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STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"
"Ordine
dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"
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La vita consacrata nella Chiesa e nel mondo
fra Mihai Augustin Folner O.Carm.
I. La vita consacrata nella Chiesa
La vita religiosa inizia ad esistere nella Chiesa,
possiamo dire, a partire dalla missione salvifica di Cristo
tramandata poi dagli apostoli a coloro che avevano aderito al
vangelo fino ai nostri giorni. Nella Sacra Scrittura abbiamo diversi
riferimenti alla vita religiosa,
anche se non spesso in modo esplicito, comunque certi criteri di
discernimento e modelli di vita rispecchiano ciò che a partire dal
periodo antico, nella Chiesa, erano sorte esperienze particolari di
vita religiosa.

La
nostra attenzione alla vita consacrata, ovviamente parte dalla
rilevanza che essa ha nella vita della Chiesa. Al magistero
ecclesiale è particolarmente a cuore la realtà della vita
consacrata, non tanto per il numero elevato dei religiosi e nemmeno
per la grande missione che essi svolgono nella Chiesa, nel mondo e a
nome della Chiesa, ma perché l’universale presenza dei consacrati e
il carattere evangelico della loro testimonianza mostrano con tutta
evidenza – se ce ne fosse bisogno – che essa non è una realtà
isolata e marginale, ma tocca tutta la Chiesa.
È risaputo che, nei primi secoli, la vita monastica (a causa delle
rinunce radicali che comportava) venisse spesso considerata come un
modo per sostituire il martirio.
Questa visione oggi è superata dal maggior apprezzamento che viene
data anche alla vita cristiana dei battezzati che, con la loro
adesione al vangelo e la testimonianza di vita non sono meno dei
religiosi consacrati.
Particolare rilievo ha, nella vita consacrata, il significato
sponsale, che rimanda all’esigenza della Chiesa di vivere nella
dedizione piena ed esclusiva al suo Sposo, dal quale riceve ogni
bene. In questa dimensione sponsale, propria di tutta la vita
consacrata, è soprattutto la donna che ritrova singolarmente se
stessa, quasi scoprendo il genio speciale del suo rapporto con il
Signore.
Questa categoria sponsale lo abbiamo trattato molto nel nostro corso
analizzandola da diverse prospettive, sia della vita consacrata
nella Chiesa quanto della vita consacrata vista in se. Non è una
invenzione del dopo il Concilio. Anche i primi padri della Chiesa
avevano attribuito la realtà sponsale della Chiesa Sposa e di Cristo
Sposo. Loro hanno recepito la tradizione di Israele e hanno letto il
rapporto Chiesa-Signore in termini sponsali. Basti pensare ai molti
commenti dei padri al Cantico dei cantici. La categoria sponsale
appartiene anche alla storia della liturgia, soprattutto quella
orientale. In questa chiave sponsale vengono concepiti i riti di
ammissione alla vita monastica e alla vita religiosa e si
moltiplicano i scritti di religiosi e mistici su questo tema.
Il
magistero approfondisce la lunga tradizione di vita consacrata nella
Chiesa che certamente ha influito non solo nei vari cambiamenti
nella Chiesa ma anche nella società. Basti pensare ai primi padri
dell’antico monachesimo, uomini e donne che si sono sentiti chiamati
ad imitare la condizione di servo del Verbo incarnato, e si sono
posti alla sua sequela vivendo in modo specifico e radicale, nella
professione monastica, le esigenze derivanti dalla partecipazione
battesimale al mistero pasquale della sua morte e risurrezione.
Anche il Concilio Vaticano II ha dedicato molti capitoli in varie
documenti conciliari analizzando la vita consacrata da diverse
prospettive. Non sto ad elencarli uno ad uno; mi soffermo invece sul
decreto Perfectae Caritatis che è caratterizzato dal tema del
rinnovamento della vita religiosa e ne tratta in maniera specifica
alcune linee guida.
Il rinnovamento deve essere promosso da tutti i singoli gli istituti
attraverso una nuova vitalità spirituale ed apostolica. Esso ha
come scopo quello di rispondere alle esigenze della Chiesa nella sua
visione globale da parte del mondo. I religiosi sono una parte
fondamentale della Chiesa che deve trasmettere il messaggio
evangelico in piena comunione con il magistero della Chiesa.
Abbiamo approfondito anche questo tema durante il nostro corso. La
buona relazione con il vescovo del luogo è l’indice del unità della
Chiesa. I problemi che riguardano questo tema sono di vario tipo. Il
vescovo essendo il pastore di una diocesi è anche il punto
d’incontro di tutta la comunità diocesana. Lui deve curare affinché
questo incontro e questa comunione possa esistere. Il problema è
duplice perché alcune norme particolari reggono i religiosi
presbiteri, altre reggono i religiosi maschi non presbiteri e le
religiose. Evidentemente il problema è quello di un rapporto di
stima, comunione, coordinamento, promozione.
Le comunità religiose inserite in una diocesi, anche se godono di
una certa autonomia devono essere in buona sintonia con la comunità
locale, con il vescovo e i suoi collaboratori per riuscire a
trasmettere il messaggio evangelico senza difficoltà o ambiguità.
Nella Chiesa i consacrati sono direttamente coinvolti nella missione
della Chiesa; missione che deve essere sotto il segno della croce e,
dunque, è la missione stessa di Cristo. La Chiesa stessa è
missionaria e la vita consacrata è coinvolta intensivamente
nell’attività apostolica e missionaria della Chiesa.
L’indole missionaria tocca la vita consacrata nella misura in cui
essa è messa a disposizione di quelli che non venivano considerati i
destinatari della salvezza, anzi si riteneva fossero in una
situazione di peccato. Il discorso è molto prossimo a come farsi
carico del compito missionario della Chiesa: da una parte dobbiamo
annunciare Cristo crocifisso ma dall’altra dobbiamo porci in
atteggiamento di rispetto nei confronti delle realtà religiose altre
e diverse. Questo compito nella storia della vita consacrata è stato
ed è carisma particolare di non poche famiglie religiose.
Infatti, la straordinaria ricchezza e varietà di carismi, di
missioni e di specializzazioni tipiche della vita consacrata ha
sempre impreziosito la Chiesa, rendendola più atta a rispondere
alle varie necessità e ai bisogni che si sono presentati nei diversi
momenti storici, spesso con carattere di urgenza.
Come ci ricorda anche l’esortazione apostolica vita consecrata,
essa ha il compito profetico di ricordare e servire il disegno di
Dio sugli uomini, come è annunciato dalla Scrittura e come emerge
anche dall’attenta lettura dei segni dell’azione provvidente di Dio
nella storia.
Attraverso questo duplice aspetto la vita consacrata nella Chiesa è
quella che deve essere, come lo è stata dagli inizi della nascita
del cristianesimo, anche se essa non sempre è stata vista nella sua
pienezza nella Chiesa. Ancora oggi si può sperimentare in diversi
parti che essa è messa in un secondo luogo nell’esperienza
ecclesiale, in particolare quando stiamo parlando nella prospettiva
gerarchica. Facendo distinzione tra il popolo di Dio e la gerarchia
i religiosi sono stati considerati nella categoria del popolo di Dio
ed è una cosa ben accetta. Tutta la comunità dei battezzati è parte
integrante del popolo senza ma o forse. Infatti, se la Chiesa è
sacramento di salvezza, spetta alla categoria di popolo di Dio
esprimere, significare, come questa salvezza debba essere
sperimentata nel mondo e nella storia. Questa la ragion d’essere del
popolo di Dio, popolo nuovo, popolo messianico, popolo
universale, popolo missionario.
Nella missione stessa del popolo di Dio si inscrive anche la
vita consacrata nei suoi aspetti particolari e spesso singolari. Il
problema è quando essa non viene accostata né al popolo di Dio e
nemmeno alla gerarchia e dunque non trova un suo posto evidente. La
vita consacrata però è nella Chiesa e per la Chiesa una colonna
forte senza la quale la sua missione potrebbe venir meno. Suo
compito peculiare, come ci dice l’esortazione apostolica “vita
consecrata”, è di tener viva nei battezzati la consapevolezza dei
valori fondamentali del Vangelo, testimoniando “in modo splendido e
singolare che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio
senza lo spirito delle Beatitudini”. Con il suo stesso esistere
nella Chiesa, la vita consacrata si pone al servizio della
consacrazione della vita di ogni fedele, laico e chierico.
II. La vita consacrata nel mondo
La presenza dei religiosi nel mondo è molto evidente e
si diversificano per categorie in funzione dei loro carismi
fondazionali oppure dalle esigenze particolari che esistono nei vari
luoghi dove prestano il loro servizio e la loro missione. Non
testimoniano altro che il Vangelo di Cristo e dunque sono membri
visibili della Chiesa che si impegna concretamente nella diffusione
dell’annuncio salvifico di Cristo. Il suo ragion d’essere nella
Chiesa non è data solamente dal suo slancio missionario attivo
perché prima di essere nel mondo essa è per il mondo un segno e una
testimonianza che aderire al vangelo si può fare in diversi modi e
ogni particolarità completa la varietà della Chiesa, popolo di Dio.
Nell’esperienza cristiana, nel punto in cui emerge l’impegno
evangelico al servizio degli uomini, esiste dunque un “davanti a
Dio” radicalmente primordiale, che non è possibile cancellare o
dissolvere vedendovi solo un corollario dell’azione. La Chiesa e
dunque anche la vita consacrata, entrano nel dinamismo della
trasformazione del mondo solo mantenendo gli occhi ben aperti su Dio
e confessando ch’essa trova nella fede in Gesù Cristo la sorgente,
la motivazione e il modello del proprio servizio.
Nel
periodo antico, in rapporto con il mondo, il religioso era colui che
o per umiltà, o per vigile prudenza, abbraccia spontaneamente una
vita che l’assimila alla categoria dei penitenti e lo conduce ad
accettare una rude esistenza fatta di digiuni e di continenze per
garantirsi la propria salvezza.
Da questa visione sulla vita consacrata nasce la visione che
distingue nella vita del cristiano la cosiddetta vita “comune” e la
vita di perfezione del religioso. Qui siamo molto lontani dalla
dottrina della chiamata universale alla santità e dunque della
possibilità effettiva della stessa santità per ogni cristiano che
vive secondo lo Spirito di Dio.
Nel mondo odierno questa visione della vita consacrata sta sparendo
e loro si trovano a collocarsi tra i poveri a causa del loro stato
di vita definito dal celibato e dalla comunità. Ma la loro funzione
è multipla e vediamo che quando si assiste a ciò che accade, si vede
che i religiosi hanno orientato la loro azione in diverse direzioni:
essi cercano, nei più disperati contesti, di esercitare una funzione
profetica di denuncia e di promessa, tentando così di provocare i
responsabili a verifiche e riforme; essi vivono con i poveri: li
aiutano ad affrontare la situazione, a diventare uomini, per la loro
organizzazione e per la loro battaglia ma anche per edificarsi
grazie alle loro qualità umane di perseveranza, di forza e di aiuto
reciproco.
Loro sono impegnati, in nome della Chiesa, a dialogare con tutti ed
essere per tutti. Oltre al servizio attivo verso gli ultimi, come
abbiamo descritto sopra, loro hanno anche una sensibilità ecumenica
che nasce dalla consapevolezza che in altre chiese e comunità
ecclesiali si conserva ed è fiorente il monachesimo, come nel caso
delle chiese orientali, o si rinnova la professione dei consigli
evangelici, come nella comunione anglicana e nelle comunità della
riforma. Sono attivi promotori anche del dialogo interreligioso dal
momento che questo fa parte della missione evangelizzatrice della
Chiesa.
Questa vita consacrata non è soltanto ricca di valori positivi, ma
anche di sfide negative. Particolarmente essa è chiamata a rinnovare
una presenza di Cristo e della sua Chiesa nella storia e nelle
strutture del mondo.
La fuga del mondo che ha caratterizzato la vita religiosa nelle sue
origini, ed era una fuga fisica, potremmo dire che oggi è del tutto
sconosciuta, né si pensa che la fuga del mondo nell’antichità non
aveva il senso che ha oggi. La fuga mundi di cui parlano i
vecchi testi, nonostante un’esplicitazione teologica spesso
esagerata che si prolunga per molto tempo nella storia, non va
identificato senza sfumature con il disprezzo o con la condanna del
mondo.
Ecco dunque i religiosi con tutti i cristiani in piena azione nel
mondo e per il mondo, impegnati ovunque si cerca il vangelo, in una
presenza apostolica che vuole essere inglobante e che, se è
coraggiosa e condotta con convinzione e serietà, trova l’audacia per
andare fino in fondo ai progetti umani. In questo contesto il
religioso deve condividere l’inquietudine cristiana come tale non
in maniera passiva, ma cercando di infonderle la sua incisività.
La vita religiosa in
diretto contatto con il mondo e strettamente ancorata alla struttura
della Chiesa mette in pratica i suoi carismi senza perdere di vista
i cambiamenti veloci della società e dunque la necessità che il loro
operare possa modificarsi e prendere nuove vie. Non si tratta di
cambiare il loro carisma ma renderlo più completo e dunque
efficiente quando può capitare che esso viene meno. Questo aspetto
non riguarda solamente la vita religiosa quanto la Chiesa in se. Il
vangelo con il suo messaggio salvifico è e rimane tale quale. Le
forme di evangelizzazione come anche il modo con cui ci si rapporta
al mondo devono cambiare se si vuole arrivare alle persone, alla
maggior parte di loro con una chiara concretezza. Se la società
cambia e la vita diventa più complessa anche il servizio deve
rispondere alle esigente complesse. Lo Spirito Santo che conosce
tutto non cessa di assistere la Chiesa, sia alimentando negli
Istituti già esistenti l’impegno del rinnovamento nella fedeltà al
carisma originario, sia distribuendo nuovi carismi a uomini e donne
del nostro tempo, perché diano vita a istituzioni rispondenti alle
sfide di oggi. Segno di questo intervento divino sono le cosiddette
nuove
Fondazioni, con caratteri in qualche modo originali
rispetto a quelle tradizionali.
Tante antiche e recenti fondazioni portano i consacrati là dove
abitualmente altri non possono andare. In questi anni consacrati e
consacrate sono stati capaci di lasciare le sicurezze del già
noto per lanciarsi verso ambienti e occupazioni a loro
sconosciuti. Grazie alla loro totale consacrazione sono infatti
liberi per intervenire ovunque vi siano situazioni critiche, come
mostrano le recenti fondazioni nei nuovi Paesi che presentano sfide
particolari, coinvolgendo più province religiose allo stesso tempo e
creando comunità internazionali. Con occhi penetranti e cuore grande
hanno raccolto l'appello di tante sofferenze in una concreta
diaconia della carità. Dappertutto costituiscono un legame tra
Chiesa e gruppi emarginati e non raggiunti dalla pastorale
ordinaria. Persino alcuni carismi che sembravano rispondere a tempi
ormai trapassati, acquistano rinnovato vigore in questo mondo che
conosce la tratta delle donne o il traffico dei bambini schiavi,
mentre l'infanzia, sovente vittima di abusi, corre i pericoli
dell'abbandono sulla strada e dell'arruolamento negli eserciti.
Da quanto abbiamo appreso dal documento della Congregazione per gli
istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, la
nuova evangelizzazione pone un interrogativo alla stessa vita
religiosa circa il grado della sua evangelizzazione interna, cioè
della sua adesione al Vangelo, della sua convinzione profonda circa
la sua necessità anche per l’uomo d’oggi. L’evangelizzazione inizia
da se stessi, dall’essere cioè portatori evangelici del vangelo,
portatori lieti della lieta notizia e da essa trasformati: il mondo
viene riportato a Dio infatti innanzitutto da uomini e donne che,
avendo ascoltato il Vangelo, iniziano il loro ritorno a Dio,
portando con sé l’intera umanità.
Concludo con le parole dette dal Papa Giovanni Paolo II rivolte ai
consacrati dicendo che Il Concilio
Vaticano II ha messo in piena luce la vita consacrata, affermando
che essa è profondamente unita alla santità e alla missione della
Chiesa. Essa si trova nel cuore stesso della Chiesa, poiché esprime
la più profonda essenza della vocazione cristiana: è il dono
radicale che la persona fa di se stessa per amore di Cristo -
Maestro e Sposo - e dei fratelli redenti sulla croce con il sangue
del Salvatore.
E anche Benedetto XVI afferma in un suo discorso che i
consacrati e le consacrate sono chiamati ad essere nel mondo segno
credibile e luminoso del Vangelo e dei suoi paradossi, senza
conformarsi alla mentalità di questo secolo, ma trasformandosi e
rinnovando continuamente il proprio impegno, per poter discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (cfr Rm
12,2).
Messaggio di Giovanni Paolo II alle
persone consacrate nella sua Visita Pastorale in Polonia,
Jasna Góra, 4 Giugno 1997.
Discorso
del Papa ai Superiori e alle Superiore generali degli Istituti
di Vita Consacrata, CITTA’ DEL VATICANO, 22 maggio 2006.