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STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"
"Ordine
dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"
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Giovanni della Croce (1542 – 1591)
I parte:
Come leggere san Giovanni della Croce
John Keating, O. Carm., Corso di
Formazione, Spagna 2005
Giovanni della Croce è uno dei santi
carmelitani più grandi, ma ancora rimane come un qualcosa di misterioso
per i carmelitani. Si dice spesso che è troppo difficile o austero, che
esige troppo. Nel corso della mia vita ho assistito a una grande
riscoperta di Giovanni ed anche a seri tentativi di rendere il suo
pensiero e i suoi insegnamenti più abbordabili. Questa presentazione
metterà a fuoco le modalità con le quali ci si può avvicinare ai suoi
lavori, riconoscendo che probabilmente non c’è un unico modo per fare ciò.
Le nostre biblioteche sono piene di testi sui suoi lavori. Da dove
iniziare? La quantità degli scritti giovannei non è debordante. La
versione inglese che io uso ha appena ottocentoquattordici pagine,
comprese le introduzioni, gli indici e l’ambientazione storica.
Il materiale degli scritti di Giovanni è profondo.
Credo che il cantautore americano Bob
Dylan abbia detto una volta: ”L’amore è la terra dei poeti”. Con Giovanni
ci addentriamo in diversi territori della terra dell’amore. Muoviamo i
nostri passi nell’area del mistico, del poeta, del maestro, del santo.
Entrando nella terra della sua esperienza troviamo una straordinaria
abilità linguistica nell’afferrare il Todo (Tutto) e Nada
(Nulla) di Dio. Immagini e idee, oltre il prosaico, catturano lo
sguardo interiore di un personaggio che percorre il cammino dell’unione
con Dio. Egli è dotato linguisticamente e teologicamente. Ciò che possiamo
cogliere nella sua esperienza è il componimento poetico ricco di
musicalità e di potenti immagini. I commentari spiegano la terminologia e
le implicazioni. Al pari dei grandi maestri spirituali, il modo migliore
per comprenderli è quello di avvicinarsi loro facendo attenzione agli
eventi fondanti della loro vita.
Non farò molti rimandi durante queste
presentazioni poiché credo che il modo più facile di guardare a Giovanni
sia attraverso le sue stesse parole. Molti dei miei rimandi vi dirigeranno
principalmente al testo dello stesso Giovanni. Con il trascorrere del
tempo ho provato a confrontarmi con l’introspezione di Giovanni e il
materiale presentato in questa settimana rifletterà la mia comprensione
basata su ciò che egli dice, su ciò che altri dicono di lui e,
principalmente, su una personale interazione con il testo, interazione che
è stata anche influenzata dal mio personale cammino spirituale.
L’esperienza di
vita
Spesso l’immagine che di Giovanni della
Croce ci viene rimandata è quella del duro asceta la cui vita e i cui
insegnamenti sembrano essere inaccessibili ai contemporanei. Il testo ci
rivela un altro Giovanni: l’amante compassionevole. Nella sua vita ci sono
i semi per cogliere la reale natura dei suoi insegnamenti nella vita
spirituale. Giovanni scrive sulla relazione tra l’Amato e l’amante. È
opportuno leggerlo nel contesto di una profonda relazione amorosa tra Dio
e noi. Iain Matthew rappresenta l’esperienza di vita di Giovanni come una
chiave, «una via nella sua mente e nel suo cuore».
Non ho intenzione di attraversare
cronologicamente la sua vita, dal momento che questo farà parte delle
visite ai luoghi nei quali ci recheremo in questi dieci giorni. Basta dire
che egli è nato dalla relazione amorosa fra Gonzalo de Yepes, mercante di
stoffe, e Catalina Alvarez, di umili origini. Il loro amore ha resistito,
nonostante le avversità e la povertà che hanno attraversato, esperienze
che hanno sicuramente segnato il piccolo Giovanni. I legami familiari
erano molto importanti per lui. La morte prematura del padre lasciò la
famiglia in povertà e la famiglia di Gonzalo si rifiutò di aiutare la
bisognosa Catalina. La relazione con suo fratello Francesco è durata per
tutta la sua vita. La morte di suo fratello Luis, probabilmente per
malnutrizione, lo segnò profondamente. La sua esperienza della povertà lo
condusse a lavorare nell’ospedale de Las Bubas, accudendo i malati, gli
indigenti, raccogliendo elemosine per il lavoro dell’ospedale. Si dice che
tra i diciassette e i ventuno anni fosse un cantastorie, infermiere,
cantante e poeta. Al collegio gesuita di Medina del Campo, studiò greco,
latino e metafisica. Qui cominciò a esplorare i classici spagnoli.
La vita di Giovanni fu modellata da tutti
questi eventi che devono aver avuto effetto sul suo primo sviluppo
spirituale. Povertà familiare e difficoltà, eco dell’educazione classica,
senso di responsabilità e lavoro emergono già dai primi anni.
Il suo inatteso ingresso nel Carmelo
rivela un segreto desiderio di solitudine e silenzio. Questo desiderio
contemplativo sarebbe riemerso più tardi nella sua vita e sarebbe divenuto
esplicito al tempo del suo incontro con Teresa di Gesù. Le influenze più
tarde sono rappresentate dagli studi di Salamanca dove studiò filosofia e
teologia sotto alcuni dei più grandi nomi del tempo.
Era un luogo di interessi, splendore e innovazione. L’intero luogo, inteso
sia come edificio sia come sede di studio, era intonato al periodo d’oro
del Rinascimento, della riforma e della rinascita spirituale (erano gli
anni di Teresa, Ignazio di Loyola, Roberto Bellarmino, Francesco di Sales...).
Furono anche anni di scoperte con le grandi esplorazioni e l’apertura
dell’Europa verso gli altri mondi.
Oltre gli studi universitari, ci furono
anche studi carmelitani interni all’Ordine. Tra questi c’era la Regola,
l’Istituzione e gesta dei primi monaci e gli scritti di Giovanni
Banconthorpe (c. 1290 – 1348). Ci sono prove che Giovanni avesse uno
“straordinario talento”.
In quel periodo tenne lezioni e fu prefetto degli studi. Il livello
dell’attività durante questo periodo avrebbe portato a un certo conflitto
interiore con il suo profondo desiderio per la vita contemplativa.
Giovanni era al terzo anno di studi a Salamanca quando Giovanni Battista
Rossi, eletto Priore Generale nel 1564, visitò il colelgio. Fu detto che
il giovane frate fece una grande impressione al Generale.
Ordinato nel 1567 le difficoltà
vocazionali continuarono. E poco dopo ci fu il primo incontro con Teresa
di Gesù. Fu un incontro molto significativo. Teresa era a Medina per
iniziare la seconda fondazione e cercava qualche frate per intraprendere
la sua riforma fra gli uomini. Lei era cinquantaduenne e lui
venticinquenne. Fu l’amicizia a cambiare la direzione delle loro vite. Lei
incoraggiò lui a rimanere nell’Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo
e seguire la direzione più contemplativa della riforma. Lui avrebbe voluto
vivere più semplicemente all’inizio a Duruelo (1568). Più tardi (1577) si
sarebbe trasferito ad Avila come confessore e poi ci fu l’esperienza di
Toledo. I nove mesi di prigione furono bui e dolorosi, ma al tempo stesso
furono gli anni del suo approfondimento spirituale. Durante la sua fuga
prese con sé un taccuino con poesie scritte durante il tempo della
prigionia.
Nel 1578-79 mentre si trova a El Calvario
(Sierra del Segura, Jaén) inizia e continua a scrivere su richiesta delle
monache di Beas. In quel periodo realizza il bozzetto del Monte Carmelo,
scrive le Parole di Luce e d’Amore e alcuni iniziali commentari
alle stanze del Cantico Spirituale e la Notte Oscura. Molti
dei commentari furono scritti mentre risiedeva in Granada e la pura
belleza del posto penetrò nell’immaginario della sua poesia. L’amicizia fu
anche grandemente apprezzata da lui e, sebbene diverse lettere furono
distrutte verso la fine della sua vita, abbiamo testimoninanze che
sviluppò importanti relazioni. Gente come Doña Ana de Peñalosa oltre a
richiedere i suoi consigli spirituali lo aiutò nella costruzione del
convento di Segovia quando lui era Priore. Morì a Ubeda il 14 dicembre
1591 dopo un incredibie sofferenza fisica e quasi rifiutato all’interno
della riforma.
La sua vita e i suoi scritti sono
inseparabili. Essi riflettono la sua esperienza e la profondità del suo
cammino spirituale. Non possiamo sperimentare la sua esperienza, ma
possiamo vedere nella sua poesia e, per estensione, nei commentari, la
profondità della sua introspezione. Egli ci introduce alla spiritualità
carmelitana come alla “scuola dell’amore”, l’apofatico artista della vita
interiore che ci permette di uscire dal falso sé.
I Prologhi
Nella nostra lettura di
Giovanni della Croce ci sono un certo numero di elementi utili per noi.
Prima di tutto, Giovanni e Teresa scrivevano soprattutto per i membri
dell’Ordine. Erano persone serie per quel che riguarda la loro vita di
preghiera e sviluppo spirituale. Egli vide il suo impegno come
estremamente serio per la salvezza delle anime.
Vale la pena notare che il principiante per Giovanni è uno che è già in
cammino, impegnato nel suo lavoro. Egli lo considera già come dedito alla
meditazione ma non ancora contemplativo. In un periodo in cui gli
argomenti spirituali avevano la precedenza, Giovanni scriveva per coloro
che avanzano lungo il cammino della perfezione e, quindi, per questo è una
delle grandi guide spirituali.
«Del
resto, mio scopo principale non è rivolgermi a tutti, ma solo ad alcune
persone della nostra santa religione del primitivo Ordine del Monte
Carmelo, sia frati che monache, che mi hanno chiesto di farlo. Dio ha
concesso a tutti costoro la grazia di percorrere il sentiero di
questo
“Monte”.
Poiché essi si sono già spogliati dei beni di
questo
mondo, capiranno meglio la dottrina della nudità dello
spirito».
In secondo luogo, le difficili sezioni a
proposito della “purificazione”, che alcuni ritengono troppo severe, non
devono essere lette isolatamente rispetto all’intero insegnamento o del
periodo in cui sono state scritte. Riflettono il difficile tempo in Sagna
in cui hanno visto la luce. Gli “Illuminati” (Alumbrados), un
gruppo che rivendica la diretta illuminazione divina e che considera
superflui la preghiera individuale e la pratica della vita sacramentale,
erano dominanti. Da qui, essi sono caduti sotto i sospetti
dell’Inquisizione. Giovanni scrive in un clima di confusione riguardo le
cose spirituali. Come terzo punto, dobbiamo tenere a mente che persino il
suo linguaggio nei commentari non si adatta ai moderni lettori.
Giovanni ci aiuta, in ogni caso, con meravigliose immagini ed esempi che
ci permettono di andare oltre i limiti del tempo in cui il testo vede la
luce. Molte edizione delle opere complete di Giovanni della Croce hanno un
glossario.
Questo è davvero utile da tenere a portata di mano durante la lettura del
testo. Alcuni termini devono essere spiegati. Oggi, a proposito delle
“passioni” noi dovremmo leggere “appetiti” – come alcuni scrittori moderni
definiscono i sentimenti e addirittura le dipendenze – e “anima” come
“persona” dipendentemente dalla comprensione contemporanea. La
terminologia filosofica e teologica è parimenti differente.
Ogni epoca ha il proprio linguaggio per
esprimere l’esperienza mistica e noi abbiamo bisogno di sapere come
leggere questo materiale.
Era uno scrittore del suo tempo e le influenze che questo ha avuto su di
lui contribuiscono ad una più profonda comprensione delle opere.
Principio fondamentale della teologia di Giovanni è che Dio è tutto.
È il Prologo ad essere molto
importante quando si legge Giovanni, dal momento che egli ci dice
sinceramente e direttamente cosa spera di dire nel suo lavoro. Forse
Giovanni stesso può dirlo meglio nel suo Prologo alla Salita del
Monte Carmelo, 8:
«Trattandosi
della dottrina della notte oscura, attraverso la quale l’anima deve andare
a Dio, il lettore non si meravigli di trovarla alquanto… oscura. Credo che
questo potrà accadergli all’inizio della lettura. Andando avanti, però,
comprenderà meglio anche il principio, perché un punto di dottrina
illumina l’altro. Rileggendo, poi, una seconda volta, credo che tutto gli
sembrerà più chiaro e la dottrina più sicura. Ma se qualcuno trovasse
difficoltà in questa dottrina, l’attribuisca tranquillamente al mio poco
sapere e all’imperfezione del mio stile; però l’argomento in sé è
indubbiamente buono e molto utile. Ritengo, tuttavia, che solo pochi se ne
avvantaggerebbero anche nel caso che si scrivesse di queste cose in
maniera più compiuta e perfetta. Qui non illustrerò una spiritualità molto
facile a praticarsi e gradita a tutti quelli che preferiscono andare a Dio
attraverso esperienze dolci e piacevoli. Esporrò, al contrario, una
dottrina sostanziosa e solida, adatta a tutti quelli che vogliono passare
attraverso la nudità dello spirito, descritta in quest’opera».
Egli è attento alle nostre difficoltà. È
suo desiderio esprimere l’amore infiammato dall’abbondanza della sua
comprensione mistica.
Giovanni beve dal pozzo della sua profonda esperienza. Dice direttamente
che avrebbe potuto fare un miglior lavoro scrivendo, ma il contenuto è
così importante che è meglio scrivere in modo imperfetto. Quando le
persone incontrano il testo è molto importante comprendere che loro
possono non avere ancora fatto esperienza di ciò che egli sta dicendo e
possono, di conseguenza, perdere quello che egli sta cercando di dire. La
guida, o direttore spirituale che dir si voglia, non può ignorare questo
materiale. Giovanni ci esercita a identificare cosa succede nelle nostre
vite e le vite di coloro che stiamo guidando. Dedica poco tempo ai
direttori spirituali ignoranti!
«Queste unzioni e squisitezze dello Spirito Santo sono così delicate e
sublimi e possiedono un apurezza tanto fine da non poter essere intere nè
dall’anima dè da chi la dirige, ma solo da colui che con grande facilità
le infonde per compiacersi maggiormente in lei. Basta che l’anima voglia
fare qualche atto con la memoria dell’intelletto e la volontà, o applicare
il senso e l’appetito onde raccogliere qualche notizia o qualche piacere o
gusto, perché esse con la massima facilità vengano distubate ed impedite,
il che sarebbe un grave danno, grande dolore e angoscia».
Egli considera la relazione con Dio e con
noi stessi molto seriamente. La magnificenza della poesia Il
pastorello dà voce laddove «l’incredibile dolore... (diventa, infatti)
come una ferita d’amore aperta». Il ritornello ricorrente che attraversa
la narrativa dolente è un tema positivo dell’«amore». È la chiave della
gioia quella che dobbiamo usare per leggere Giovanni e che ci portar al di
là della paura di ciò che egli ci domanda. Il testo di Giovanni spesso ci
stimola a riflettere sulle nostre motivazioni personali. È bene notare le
cose significative che egli dice anche solo una volta in un’opera ed è
vitale stare attenti a questo avvenimento. Ci sono molti tesori da
scoprire leggendo e rileggendo questi testi. Chi si è addentrato in queste
profondità può dirsi sensibile a questo materiale. I Prologhi sono
un ottimo modo per iniziare la lettura di Giovanni.
«Cercherò di dire quanto so, appoggiandomi alla Sacra Scrittura, e
avvertendo che tutto ciò che dirò è inferiore alla realtà, quanto
l’immagine dipinta al suo modello vivente».
Gli scritti
Il corpus giovanneo non è molto
grande se confrontato con quello di altri autori spirituali, come abbiamo
già detto. Il materiale è stato scritto in un periodo di quattordici anni,
soprattutto verso la fine della sua vita.
Ci sono solo quattro opere maggiori
-
Salita del Monte Carmelo
-
Notte Oscura
-
Cantico Spirituale
-
Fiamma Viva d’Amore
Ci sono anche lettere, varie massime e
consigli.
In ordine cronologico, gli scritti sono i
seguenti:
Prigione di Toledo
(1578)
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Cantico Spirituale
(poesia, 31 stanze)
-
La Fonte io conosco
(poesia)
-
Le romanze: Sul testo evangelico
“In principio erat Verbum” (poesia), Sul salmo “Super flumina
Babylonia” (poesia)
Calvario-Beas-Baeza
(1578-81)
-
Notte Oscura
(poesia, 1578 o 1579)
-
Il disegno del Monte Carmelo
-
Detti di Luce e di Amore
-
Cautele
-
Consigli a un religioso
-
Salita del Monte Carmelo
(trattato, 1581-85)
-
Aggiunte al Cantico Spirituale
(poesia), altri poemi (1580-84)
Granada
(1582-88)
-
Cantico Spirituale
(commentario in una prima redazione, 1584)
-
Notte Oscura
(commentario, 1584-85)
-
Ultimi poemi a Granada (1585)
-
Fiamma Viva d’Amore
(commentario in una prima redazione, 1585-86)
-
Cantico Spirituale
(commentario in una seconda redazione, 1585-86)
La Peñuela
(1591)
Leggendo il
testo
Ci sono differenti vie di approccio alla
lettura di Giovanni della Croce. Forse la poesia è la più vicina
all’esperienza di Giovanni. Ed è probabilmente la migliore per entrare nei
suoi testi. Fondamentale sopra ogni cosa è il fatto che quando si legge il
testo di Giovanni non è possibile dimenticare che è Gesù ad essere modello
e guida. Attraverso la morte di Gesù noi oltrepassiamo la schiavitù per
giungere alla libertà di Dio – “Ah, pura grazia”. Egli descrive ciò come
una fuga per asservirsi al “cuore del Figlio”.
In una notte
oscura,
con ansie,
dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte
fortunata!,
uscii, né
fui notata,
stando la
mia casa al sonno abbandonata.
A volte quando il viaggio è troppo
difficile dobbiamo tenere il nostro obiettivo a mente. Così, iniziare
dalla fine, che è l’Unione con Dio, e guardare indietro ci può essere
d’aiuto. Leggendo la Fiamma Viva e il Cantico Spirituale,
insieme ai loro commentari, essi ci conducono al Centro in cui l’unione è
presentata con una terminologia nuziale. Gli echi qui sono chiaramenti
legati alla letteratura sapienziale del Cantico dei Cantici. Questi testi
rivelano l’esperienza dello stato di unione con Dio. Qui l’anima
purificata si muove verso la perfezione dell’amore. Per arrivare a questo
punto è necessario seguire il cammino descritto nella Notte Oscura
(due libri) e nella Salita del Monte Carmelo (tre libri). La
lettura della Fiamma e del Cantico per prima cosa ci conduce
alla natura dell’amore in sé come detto da Giovanni – “dal mio amor tutta
infiammata”. La Notte Oscura e la Salita ci mostrano il
cammino – lasciando andare l’egocentrimo e i falsi idoli – verso l’ordine,
attraverso il cammino del silenzio e del sonno, per andare verso “uscii,
nè fui notata”. La Notte Oscura appronta il cammino di fuga.
Giovanni descrive entrambi questi movimenti nel secondo libro della
Salita, cap. 5.
L’intero cammino verso questa unione è
la “notte” per Giovanni ed è un cammino da percorrere nella fede. È un
processo di purificazione o “purgazione” che bisogna compiere per arrivare
trasformati all’unione. È il cammino della perfezione.
Strutture
C’è una struttura nell’intero corpus
degli scritti che non risulta troppo rigida a proposito del testo. La
trasformazione è un processo graduale fino a che non giungiamo alla
“unione di simili”. Dio è il centro dell’anima per Giovanni. La
trasformazione ha luogo attraverso l’impegno con il centro. Possiamo
essere aiutati nella descrizione di questo viaggio in due modi: un
movimento lineare o uno attraverso cerchi concentrici.
Il testo di 1 Corinzi 13, 12,
sebbene non citato esplicitamente da Giovanni, deve essere utilizzato come
strumento esegetico per il modo lineare di leggere i testi.
«Ora vediamo come in uno specchio, in maniera
confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo
imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono
conosciuto».
L’individuo deve
passare attraverso differenti “veli” o periodi di bui per vedere Dio “viso
a viso”. In questa vita noi non possiamo vedere chiaramente.
È
anche importante ricordare che Giovanni scrive per individui e non per
esperienze collettive. Il suo insegnamento è sistematico – teologia
spirituale nell’accezione migliore del termine.
La vita spirituale dell’individuo attraversa varie fasi o livelli. Un velo
dei “sensi”, un velo dello “spirito” e, infine, un velo della “vita” sono
sperimentati in una sempre profonda trasformazione della vita. Ognuna di
queste tre fasi è catalogata come “notte oscura” che ha elementi attivi e
passivi. Bisogna anche notare che tali elementi non sono inseriti in un
singolo movimento ma ogni persona si muove in avanti o indietro attraverso
differenti livelli, in diverse epoche della vita. La nozione di “notte
oscura” sarà trattata di nuovo nella mia seconda presentazione.
L’obiettivo qui è di indicare la struttura per orientarsi nel materiale.
Cosa ci impedisce di vedere Dio faccia a faccia?
Giovanni ci
insegnerà a riconoscere che abbiamo bisogno di essere lasciati andare – è
come mettere a nudo ciò che impedisce la visione di Dio che è al centro
del tutto. Questo è il processo della notte oscura. In questa prova noi
comprendiamo la fiamma dell’amore che deve essere provata, anche
con sofferenza, prima che la guarigione abbia luogo. È
quest’amore che ama e guarisce
al tempo
stesso la persona che Dio ama. La sofferenza proviene da ciò che non è
Dio, dagli attaccamenti disordinati, dalla gratificazione del sé, dai
falsi idoli, dalla purificazione delle motivazioni, dal falso sé. Dio è
all’opera (elemento passivo) e noi siamo al lavoro (elemento attivo). È
utile tutto
ciò che accade nell’ordinarietà della vita (sensi) e a un livello profondo
in noi, le persone che percepiamo di essere, e a un livello profondo, le
nostre facoltà interiori di memoria, volontà e intelletto (spirito).
Passando attraverso i veli uno e due noi siamo condotti alla “purità di
cuore” – desiderare ciò che Dio desidera.
Una
struttura utile per la lettura di Giovanni è vedere cosa egli stesso dice
a proposito di ciascuno dei veli nei diversi commentari: la notte attiva
dei sensi (Salita, libro I); la notte passiva dei sensi (Notte
Oscura, libro I); la notte attiva dello spirito (Salita, libro
II); la notte passiva dello spirito (Notte Oscura, libro II).
Per capire
ques’altra via, quella cioè dei cerchi concentrici, è opportuno andare al
Centro. Qui noi troveremo la luce di Dio disegnata per noi come il centro.
Come tre centri concentrici, la luce si irraggia dagli aspetti basilari
della nostra vita. L’amore di Dio cambia la gente. Giovanni vede questo
molto chiaramente. Non è come se la vita spirituale fosse una lotta
enorme, ma è come se Cristo ci avesse portati sulla cima della montagna, e
la salita diviene una difficoltà leggera da sopportare. I raggi dei cerchi
del senso e spirito sono pellicole di resistenza e di sfida per noi. La
visione della luce brillante del centro ci ha resi ciechi all’esperienza
che noi dobbiamo lasciar andare come ciò che è buio assoluto. Dobbiamo
morire a noi stessi per vivere per il Signore. Dio è dietro l’incerto,
l’insicuro, il caos, i più bui momenti e ci invita a cambiare, ad essere
trasformati.
La lettura
di Giovanni della Croce è una sfida essa stessa. Il profondo insegnamento
che noi troviamo invita alla salita del Carmelo, dalla notte oscura
all’unione con Dio. Giovanni ci chiama semplicemente perché ci ama. Il
linguaggio del poeta e del mistico ci invita ad andare oltre i nostri
sforzi personali. Questo intero processo è accompagnato dalla preghiera. È
un tutt’uno. La crescita spirituale e la preghiera sono inseparabili. Così
Giovanni unisce il processo di trasformazione con un profondo insegnameno
alla preghiera. La preghiera per Giovanni è iniziata nell’imitazione dei
Cristo – centrandosi su Cristo, permettendogli di nascere in noi. Lui deve
crescere e io diminuire.
«In primo
luogo, occorre coltivare un costante desiderio d’imitare Cristo in ogni
azione, conformandosi alla sua vita, sulla quale bisogna riflettere per
saperla imitare e per comportarsi come lui si comporterebbe».
Notte oscura, poema 1: questa è una canzone, poesia di chi ha
raggiunto un alto livello di perfezione. Lo scopo del viaggio è
l’unione con Dio. Dell’unione con Dio si fa esperienza quando si è
trasformati in Dio attraverso l’amore.