STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

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Giovanni della Croce (1542 – 1591) 

I parte: Come leggere san Giovanni della Croce

John Keating, O. Carm., Corso di Formazione, Spagna 2005

 

Giovanni della Croce è uno dei santi carmelitani più grandi, ma ancora rimane come un qualcosa di misterioso per i carmelitani. Si dice spesso che è troppo difficile o austero, che esige troppo. Nel corso della mia vita ho assistito a una grande riscoperta di Giovanni ed anche a seri tentativi di rendere il suo pensiero e i suoi insegnamenti più abbordabili. Questa presentazione metterà a fuoco le modalità con le quali ci si può avvicinare ai suoi lavori, riconoscendo che probabilmente non c’è un unico modo per fare ciò. Le nostre biblioteche sono piene di testi sui suoi lavori. Da dove iniziare? La quantità degli scritti giovannei non è debordante. La versione inglese che io uso ha appena ottocentoquattordici pagine, comprese le introduzioni, gli indici e l’ambientazione storica[1]. Il materiale degli scritti di Giovanni è profondo. 

Credo che il cantautore americano Bob Dylan abbia detto una volta: ”L’amore è la terra dei poeti”. Con Giovanni ci addentriamo in diversi territori della terra dell’amore. Muoviamo i nostri passi nell’area del mistico, del poeta, del maestro, del santo. Entrando nella terra della sua esperienza troviamo una straordinaria abilità linguistica nell’afferrare il Todo (Tutto) e Nada (Nulla) di Dio. Immagini e idee, oltre il prosaico, catturano lo sguardo interiore di un personaggio che percorre il cammino dell’unione con Dio. Egli è dotato linguisticamente e teologicamente. Ciò che possiamo cogliere nella sua esperienza è il componimento poetico ricco di musicalità e di potenti immagini. I commentari spiegano la terminologia e le implicazioni. Al pari dei grandi maestri spirituali, il modo migliore per comprenderli è quello di avvicinarsi loro facendo attenzione agli eventi fondanti della loro vita. 

Non farò molti rimandi durante queste presentazioni poiché credo che il modo più facile di guardare a Giovanni sia attraverso le sue stesse parole. Molti dei miei rimandi vi dirigeranno principalmente al testo dello stesso Giovanni. Con il trascorrere del tempo ho provato a confrontarmi con l’introspezione di Giovanni e il materiale presentato in questa settimana rifletterà la mia comprensione basata su ciò che egli dice, su ciò che altri dicono di lui e, principalmente, su una personale interazione con il testo, interazione che è stata anche influenzata dal mio personale cammino spirituale. 

 

L’esperienza di vita

 

Spesso l’immagine che di Giovanni della Croce ci viene rimandata è quella del duro asceta la cui vita e i cui insegnamenti sembrano essere inaccessibili ai contemporanei. Il testo ci rivela un altro Giovanni: l’amante compassionevole. Nella sua vita ci sono i semi per cogliere la reale natura dei suoi insegnamenti nella vita spirituale. Giovanni scrive sulla relazione tra l’Amato e l’amante. È opportuno leggerlo nel contesto di una profonda relazione amorosa tra Dio e noi. Iain Matthew rappresenta l’esperienza di vita di Giovanni come una chiave, «una via nella sua mente e nel suo cuore»[2]

Non ho intenzione di attraversare cronologicamente la sua vita, dal momento che questo farà parte delle visite ai luoghi nei quali ci recheremo in questi dieci giorni. Basta dire che egli è nato dalla relazione amorosa fra Gonzalo de Yepes, mercante di stoffe, e Catalina Alvarez, di umili origini. Il loro amore ha resistito, nonostante le avversità e la povertà che hanno attraversato, esperienze che hanno sicuramente segnato il piccolo Giovanni. I legami familiari erano molto importanti per lui. La morte prematura del padre lasciò la famiglia in povertà e la famiglia di Gonzalo si rifiutò di aiutare la bisognosa Catalina. La relazione con suo fratello Francesco è durata per tutta la sua vita. La morte di suo fratello Luis, probabilmente per malnutrizione, lo segnò profondamente. La sua esperienza della povertà lo condusse a lavorare nell’ospedale de Las Bubas, accudendo i malati, gli indigenti, raccogliendo elemosine per il lavoro dell’ospedale. Si dice che tra i diciassette e i ventuno anni fosse un cantastorie, infermiere, cantante e poeta. Al collegio gesuita di Medina del Campo, studiò greco, latino e metafisica. Qui cominciò a esplorare i classici spagnoli. 

La vita di Giovanni fu modellata da tutti questi eventi che devono aver avuto effetto sul suo primo sviluppo spirituale. Povertà familiare e difficoltà, eco dell’educazione classica, senso di responsabilità e lavoro emergono già dai primi anni. 

Il suo inatteso ingresso nel Carmelo rivela un segreto desiderio di solitudine e silenzio. Questo desiderio contemplativo sarebbe riemerso più tardi nella sua vita e sarebbe divenuto esplicito al tempo del suo incontro con Teresa di Gesù. Le influenze più tarde sono rappresentate dagli studi di Salamanca dove studiò filosofia e teologia sotto alcuni dei più grandi nomi del tempo.[3] Era un luogo di interessi, splendore e innovazione. L’intero luogo, inteso sia come edificio sia come sede di studio, era intonato al periodo d’oro del Rinascimento, della riforma e della rinascita spirituale (erano gli anni di Teresa, Ignazio di Loyola, Roberto Bellarmino, Francesco di Sales...). Furono anche anni di scoperte con le grandi esplorazioni e l’apertura dell’Europa verso gli altri mondi. 

Oltre gli studi universitari, ci furono anche studi carmelitani interni all’Ordine. Tra questi c’era la Regola, l’Istituzione e gesta dei primi monaci e gli scritti di Giovanni Banconthorpe (c. 1290 – 1348). Ci sono prove che Giovanni avesse uno “straordinario talento”.[4] In quel periodo tenne lezioni e fu prefetto degli studi. Il livello dell’attività durante questo periodo avrebbe portato a un certo conflitto interiore con il suo profondo desiderio per la vita contemplativa. Giovanni era al terzo anno di studi a Salamanca quando Giovanni Battista Rossi, eletto Priore Generale nel 1564, visitò il colelgio. Fu detto che il giovane frate fece una grande impressione al Generale.[5]

Ordinato nel 1567 le difficoltà vocazionali continuarono. E poco dopo ci fu il primo incontro con Teresa di Gesù. Fu un incontro molto significativo. Teresa era a Medina per iniziare la seconda fondazione e cercava qualche frate per intraprendere la sua riforma fra gli uomini. Lei era cinquantaduenne e lui venticinquenne. Fu l’amicizia a cambiare la direzione delle loro vite. Lei incoraggiò lui a rimanere nell’Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo e seguire la direzione più contemplativa della riforma. Lui avrebbe voluto vivere più semplicemente all’inizio a Duruelo (1568). Più tardi (1577) si sarebbe trasferito ad Avila come confessore e poi ci fu l’esperienza di Toledo. I nove mesi di prigione furono bui e dolorosi, ma al tempo stesso furono gli anni del suo approfondimento spirituale. Durante la sua fuga prese con sé un taccuino con poesie scritte durante il tempo della prigionia. 

Nel 1578-79 mentre si trova a El Calvario (Sierra del Segura, Jaén) inizia e continua a scrivere su richiesta delle monache di Beas. In quel periodo realizza il bozzetto del Monte Carmelo, scrive le Parole di Luce e d’Amore e alcuni iniziali commentari alle stanze del Cantico Spirituale e la Notte Oscura. Molti dei commentari furono scritti mentre risiedeva in Granada e la pura belleza del posto penetrò nell’immaginario della sua poesia. L’amicizia fu anche grandemente apprezzata da lui e, sebbene diverse lettere furono distrutte verso la fine della sua vita, abbiamo testimoninanze che sviluppò importanti relazioni. Gente come Doña Ana de Peñalosa oltre a richiedere i suoi consigli spirituali lo aiutò nella costruzione del convento di Segovia quando lui era Priore. Morì a Ubeda il 14 dicembre 1591 dopo un incredibie sofferenza fisica e quasi rifiutato all’interno della riforma. 

La sua vita e i suoi scritti sono inseparabili. Essi riflettono la sua esperienza e la profondità del suo cammino spirituale. Non possiamo sperimentare la sua esperienza, ma possiamo vedere nella sua poesia e, per estensione, nei commentari, la profondità della sua introspezione. Egli ci introduce alla spiritualità carmelitana come alla “scuola dell’amore”, l’apofatico artista della vita interiore che ci permette di uscire dal falso sé[6].

  

I Prologhi

 

Nella nostra lettura di Giovanni della Croce ci sono un certo numero di elementi utili per noi. Prima di tutto, Giovanni e Teresa scrivevano soprattutto per i membri dell’Ordine. Erano persone serie per quel che riguarda la loro vita di preghiera e sviluppo spirituale. Egli vide il suo impegno come estremamente serio per la salvezza delle anime[7]. Vale la pena notare che il principiante per Giovanni è uno che è già in cammino, impegnato nel suo lavoro. Egli lo considera già come dedito alla meditazione ma non ancora contemplativo. In un periodo in cui gli argomenti spirituali avevano la precedenza, Giovanni scriveva per coloro che avanzano lungo il cammino della perfezione e, quindi, per questo è una delle grandi guide spirituali.

 

«Del resto, mio scopo principale non è rivolgermi a tutti, ma solo ad alcune persone della nostra santa religione del primitivo Ordine del Monte Carmelo, sia frati che monache, che mi hanno chiesto di farlo. Dio ha concesso a tutti costoro la grazia di percorrere il sentiero di questoMonte”. Poiché essi si sono già spogliati dei beni di questo mondo, capiranno meglio la dottrina della nudità dello spirito»[8].

 

In secondo luogo, le difficili sezioni a proposito della “purificazione”, che alcuni ritengono troppo severe, non devono essere lette isolatamente rispetto all’intero insegnamento o del periodo in cui sono state scritte. Riflettono il difficile tempo in Sagna in cui hanno visto la luce. Gli “Illuminati” (Alumbrados), un gruppo che rivendica la diretta illuminazione divina e che considera superflui la preghiera individuale e la pratica della vita sacramentale, erano dominanti. Da qui, essi sono caduti sotto i sospetti dell’Inquisizione. Giovanni scrive in un clima di confusione riguardo le cose spirituali. Come terzo punto, dobbiamo tenere a mente che persino il suo linguaggio nei commentari non si adatta ai moderni lettori[9]. Giovanni ci aiuta, in ogni caso, con meravigliose immagini ed esempi che ci permettono di andare oltre i limiti del tempo in cui il testo vede la luce. Molte edizione delle opere complete di Giovanni della Croce hanno un glossario[10]. Questo è davvero utile da tenere a portata di mano durante la lettura del testo. Alcuni termini devono essere spiegati. Oggi, a proposito delle “passioni” noi dovremmo leggere “appetiti” – come alcuni scrittori moderni definiscono i sentimenti e addirittura le dipendenze – e “anima” come “persona” dipendentemente dalla comprensione contemporanea. La terminologia filosofica e teologica è parimenti differente.  

Ogni epoca ha il proprio linguaggio per esprimere l’esperienza mistica e noi abbiamo bisogno di sapere come leggere questo materiale[11]. Era uno scrittore del suo tempo e le influenze che questo ha avuto su di lui contribuiscono ad una più profonda comprensione delle opere[12]. Principio fondamentale della teologia di Giovanni è che Dio è tutto. 

È il Prologo ad essere molto importante quando si legge Giovanni, dal momento che egli ci dice sinceramente e direttamente cosa spera di dire nel suo lavoro. Forse Giovanni stesso può dirlo meglio nel suo Prologo alla Salita del Monte Carmelo, 8:

 

«Trattandosi della dottrina della notte oscura, attraverso la quale l’anima deve andare a Dio, il lettore non si meravigli di trovarla alquanto… oscura. Credo che questo potrà accadergli all’inizio della lettura. Andando avanti, però, comprenderà meglio anche il principio, perché un punto di dottrina illumina l’altro. Rileggendo, poi, una seconda volta, credo che tutto gli sembrerà più chiaro e la dottrina più sicura. Ma se qualcuno trovasse difficoltà in questa dottrina, l’attribuisca tranquillamente al mio poco sapere e all’imperfezione del mio stile; però l’argomento in sé è indubbiamente buono e molto utile. Ritengo, tuttavia, che solo pochi se ne avvantaggerebbero anche nel caso che si scrivesse di queste cose in maniera più compiuta e perfetta. Qui non illustrerò una spiritualità molto facile a praticarsi e gradita a tutti quelli che preferiscono andare a Dio attraverso esperienze dolci e piacevoli. Esporrò, al contrario, una dottrina sostanziosa e solida, adatta a tutti quelli che vogliono passare attraverso la nudità dello spirito, descritta in quest’opera»[13].

 

Egli è attento alle nostre difficoltà. È suo desiderio esprimere l’amore infiammato dall’abbondanza della sua comprensione mistica[14]. Giovanni beve dal pozzo della sua profonda esperienza. Dice direttamente che avrebbe potuto fare un miglior lavoro scrivendo, ma il contenuto è così importante che è meglio scrivere in modo imperfetto. Quando le persone incontrano il testo è molto importante comprendere che loro possono non avere ancora fatto esperienza di ciò che egli sta dicendo e possono, di conseguenza, perdere quello che egli sta cercando di dire. La guida, o direttore spirituale che dir si voglia, non può ignorare questo materiale. Giovanni ci esercita a identificare cosa succede nelle nostre vite e le vite di coloro che stiamo guidando. Dedica poco tempo ai direttori spirituali ignoranti!

 

«Queste unzioni e squisitezze dello Spirito Santo sono così delicate e sublimi e possiedono un apurezza tanto fine da non poter essere intere nè dall’anima dè da chi la dirige, ma solo da colui che con grande facilità le infonde per compiacersi maggiormente in lei. Basta che l’anima voglia fare qualche atto con la memoria dell’intelletto e la volontà, o applicare il senso e l’appetito onde raccogliere qualche notizia o qualche piacere o gusto, perché esse con la massima facilità vengano distubate ed impedite, il che sarebbe un grave danno, grande dolore e angoscia»[15].

 

Egli considera la relazione con Dio e con noi stessi molto seriamente. La magnificenza della poesia Il pastorello dà voce laddove «l’incredibile dolore... (diventa, infatti) come una ferita d’amore aperta». Il ritornello ricorrente che attraversa la narrativa dolente è un tema positivo dell’«amore». È la chiave della gioia quella che dobbiamo usare per leggere Giovanni e che ci portar al di là della paura di ciò che egli ci domanda. Il testo di Giovanni spesso ci stimola a riflettere sulle nostre motivazioni personali. È bene notare le cose significative che egli dice anche solo una volta in un’opera ed è vitale stare attenti a questo avvenimento. Ci sono molti tesori da scoprire leggendo e rileggendo questi testi. Chi si è addentrato in queste profondità può dirsi sensibile a questo materiale. I Prologhi sono un ottimo modo per iniziare la lettura di Giovanni.

 

«Cercherò di dire quanto so, appoggiandomi alla Sacra Scrittura, e avvertendo che tutto ciò che dirò è inferiore alla realtà, quanto l’immagine dipinta al suo modello vivente»15 bis.

  

Gli scritti

 

Il corpus giovanneo non è molto grande se confrontato con quello di altri autori spirituali, come abbiamo già detto. Il materiale è stato scritto in un periodo di quattordici anni, soprattutto verso la fine della sua vita.

Ci sono solo quattro opere maggiori

  • Salita del Monte Carmelo

  • Notte Oscura

  • Cantico Spirituale

  • Fiamma Viva d’Amore

Ci sono anche lettere, varie massime e consigli.

In ordine cronologico, gli scritti sono i seguenti[16]:

 

Prigione di Toledo (1578)

  • Cantico Spirituale (poesia, 31 stanze)

  • La Fonte io conosco (poesia)

  • Le romanze:     Sul testo evangelico “In principio erat Verbum” (poesia), Sul salmo “Super flumina Babylonia” (poesia)

 

Calvario-Beas-Baeza (1578-81)

  • Notte Oscura (poesia, 1578 o 1579)

  • Il disegno del Monte Carmelo

  • Detti di Luce e di Amore

  • Cautele

  • Consigli a un religioso

  • Salita del Monte Carmelo (trattato, 1581-85)

  • Aggiunte al Cantico Spirituale (poesia), altri poemi (1580-84)

 

Granada (1582-88)

  • Cantico Spirituale (commentario in una prima redazione, 1584)

  • Notte Oscura (commentario, 1584-85)

  • Ultimi poemi a Granada (1585)

  • Fiamma Viva d’Amore (commentario in una prima redazione, 1585-86)

  • Cantico Spirituale (commentario in una seconda redazione, 1585-86)

 

La Peñuela (1591)

  • Fiamma Viva d’Amore (commentario in una seconda edizione)

  

Leggendo il testo

 

Ci sono differenti vie di approccio alla lettura di Giovanni della Croce. Forse la poesia è la più vicina all’esperienza di Giovanni. Ed è probabilmente la migliore per entrare nei suoi testi. Fondamentale sopra ogni cosa è il fatto che quando si legge il testo di Giovanni non è possibile dimenticare che è Gesù ad essere modello e guida. Attraverso la morte di Gesù noi oltrepassiamo la schiavitù per giungere alla libertà di Dio – “Ah, pura grazia”. Egli descrive ciò come una fuga per asservirsi al “cuore del Figlio”[17].

 

In una notte oscura,

con ansie, dal mio amor tutta infiammata,

oh, sorte fortunata!,

uscii, né fui notata,

stando la mia casa al sonno abbandonata[18].

 

A volte quando il viaggio è troppo difficile dobbiamo tenere il nostro obiettivo a mente. Così, iniziare dalla fine, che è l’Unione con Dio, e guardare indietro ci può essere d’aiuto. Leggendo la Fiamma Viva e il Cantico Spirituale, insieme ai loro commentari, essi ci conducono al Centro in cui l’unione è presentata con una terminologia nuziale. Gli echi qui sono chiaramenti legati alla letteratura sapienziale del Cantico dei Cantici. Questi testi rivelano l’esperienza dello stato di unione con Dio. Qui l’anima purificata si muove verso la perfezione dell’amore. Per arrivare a questo punto è necessario seguire il cammino descritto nella Notte Oscura (due libri) e nella Salita del Monte Carmelo (tre libri). La lettura della Fiamma e del Cantico per prima cosa ci conduce alla natura dell’amore in sé come detto da Giovanni – “dal mio amor tutta infiammata”. La Notte Oscura e la Salita ci mostrano il cammino – lasciando andare l’egocentrimo e i falsi idoli – verso l’ordine, attraverso il cammino del silenzio e del sonno, per andare verso “uscii, nè fui notata”. La Notte Oscura appronta il cammino di fuga. Giovanni descrive entrambi questi movimenti nel secondo libro della Salita, cap. 5.

 L’intero cammino verso questa unione è la “notte” per Giovanni ed è un cammino da percorrere nella fede. È un processo di purificazione o “purgazione” che bisogna compiere per arrivare trasformati all’unione. È il cammino della perfezione.

  

Strutture

 

C’è una struttura nell’intero corpus degli scritti che non risulta troppo rigida a proposito del testo. La trasformazione è un processo graduale fino a che non giungiamo alla “unione di simili”. Dio è il centro dell’anima per Giovanni. La trasformazione ha luogo attraverso l’impegno con il centro. Possiamo essere aiutati nella descrizione di questo viaggio in due modi: un movimento lineare o uno attraverso cerchi concentrici.

 Il testo di 1 Corinzi 13, 12, sebbene non citato esplicitamente da Giovanni, deve essere utilizzato come strumento esegetico per il modo lineare di leggere i testi. «Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto».

 L’individuo deve passare attraverso differenti “veli” o periodi di bui per vedere Dio “viso a viso”. In questa vita noi non possiamo vedere chiaramente. È anche importante ricordare che Giovanni scrive per individui e non per esperienze collettive. Il suo insegnamento è sistematico – teologia spirituale nell’accezione migliore del termine[19]. La vita spirituale dell’individuo attraversa varie fasi o livelli. Un velo dei “sensi”, un velo dello “spirito” e, infine, un velo della “vita” sono sperimentati in una sempre profonda trasformazione della vita. Ognuna di queste tre fasi è catalogata come “notte oscura” che ha elementi attivi e passivi. Bisogna anche notare che tali elementi non sono inseriti in un singolo movimento ma ogni persona si muove in avanti o indietro attraverso differenti livelli, in diverse epoche della vita. La nozione di “notte oscura” sarà trattata di nuovo nella mia seconda presentazione. L’obiettivo qui è di indicare la struttura per orientarsi nel materiale. Cosa ci impedisce di vedere Dio faccia a faccia?

 Giovanni ci insegnerà a riconoscere che abbiamo bisogno di essere lasciati andare – è come mettere a nudo ciò che impedisce la visione di Dio che è al centro del tutto. Questo è il processo della notte oscura. In questa prova noi comprendiamo la fiamma dell’amore che deve essere provata, anche con sofferenza, prima che la guarigione abbia luogo. È quest’amore che ama e guarisce al tempo stesso la persona che Dio ama. La sofferenza proviene da ciò che non è Dio, dagli attaccamenti disordinati, dalla gratificazione del sé, dai falsi idoli, dalla purificazione delle motivazioni, dal falso sé. Dio è all’opera (elemento passivo) e noi siamo al lavoro (elemento attivo). È utile tutto ciò che accade nell’ordinarietà della vita (sensi) e a un livello profondo in noi, le persone che percepiamo di essere, e a un livello profondo, le nostre facoltà interiori di memoria, volontà e intelletto (spirito). Passando attraverso i veli uno e due noi siamo condotti alla “purità di cuore” – desiderare ciò che Dio desidera.

 Una struttura utile per la lettura di Giovanni è vedere cosa egli stesso dice a proposito di ciascuno dei veli nei diversi commentari: la notte attiva dei sensi (Salita, libro I); la notte passiva dei sensi (Notte Oscura, libro I); la notte attiva dello spirito (Salita, libro II); la notte passiva dello spirito (Notte Oscura, libro II).

 Per capire ques’altra via, quella cioè dei cerchi concentrici, è opportuno andare al Centro. Qui noi troveremo la luce di Dio disegnata per noi come il centro. Come tre centri concentrici, la luce si irraggia dagli aspetti basilari della nostra vita. L’amore di Dio cambia la gente. Giovanni vede questo molto chiaramente. Non è come se la vita spirituale fosse una lotta enorme, ma è come se Cristo ci avesse portati sulla cima della montagna, e la salita diviene una difficoltà leggera da sopportare. I raggi dei cerchi del senso e spirito sono pellicole di resistenza e di sfida per noi. La visione della luce brillante del centro ci ha resi ciechi all’esperienza che noi dobbiamo lasciar andare come ciò che è buio assoluto. Dobbiamo morire a noi stessi per vivere per il Signore. Dio è dietro l’incerto, l’insicuro, il caos, i più bui momenti e ci invita a cambiare, ad essere trasformati.

La lettura di Giovanni della Croce è una sfida essa stessa. Il profondo insegnamento che noi troviamo invita alla salita del Carmelo, dalla notte oscura all’unione con Dio. Giovanni ci chiama semplicemente perché ci ama. Il linguaggio del poeta e del mistico ci invita ad andare oltre i nostri sforzi personali. Questo intero processo è accompagnato dalla preghiera. È un tutt’uno. La crescita spirituale e la preghiera sono inseparabili. Così Giovanni unisce il processo di trasformazione con un profondo insegnameno alla preghiera. La preghiera per Giovanni è iniziata nell’imitazione dei Cristo – centrandosi su Cristo, permettendogli di nascere in noi. Lui deve crescere e io diminuire.

 

«In primo luogo, occorre coltivare un costante desiderio d’imitare Cristo in ogni azione, conformandosi alla sua vita, sulla quale bisogna riflettere per saperla imitare e per comportarsi come lui si comporterebbe»[20].

 

 


 


[1] Kavanaugh, K., O.C.D. – Rodriguez, O., O.C.D., (ed. e trad.) The Collected Works of St. John of the Cross. Washington, Institute of Carmelite Studies, 19912 (d’ora in poi CWJC). Questo testo inglese parte dai più importanti e moderni studi sanjuanisti degli ultimi venti anni. Segue le recenti edizioni critiche spagnole. In relazione alla traduzione inglese di Peers, usa un linguaggio più scorrevole, così come fa Bibbia RSV [Revised Standard Version]. In un certo senso, potremmo dire che Kavanaugh-Rodriguez è come la bibbia di Gerusalemme. La prima è formalmente equivalente, la seconda dinamicamente. [Per l’edizione italiana della opere di Giovanni della Croce si vedano: Opere, Morena, OCD 2001, 1340 pp; Opere complete, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo 2001, 984  pp. Per la tipologia del testo biblico nelle traduzioni italiane, si possono confrontare quello della Bibbia di Gerusalemme e quello della Traduzione Interconfessionale in lingua corrente, n.d.t.]

[2] Matthew, I., The Impact of God, London, Hodder and Stoughton 1995, 4 [trad. it: L’impatto di Dio. Risonanze in Giovanni della Croce, Morena, OCD 2005].

[3] Vale a dire fray Luis de León, Mancio del Corpus Christi, Juan de Guevara (agostiniano), Cristóbal Vela.

[4] CWJC 12.

[5] Smet, J., O.Carm., The Carmelites: A History of the Brothers of Our Lady of Mount Carmel, Illinois, Carmelite Spiritual Center 1976, vol. II, 17 [trad. it.: I Carmelitani. Storia dell’Ordine del Carmelo, Roma, Edizioni Carmelitane 1990 (vol. II), n.d.t.]

[6] Cfr Blommestijn, H., Huls, J., Waaijman, K., The Footprints of Love: John of the Cross as Guide in the Wilderness, Leuven, Peeters 2000, 20-27 .

[7] Cfr I Salita, Prol. 3.

[8] I Salita, Prol. 9.

[9] Cfr Aumann, J., Christian Spirituality in the Catholic Tradition, San Francisco, Ignatius Press, 1985, 194.

[10] CWJC 767-777.

[11] Per esempio, parole come “infuso”, “sostanza”, “sensorialità” possono risultare inusuali.

[12] A parte la stessa Teresa, e i suoi studi tomisti, si evidenziano Cassiano, lo Pseudo-Dionigi, Taulero, san Bernardo, Jan van Ruysbroek, Francisco de Osuna e Gregorio Magno.

[13] Salita, Prol. 8.

[14] Cfr Cummins, N., Freedom to Rejoice. Understanding st. John of the Cross, Harper Collins, 1991, 6.

[15] Fiamma viva d’amore, B, 3/41.

15 bis Fiamma viva d’amore, B, Prol. 1.

[16] Come presentati in CWJC 34-35.

[17] I Salita, 4, 6.

[18] Notte oscura, poema 1: questa è una canzone, poesia di chi ha raggiunto un alto livello di perfezione. Lo scopo del viaggio è l’unione con Dio. Dell’unione con Dio si fa esperienza quando si è trasformati in Dio attraverso l’amore.

[19] Cfr Aumann, op cit, 192.

[20] I Salita 13, 3.