STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

Prima

Chi Siamo

Lo Studentato

Il Carmelo

Eventi

Immagini

Notizie

Vocazione

 

L’ULTIMO DONO DI GESU’

 

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala” (Gv19,25).

Maria, la Madre, rimane fedele a Dio e al Suo progetto d’amore dal sì dell’annunciazione fino al Calvario, perché la sofferenza del Figlio è anche la sofferenza della Madre, la croce del Figlio è anche la croce della Madre. È ai piedi della croce che si rende visibile la grande fede di Maria, la quale ha continuato a credere che quell’uomo ricoperto di insulti, di sputi, di sangue, di piaghe era il Figlio di Dio. E qui Maria è testimone della <<completa smentita>> (Redemptoris Mater,18) delle parole dell’angelo: “Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc1,32-33). Nonostante tutto ha creduto, anche di fronte alla fuga dei Suoi amati discepoli. Maria, come Abramo, “ebbe fede sperando contro ogni speranza” (Rm4,18); e proprio mediante questa fede rimane unita al Suo Figlio, rimane nell’intimità col mistero del Suo Figlio. Ella, infatti, “serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr. Gv19,25) soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata” (LG 58). Quindi non si può immaginare Cristo sulla croce senza Maria, la quale è “martire” nel cuore e nell’anima: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc2,35).

Maria ha partecipato in tutto alla vita di Gesù : “Col concepire Cristo, generarLo, nutrirLo, presentarLo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi madre nell’ordine della grazia” (LG 61).

Così Gesù affida alla Madre Giovanni, ovvero tutta l’umanità: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che Egli amava, disse alla madre: <<Donna, ecco il tuo figlio!>>” (Gv19,26). Gesù chiama Maria “Donna”, perché vuole assegnarle un nuovo compito, già abbozzato a Cana di Galilea e in vista della Sua “ora”. Le apre così una missione nuova, senza più frontiere: essere Madre di ogni credente.

E quale scambio avviene sotto la croce! Giovanni al posto di Gesù, <<un servo al posto del signore, un discepolo al posto del Maestro, il figlio di Zebedeo al posto del Figlio di Dio, un uomo semplice al posto del Dio vero>> (S. Bernardo). Ma questa è l’ultima volontà di Gesù, è il dono più caro; Gesù non lascia sola la Madre, ma le affida non solo Giovanni, ma tutta la Chiesa, ciascuno di noi: “Ecco il tuo figlio!”.

E non lascia solo Giovanni, quindi la Chiesa: “Poi disse al discepolo:<<Ecco la tua madre!>>. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv19,27). Così la Sua Madre diventa La Madre, La Madre di ogni uomo, di tutta la Chiesa. Ecco, Gesù rivela una nuova maternità, come già fece un giorno quando una donna dalla folla esclamò: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte” (Lc11,27). In quell’occasione Gesù illuminò i presenti sulla vera maternità, dicendo: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc11,28), distogliendo così l’attenzione dalla maternità intesa solo come legame della carne, per orientarla verso quei misteriosi legami dello Spirito. Infatti, intendeva parlare di Maria che era sì beata per averLo generato, ma anche e soprattutto perché all’annuncio dell’angelo ha accolto la Parola di Dio, ha creduto, è stata obbediente a Dio. Questa “<<nuova maternità>> di Maria, generata nella fede, è frutto del <<nuovo>> amore, che maturò in lei definitivamente ai piedi della croce, mediante la sua partecipazione all’amore redentivo del Figlio” (Redemptoris Mater, 23).

Gesù affida La Madre a Giovanni ed egli cosa fa? “La prese nella sua casa”, <<nella sua intimità>> (De la Lotterie), nel suo cuore. E così “ogni cristiano, come Giovanni, accoglie <<fra le sue cose proprie>> la Madre di Cristo e la introduce in tutto lo spazio della propria vita interiore, cioè nel suo <<io>> umano e cristiano” (Redemptoris Mater, 45). Maria, entrando nella vita interiore di ogni uomo, “coopera alla formazione dei fedeli con amore di madre” (cfr. LG63), coopera con l’artefice interiore, lo Spirito Santo, ma coopera anche con la volontà dell’uomo. Infatti dopo aver affidato alla Madre la Chiesa e alla Chiesa La Madre, Gesù “disse per adempiere la Scrittura:<<Ho sete>>” (Gv19,28). Sì, ha sete della salvezza della nostra anima e attende da noi la risposta a un Tale Amore che sgorga dalla Croce, un Amore che ha scelto la croce per noi. Allora accogliamo un così grande dono: accogliamo Maria nell’intimo della nostra anima, affinchè possa insegnarci la via per andare incontro al Figlio suo, per riconoscerLo come Figlio di Dio e seguirLo sulla via della croce, che non finisce con la morte, ma conduce alla risurrezione e alla vita eterna col trionfo del Bene.

  

Suor Maria Elisabetta della Trinità

Monastero delle Carmelitane Fisciano (SA)