti studiosi, hanno incominciato a parlare, mostrando
tutta la loro ricchezza, svelando il nuovo e storicamente vero volto
delle origini.
E’ difficile però, parlare del fondatore per quanto riguarda
l’Ordine del Carmelo. La storia delle sue origini si intrecciano tra
loro, senza trovare una persona carismatica, come in altri ordini
religiosi, che abbia dato nascere a un movimento religioso poi
divenuto ordine mendicante. Se non si può parlare dunque di una
persona allora chi sta alle origini della fondazione carmelitana?
L’Ordine Carmelitano nasce verso la
fine del XII secolo in Terra Santa da un gruppo di pellegrini e
crociati.. Sono persone provenienti dall’Europa, fedeli cristiani
con il proposito di recarsi in Terra Santa, rimanervi e ivi vivere
in santa penitenza come eremiti sul monte Carmelo.
La particolarità di questi eremiti è che anche se alla base della
loro vita religiosa stava la concezione classica della vita
eremitica, dell’isolamento dal mondo in una vita solitaria di
preghiera e penitenza, loro si rendono conto che possono
perfezionare la loro esperienza di fede secondo il modello monastico
antico senza però tradire la loro identità. Secondo quanto i Padri
dell’antico monachesimo avevano stabilito per coloro che vivevano
quel particolare stile di vita anche loro seguendo il loro esempio
si propongono di vivere dell’ossequio di Gesù e servire Lui
fedelmente con cuore puro e totale dedizione.
A partire da questo gruppo di
pellegrini divenuti poi eremiti, nasce anche l’Ordine del Carmelo.
Il carisma di questi eremiti era sicuramente quello tradizionale
eremitico però, a quanto pare dallo svolgere delle cose, la loro
vita a lungo andare inizia a concentrarsi sull’aspetto comunitario
della vita eremitica, sull’incontro nella preghiera che coinvolgeva
tutti intorno alla stessa mensa. A partire da questa esperienza di
vita gli eremiti del Carmelo decisero di darsi un’organizzazione più
formale. Inizia così la preoccupazione di avere una Regola come
altri Ordini religiosi di quel tempo e dunque, in comunione con la
Chiesa, si rivolgono al Patriarca di Gerusalemme Alberto di
Vercelli, che allora risiedeva in Acri, perché mettesse per iscritto
il loro genere di vita.
La Regola viene scritta intorno 1206-1214, non sappiamo di
precisione la data esatta, però ritrae nella sua semplicità un
proposito di vita eremitica molto differente dal classico eremitismo
medievale. E’ un proposito di vita comune, non nata dalla volontà di
una sola persona ma di una comunità intera. E’ anche difficile
parlare di fondatori anche se si deve pur ammettere che ci deve
essere se non una persona almeno delle persone che iniziano questo
stile di vita secondo lo stile classico ma che poi, alla luce della
parola di Dio prende un’altra direzione, forse prende una nuova vita
in una nuova forma. Il contesto sociale del periodo del sorgere
della comunità eremitica sul monte Carmelo non era tra i migliori.
Infatti l’occupazione ottomane non consentiva una vita eremitica
tranquilla, dunque gli eremiti si stabiliscono sul monte Carmelo
perché era un luogo sicuro e protetto, vicino alla città di
Gerusalemme e in più esso era ideale per il ritiro e la riflessione.
Si è parlato per molto
tempo anche di un fondatore del Carmelo a partire dallo stile di
vita degli eremiti e il luogo dove si sono stabiliti, vale a dire
“presso la fonte”
che i carmelitani lo avevano interpretato come quella del profeta
Elia e che ha avuto una influenza profonda per la successiva storia
dell’Ordine.
Il discernimento circa la figura del fondatore si concentra in quel
periodo storico quando era forte il ritorno alle fonti fondazionali
per una lettura più autentica del carisma propria per poi proporla
nell’ambiente sociale ed ecclesiale. Elia ed Eliseo erano personaggi
importanti non solo nella tradizione del popolo ebreo ma anche nei
scritti dei padri della Chiesa e del pio cristiano pellegrino in
Terra Santa che non poteva non soffermarsi a visitare anche i
luoghi che ricordano le due figure profetiche. Gli eremiti del
Carmelo si devono certamente essere resi conto della particolare
convenienza del luogo scelto, presso la fonte,
come pure del fatto di continuare la vita che Elia aveva inaugurato
esattamente in quei luoghi.
Se i primi carmelitani attribuivano ad Elia la fondazione
dell’Ordine del Carmelo, in particolare prima che loro emigrassero
in Europa,
a partire dall’arrivo in Europa e dal cambiamento in ordine
mendicante, si svaniscono anche il legame con la tradizione eliana,
che fino a quel momento nutriva di molto la vita spirituale del
carmelitano sul monte Carmelo, nella solitudine e continua presenza
davanti al Signore. Oggi però, nessuno osa attribuire ad Elia la
fondazione dell’Ordine del Carmelo. Elia come Maria sono due colonne
fondamentali nella spiritualità carmelitana ma non fondatori.
Dunque parliamo di fondatori dell’Ordine del Carmelo, cristiani
pellegrini spinti dallo Spirito sul monte Carmelo per vivere in
santa penitenza, in preghiera e in ascolto della Parola di Dio, con
al centro la celebrazione comunitaria quotidiana dell’Eucaristia,
che vivono la spiritualità del pellegrinaggio ai luoghi santi della
Terra Santa e in continua ricerca del Regno del Signore
che sta per venire.
Il
contesto storico ed ecclesiastico nel periodo della fondazione
dell’Ordine
Il contesto storico come
anche quello ecclesiale della fine del XII secolo e l’inizio del
XIII sec. non era uno tra i migliori. La Terra Santa era
continuamente assalito e occupato dalle forze ottomane. In questo
contesto nacquero anche le crociate dei latini; per liberare la
Terra Santa “dalle mani dei pagani”, come spesso erano definiti i
musulmani. Alla fine del secolo XII (1191) all’epoca della Terza
crociata, il monte Carmelo diviene un luogo sicuro per i cristiani
dopo la conquista di Acri da parte dei crociati. Sembra che intorno
a quest’epoca si stabiliscono sul monte Carmelo un nuovo gruppo di
eremiti latini. Questo gruppo era formato da penitenti, eremiti e
pellegrini che assumono il modo di vivere della realtà spirituale
del tempo che si canalizza nella “peregrinazio hierosolymitana” e
nella conseguente spiritualità del cammino.
La scelta di questa specifica tipologia di vita è propria di coloro
che, sul monte Carmelo, nella lettura e la meditazione della Parola
di Dio e attingendo alla spiritualità eliana, si dedicano
interamente al servizio di Dio in una vita di rinunzie e preghiere,
sacrifici e in attesa del regno di Cristo. All’inizio della
fondazione della vita eremitica sul monte Carmelo, appoggiati
particolarmente dalla tranquillità e dalla pace politica ha portato
durante il secolo XIII all’apertura in diversi luoghi di altri ben
quindici eremi come a Tiro, San Giovanni d’Acri, Gerusalemme,
secondo la Regola di Sant’Alberto e dipendenti dall’eremo di Monte
Carmelo.
Ma le cose non sono andate per il
meglio con il passare degli anni. La situazione politica stava
cambiando a scapito dei pellegrini e dei cristiani in Terra Santa
per problemi tra i principi latini che cercavano sopraffarsi l’un
l’altro, perdendo di vista lo scopo della loro impresa iniziale. Da
questa situazione hanno guadagnato i turchi che nemmeno un secolo
dopo, nel 1287 si stabilirono a Gerusalemme obbligando i cristiani s
spostarsi altrove. Nel 1228 arriva in Terrasanta lo scomunicato
imperatore Federico II, che concluse un accordo di pace col Sultano
di Damasasco, legando le mani ai crociati di agire in difesa dei
loro diritti e della libertà. Nacquero le persecuzione dei saraceni
contro i cristiani e anche la vita degli eremiti diventava sempre
più precaria e difficile. Inizia la migrazione di alcuni di loro in
Europa. Con il passare degli anni Terrasanta viene sempre più
attaccata da varie ondate di barbari, nel 1243, 1260 e 1291 che
costituisce la fine del Regno Latino in Terrasanta e pone fine alla
vita eremitica sul monte Carmelo e quasi tutti gli eremiti si erano
già stabiliti in Europa fondando monasteri o eremi.
Prendendo spunto da questo cambiamento, possiamo vedere come il
cammino di discernimento di questo gruppo di eremiti era arrivato ad
un punto di non ritorno. Non si tratta del ritorno sul monte Carmelo
quanto dell’essere quelli eremiti totalmente dediti alla preghiera e
alla vita fraterna nel luogo “simbolo” della presenza di Dio e della
sua azione in favore di coloro che credono in Lui (Cf. 1Re
18,30-38). La scelta di abbandonare il monte Carmelo si inscrive in
quella volontà misteriosa di Dio che vuole che questi eremiti
portassero il carisma che era oramai parte integrante della loro
vita in un mondo nuovo e con modalità nuove.
Intanto in Europa la vita
religiosa nei secoli XII – XIII stava fiorendo con la nascita e lo
sviluppo di nuovi ordini religiosi mendicanti, un fenomeno veramente
nuovo rispetto persino al secondo monachesimo orientale. L’insorgere
di tale evento nuovo è determinante per i secoli futuri,
relativamente alla vita religiosa, trova le sue radici in un
contesto storico, politico e sociale ben preciso, preparatorio per
l’appunto di tale fenomeno.
Anche l’Ordine del Carmelo si inscrive in questo itinerario di
cambiamento del volto della Chiesa anche se era un ordine eremitico
nato in un contesto diverso da quello che incontrava in Europa. Di
fronte a questa realtà l’Ordine è chiamata a discernere
particolarmente sul suo carisma di fondazione. È vero che la
veridicità dell’Ordine sta nel saper discernere la volontà di Dio
nel suo carisma in confronto però con la realtà del mondo, e
interpretare quello che il Signore vuole dire in quella concreta
circostanza di tempo e di luogo in cui loro si sono trovati, cioè la
loro chiamata, attraverso la quale e nella quale Egli ha manifestato
la sua volontà di far nascere la loro comunità, e dunque, serviva la
loro risposta come una libera scelta di rispondere in qualsiasi
situazione o luogo. Questa risposta loro lo avevano dato
continuamente in situazioni difficili e di crisi, però attingendo
alla sorgente della sua Parola e guardando cole la società e anche
la Chiesa dopo l’anno 1000 incominciava a guardare più che alle cose
celesti a quelle terrene, per questo sono nati, come una risposta a
questo mondo travagliato, contraddittorio, gli ordini mendicanti
come risposta della Chiesa
e per la Chiesa; una risposta a questo stile di vita che era
diventato vuoto e senza sufficienti risposte alle tante
problematiche del mondo.
Cap. III. I vari cambiamenti frutto
della maturazione e del discernimento
Dal monte Carmelo verso
l’Europa
Ogni ordine religioso passa nella
storia attraverso prove della loro fondatezza e della loro forte
fedeltà alla religione. In questo contesto storico la prova grande
che i primi carmelitani dovevano affrontare era proprio quello del
discernere la volontà di Dio, i suoi disegni, per affidarsi a Lui e
in base alla Sua volontà prendere decisioni impegnative nella
sequela di Cristo. Per l’Ordine del Carmelo questo non era facile.
Infatti l’occupazione della Terrasanta da parte dei turchi e la loro
migrazione verso Europa è stato se da una parte una grande prova
interiore dall’altra una benedizione divina, altrimenti, se
sarebbero rimasti l’Ordine non sarebbe sopravissuto. Quello fu il
momento più critico per l’esistenza dell’Ordine ed è in quel momento
che loro hanno agito secondo la volontà dello Spirito Santo che
agisce nella storia e porta avanti i progetti divini. I monaci
vagavano in cerca di luoghi che ricordassero loro il Carmelo,
dovevano pensare alla costruzione dei monasteri; in più, avevano
ancora viva la strage di tanti loro fratelli, la distruzione dei
monasteri dove avevano dovuto abbandonare i ricordi più cari, mentre
quella terra alla quale essi con stento avevano acconsentito di
emigrare nella fiducia di poter in essa continuare quella vita che
era divenuta impossibile sul Carmelo.
Arrivati in Europa dalla Terra Santa si erano stabiliti per primo a
Cipro, a Messina in Sicilia, ad Aylesford e ad Hulne in Inghiltera,
e a Les Aygalades vicino a Marsiglia in Provenza.
La preoccupazione primaria dopo che si sono stabiliti era quello di
adattare la loro vita alle esigenze del tempo facendolo però secondo
lo spirito e quanto possibile come vivevano sul Carmelo. Ma questo
non era facile e dunque chiedono al Papa la mitigazione della
Regola, che era stata scritta esclusivamente per rispondere alle
esigenze della vita sul monte Carmelo. Il 1 ottobre del 1247 nella
sua lettera “Quae honorem” Papa Inocenzo IV pubblica la
Regola con le rispettive mitigazioni.
Se la mitigazione della Regola è stata fatta per facilitare meglio
l’inserimento dei religiosi provenienti dalla Terra Santa nel
contesto sociale ed ecclesiale dell’Europa del XIII secolo, questo
cambiamento ha influito profondamente sullo stile di vita eremitico
vissuto fino ad allora sul Carmelo. Infatti, da un gruppo di eremiti
dediti alla preghiera nel silenzio del Carmelo, ora si ritrovano
nella società europea cambiata e con un ritmo di vita molto
opulente. La nascita degli ordini mendicanti era la risposta a
quella situazione e dunque la pastorale attiva era un mezzo
necessario per la missione. Così i carmelitani si inseriscono in
questo contesto, assumendo il ministero apostolico che si rende
necessario perché la Chiesa diventi sempre più come desidera il
cuore di Dio.
Nei secoli XIII e XIV gli ordini mendicanti sviluppano un nuovo tipo
di apostolato o ministero pastorale, che si adatta alla nuova
situazione della città, supplendo al tempo stesso alle carenze e
alle lacune dell’apostolato anteriore svolto dal clero secolare e
dai monaci.
La novità pastorale introdotta dai mendicanti e la rottura della
struttura tradizionale della pastorale diocesana attraverso una
nuova “struttura universale”, cioè la chiesa conventuale, esente e
dipendente direttamente dal papa. Si tratta di una struttura più
elastica, più valida e più vicina al popolo (almeno in certi
periodi) e che non era della struttura pastorale tradizionale.
I carmelitani partecipano così alle
varie attività apostoliche e il loro stile di vita rimane aperto ad
ogni forma. Solo dal 1261 in poi hanno la struttura pastorale della
“chiesa propria” tipica dei mendicanti e la “cura animarum”
parrocchiale verso la fine del secolo XIII.
Discernere per rinnovarsi
nello Spirito
Da eremiti i carmelitani sono passati
ad essere frati mendicanti, con uno stile di vita totalmente diverso
da come era stato concepito dai primi eremiti sul Carmelo. Un
cambiamento coraggioso che se non veniva fatto certamente
significava per l’Ordine il declino totale e il rischio
dell’estinzione. Lo Spirito ci insegna che se una cosa viene da Dio
persiste nel tempo e si solidifica nei fondamenti. Ma questo lo si
diventa quando si ha piena conoscenza di quello che si è e la
visione chiara verso che cosa si sta andando. Questo era per i
carmelitani che avevano iniziato una nuova vita in Europa una sfida
da affrontare. Infatti una delle difficoltà incontrate dai
carmelitani nel venir accettati sono dovute in parte all’incertezza
delle loro origini. I francescani e i dominicani potevano rifarsi ad
un fondatore certo e ad una data di fondazione. Anche gli
agostiniani non trovavano eccessive difficoltà a convincere il
popolo che S. Agostino era il loro fondatore. Invece i carmelitani
non potevano vantare una certezza altrettanto fortunata.
Questo è stato un modo per ritornare sempre alle proprie fonti e
meditare sulla propria fondazione.
Il discernimento della volontà di Dio
non è sempre un modo facile di vivere la propria chiamata in un
ordine religioso specifico. I carmelitani si sono sempre imbattuti
in varie problematiche che richiedevano soluzioni urgenti cambiando
certe forme del vivere o di concepire l’organizzazione. Nacque così
nel Carmelo quel genere specifico di vita in cui alla
contemplazione, considerata parte principale, si aggiunge l’azione
del ministero apostolico come ridonanza e conseguenza di quella, per
il bene spirituale delle anime.
La ragione di questo è ovvia: mentre gli altri Ordini di vita mista
provengono da un’orientazione prevalentemente apostolica, la vita
del Carmelo, invece, nella sua origine era esclusivamente
contemplativa, per cui adesso va considerato come un ordine
eremitico trasformato.
Tra gli stessi carmelitani sorsero due tendenze che riflettevano la
profondità della crisi. Da una parte una corrente più realistica
rappresentata da Simone Stock (1251), che sceglieva di adattarsi
alla nuova situazione, dall’altra una corrente più idealistica,
rappresentata da Nicola il Francese (1266-1271), che preservava la
solitudine del Monte Carmelo.
I frati erano giustamente eremiti, ma le prescrizioni della nuova
Forma di Vita di Alberto mitigata dal Papa Inocenzo IV li
costringeva a vivere come mendicanti. Attraverso queste difficoltà e
la lettura attenta della Regola nel contesto sociale si forma anche
una identità dell’Ordine
senza tradire nulla della Forma di Vita e nello stesso tempo andare
incontro alle esigenze della Chiesa e del mondo.
Conclusione
Arrivato alla conclusione
di questo lavoro la domanda che può nascere è che alla fine tutto
rimane come lo era prima; una storia già conosciuta e senza la
necessità di rileggerla. Infatti la mia intenzione non era quello di
tirar fuori cose nuove, ma di rileggere la primaria storia dei
carmelitani alla luce della parola discernimento.
Viviamo in un periodo storico che è
alla riscoperta delle proprie origini da un lato e da un altro sta
perdendo pezzi perché ha dimenticato la storia, la propria storia.
Questa affermazione è molto valida anche per la vita religiosa. La
nascita di nuove forme di vita consacrata che hanno anche molte
vocazioni spesso e ben volentieri ci fa capire che è questa la
risposta alle nostre problematiche; fare come fanno loro perché così
piace alla gente. Ma nel contesto del carisma speciale e particolare
questo ragionamento non può andare. Non ci rendiamo conto che gli
altri hanno successo perché sono originali nel trasmettere il loro
carisma mentre noi siamo coloro che copiamo da uno e dall’altro
senza sapere chi si è veramente.
L’Ordine del Carmelo non può
prescindere da quello che è nel suo carisma di fondazione e dunque
nella sua identità. Un Ordine che nasce per vivere la dimensione
della sequela di Cristo in un contesto contemplativo non può non
cercare i luoghi di silenzio e di tranquillità per vivere alla
presenza di Dio secondo lo stile e lo spirito del profeta Elia. Il
mondo d’oggi ha bisogno di questa tranquillità perché ha bisogno di
incontrare Dio. La preghiera e la meditazione della Parola di Dio
sono esenziali nella vita del carmelitano contemplativo seppur in
mezzo al popolo. La dimensione apostolica nasce non per negare la
realtà contemplativa ma per perfezionarla. Vivere alla presenza di
Dio è la causa per quale il carmelitano va ed annuncia l’esperienza
di Dio.
Anche se nell’esporre i capitoli non ho
fatto accenno a questo discorso perché questa conclusione è un
mettere insieme i brani che parlano della storia di 800 anni fa e la
storia di oggi. Una rilettura attenta della storia ci fa vedere le
belle cose passate ma che ancora possono essere presente perché sta
al fondamento della nascita dell’Ordine che non la si può negare o
dimenticare. Quando la si nega o la si dimentica si nega e si
dimentica il proprio presente e allora sì che siamo destinati
all’estinzione perché non abbiamo nulla da dare. Se un pozzo d’acqua
non da più acqua non è più utile, come se una miniera d’oro non dà
più oro è da chiudere. Ognuno deve dare ciò che possiede e ciò che
possediamo come religiosi appartenenti ad un determinato ordine
religioso è il proprio carisma. Anche se diverso nel modo di
trasmissione è lo stesso ciò che si trasmette. Il carisma è il dono
di Dio dato ad un ordine religioso. Un carisma ben specifico per un
popolo ben definito.
Come hanno fatto i nostri fondatori
anche noi oggi siamo chiamati a vivere e trasmettere il proprio
carisma dopo un profondo discernimento alla luce di ciò che i
fondatori hanno voluto trasmettere perché è ciò che lo Spirito ha
voluto dire all’umanità e che ancora oggi, riletto, è valido.
BIBLIOGRAFIA
GAVA Giovanni – COAN Angelo,
Carmelo. Profilo, Storia, Uomini e Cose, Tipografia poliglotta
Vaticana, Roma 1951.
MOLARI Carlo, Mezzi per lo sviluppo
spirituale, in B. SECONDIN – L. GOFFI (a cura di), Corso di
spiritualità, Brescia 1989.
RUPNIK Marko Ivan, Il discernimento.
Prima parte: Verso il gusto di Dio, Lipa, Roma 2000.