STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

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La grande avventura d’amore! 

 

“Marta, Marta  tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola  è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 11,41-42).

 

         Questo passo del Vangelo di Luca, ha segnato la mia vita fin da quando il Signore è venuto nella mia casa ed ha iniziato con me la  grande avventura d’amore. Egli mi cercava nel mio mondo di ragazza sedicenne che stava alla ricerca di un qualcosa che la facesse sentire importante, meglio dire realizzata. Sembrava,  che io cercassi Lui per poter  capire cosa volesse, ma era Lui che cercava me per parlare al mio cuore e rivelarmi le cose del Padre celeste. Ecco l’agitazione, la frenesia di conoscere e di capire su quali sentieri mi voleva condurre. Molti erano quelli che attiravano la mia attenzione…ed ecco che nasce il dubbio, su quale di essi incamminarmi? Cosa vuoi da me, Signore? Fino a quel momento pensavo di saper tutto, ero molto fiera di quello che ero e facevo, vivevo con l’idea di essere una che tutto sommato con le tante attività, Gli rendeva qualche servizio, “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere” (Mt 25,35). Ma ecco che un campo di lavoro con i Missionari Saveriani sconvolse la mia vita, la vita che mi ero organizzata. Ma  cosa stai facendo? Non vedi che tutto quello che fai non ha senso se non mi permetti di entrare nella tua casa e lasciarti trasformare? Non ha senso se non fai la volontà del Padre mio che è nei cieli! “Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”(Mt 12, 50).

Tu sei qui e i tuoi fratelli in Africa possono aver bisogno di te… Io ho bisogno di te. Non avevo capito che Gesù desiderava un rapporto di amicizia e di amore più profondo con me.  Un’amicizia che voleva e nello stesso tempo mi domandava. Gesù era entrato in me e quando Lui entra in una  “casa” provoca subito delle reazioni, consideriamo quando va da Zaccheo (Lc 19,5-6), o quando va a casa di Levi (Lc 5,29), o alla stessa Betania (Lc 10,38). Mi sconvolgeva il fatto che ciò che  facevo non era niente rispetto a quello di cui il mondo aveva bisogno, così nacque in me il desiderio di donarmi  e di dare la mia vita per i fratelli (cfr. Gv 15,13). Questa passione mi spingeva con tutta l’irruenza del mio carattere a donarmi con grande generosità restando comunque nella sfera del solo fare. Ma, durante quel campo, il Signore “aprì la mia mente all’intelligenza delle Scritture” (cfr. Lc 24,45) e sperimentai i miei limiti, la mia povertà la mia nullità e tutto ciò che avevo fatto fin a quel giorno non mi ritornava. Ora mi è chiaro: nonostante che, ogni mio gesto Gli fosse gradito, e Gesù mi voleva far capire che il troppo fare, senza riconoscere la sua presenza, senza vivere la piena comunione con Lui, attraverso l’ascolto della sua parola, senza riconoscerLo come Verbo Divino proprio come aveva fatto Maria, mi portava al rischio di dimenticarmi di Lui, cosa che Marta non ha fatto. Infatti Marta, nonostante il suo bisogno di dare un po’ frettoloso, in quanto “donna sbrigativa”, nonostante la consapevolezza dei suoi limiti, della sua povertà, nonostante il suo turbamento per la sorella,  ha una grande fede in Gesù e va da Lui. Gesù  non la rimprovera, ma corregge il suo modo frettoloso di donarsi.  E’ciò che ha fatto un pò con me, e nella crisi più profonda ecco l’invito ad una trasformazione interiore ponendomi davanti la vita contemplativa:una cosa è necessaria, Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta”. Mi chiedeva di mettermi davanti a Lui con semplicità, “lo contemplerò non da straniero” (Gb 19,27). Nacque in me la nostalgia insopprimibile di vivere  e saziarmi della sua presenza e di accogliere Colui che donandosi a me mi donava il mistero dell’eterna carità. Anche se questo andava al di là del mio modo di pensare di fare e di dare, il desiderio di rispondere si faceva sempre più incalzante… ma dove poter vivere alla sua presenza? In che modo vivere la sua presenza? Ecco che nacque  il desiderio di fare silenzio, perché Egli potesse parlare; cercavo il silenzio, cercavo la presenza di Dio, sentivo l’esigenza di  accogliere il Verbo di Dio che si è incarnato per condividere la condizione umana. Così le parole del profeta iniziarono a far eco in me: “Parla, Signore, che la tua serva ti ascolta” (cfr. 1Sam 3,10). “Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo corso, la tua parola si lanciò sulla mia terra” (cfr. Sap 18,14-15) e iniziò la grande avventura: nei momenti forti Gesù  come fuoco divoratore mi riscaldava e in quelli bui, quando cercavo di evitarlo, mi perseguitava e mi bruciava. Il desiderio di Lui  non era altro che il desiderio forte di Lui per me, e per colmare questo desiderio misi tutte le mie risorse a sua disposizione e alla sua presenza giorno dopo giorno “sola con il solo” (B. Elisabetta della Trinità), e capii che mi stava chiamando proprio a quella dimensione che prima  mi aveva posto dinanzi…. alla dimensione contemplativa,  dove la Presenza di Dio diventava luce dei miei occhi, amore del mio cuore, forza della mia vita, passione dei miei sentimenti; dove la preghiera diventava uno stato, il luogo dove ci si compromette davvero perché quando si da del “tu” ad una persona non si può più vivere come se essa non ci fosse: Maria stava ai suoi piedi per ascoltare la parola divina e meditarla nel suo cuore come tesoro inalienabile. “Come sono dolci al mio palato le tue parole: più del miele per la mia bocca” (Sal 119[118], 103).   

Arrivai, dunque, al  Carmelo, alla Betania di Gesù, spinta solo dall’amore, per immergermi nella preghiera, per lasciarmi incontrare da Cristo e farmi plasmare con la sua parola - presenza fino a diventare trasparenza luminosa e a vedere la realtà della vita con i suoi occhi “ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2,16). Pensavo che la dimensione contemplativa che stavo scoprendo fosse l’opposto di quella del  fare, e che queste due realtà non potessero mai coesistere. Allora il Signore, che non lascia mai un’opera incompleta, mi fece capire che al Carmelo si è chiamati a riscoprirsi come terra abitata da Lui e, consapevoli di dover lasciare libera la Verità che delle volte si coglie come tuono roboante o silenzio affascinante, come fuoco che brucia o riscalda, come acqua che purifica o ristora, come vento che scardina o accarezza, ad incarnare in noi la Parola per poi generala all’umanità. Quindi la contemplazione della Divina Parola sarà autentica solo se poi questa si traduce in operazione attuante, cioè azione e contemplazione sono due aspetti connessi geneticamente in modo che dalla pienezza della contemplazione e della preghiera scaturisca l’efficacia dell’azione e questa efficacia sia autentica perché torna subito alla contemplazione e alla preghiera. A modo di conclusione faccio mie le parole tratte da Frammenti di contemplazione di una monaca di clausura: “Essere e agire vibrano in sintonia, occhi e cuore si elevano insieme e mentre la strada non avverte il passaggio di Dio né la terra sa di ospitarlo, nella tenda del monastero, semplice come il cielo che ha bisogno del nulla per essere sereno, il Signore mette in comune le sue parole spezzando tutti i sigilli che tengono prigioniera la gioia. E la Parola si fa contemplazione e azione”.

Ogni cosa, dunque a gloria e lode dell’Onnipotente Signore.

 

sr M. Arcangela di Gesù

Monastero delle Carmelitane

                                                                                                     Fisciano (SA)