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STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"
"Ordine
dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"
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La questione
referendaria
La
fragilità e l’incertezza etica di questo inizio di millennio si
palesano in modo evidente ogni volta che si incrociano alcuni
argomenti come quelli della cosiddetta “bioetica umana di
frontiera”.
È il caso, ma non è
l’unico, della procreazione artificiale, che da più di un anno
occupa le prime pagine di tutte le principali testate nazionali, con
il dibattito che ha accompagnato l’ormai celebra legge del 19
febbraio 2004, n. 40: Norme in materia di procreazione medicalmente
assistita e le successive Linee guida date dal Ministero della
Salute con decreto del 21 luglio 2004.
Si è reso assai
evidente, nel contesto della discussione che ha preceduto e seguito
l’approvazione e la promulgazione della legge, quanto sia equivoco
parlare della nostra società come di una società pluralista; la
nostra è semplicemente una società in dissenso.
Troppo lungo
sarebbe indagare qui i tempi, i luoghi, gli uomini e gli accadimenti
che hanno generato questa babele etica. Il fatto è che ormai il
dialogo etico è divenuto un aspro confronto tra stranieri morali, in
un contesto segnato da un profondo pessimismo e riduzionismo
antropologico.
È ovvio, quindi,
che questo dissenso etico si ribalti poi in dissenso politico.
Una cosa però è
certa: molto del dissenso attuale è dovuto ad un’ignoranza culturale
impressionante, ignoranza che affligge il popolo italiano, specie da
quarant’anni.
Francesco
Alberini, pochi giorni fa, poteva scrivere nella prima pagina di un
quotidiano nazionale: “A volte mi cadono le braccia. Ancora
vent’anni fa era possibile elencare moltissimi filosofi, storici,
sociologi, psicologi che i giovani leggevano con avidità
considerandoli dei maestri (…). Prendete ora un qualsiasi giovane e
domandategli quali autori legge abitualmente considerandoli dei
maestri. Spesso non ne nominano nemmeno uno. Hanno magari letto le
Barzellette su Totti e Il codice da Vinci senza
naturalmente aver capito che è un mostruoso imbroglio storico. Ma
non possono averlo capito perché non sanno più la storia (…). Tanti
arrivano all’università senza saper non solo scrivere, ma nemmeno
parlare”.
Si potrà essere
più o meno ottimisti, ma la situazione (e non solo dei giovani) è
questa.
Occorre allora
fare chiarezza, anche per evitare il rischio (molto concreto in
Italia) di cadere nell’inganno di chi, già vittima di ideologie
laiciste, vorrebbero ideologizzare altri.
Mi pare che in
ordine ad una corretta valutazione della questione , si dovrebbero
affrontare in successione questi tre diversi nodi della
procreazione: il logos profondo della procreazione umana; lo statuto
ontologico dell’embrione; il valore della legge civile in uno Stato
giustamente laico.
Qui, purtroppo,
dobbiamo dare per conosciuto e condiviso il senso autentico della
procreazione umana e lo statuto di persona umana dell’embrione sin
dal concepimento.
In ogni caso,
però, dovrebbe essere chiaro per tutti che si tratta di argomenti
che toccano valori profondamente umani, la comprensione dei quali è
facilitata dall’orizzonte di senso che ci viene dalla fede, ma non
ne dipende in linea diretta.In altre parole, per condividere la
visione cristiana della procreazione e le convinzioni circa lo
statuto dell’embrione non occorre essere cristiani.
Dunque, quando
dalla visione etica cristiana si vuol passare al livello politico
“non si tratta di imporre ai non credenti una prospettiva di fede,
ma di interpretare e difendere i valori radicati nella natura stessa
dell’essere umano” (Nuovo millennio ineunte n.51).
Alla luce di
quanto detto, si comprende che appoggiare la legge 40/2004 significa
difendere valori autenticamente umani, non confessionali. Del resto
la legge in oggetto, come è noto, è molto distante da quella che
dovrebbe essere una norma interamente ispirata al sentire cattolico.
Essa è solo un passo in avanti rispetto alla normazione precedente e
stabilisce alcuni punti fermi: riconosce il concepimento come
soggetto di diritto; consente l’accesso alle tecniche di
riproduzione artificiale solo in caso di sterilità o infertilità (e
non per sfizio) e qualora non sia possibile rimuovere diversamente
le cause di sterilità e infertilità; ammette un criterio di
gradualità dalle tecniche meno invasive; richiede il consenso
informato; vieta la fecondazione artificiale eterologa;
limita l’accesso alle coppie di maggiorenni di sesso diverso, in età
potenzialmente fertile; vieta la sperimentazione sugli embrioni e la
loro produzione a tale scopo; vieta le selezioni eugenetica, la
clonazione, la fecondazione interspecifica e la crioconservazione
di embrioni; consente di fertilizzare al massimo tre ovociti
per ciclo e richiede che in caso di “pluri-fertilizzazione” tutti
gli embrioni ottenuti siano contemporaneamente impiantati nell’utero
materno, vietando la riduzione embrionaria; prevede l’obiezione di
coscienza per il personale sanitario.
Ma in questi
giorni, dopo l’approvazione da parte della Corte Costituzionale di
quattro dei cinque quesiti referendari che erano stati proposti da
alcuni comitati trasversali, si pongono nuove questioni. Il
dibattito è molto acceso. A me pare che, tutto sommato, la questione
sia piuttosto semplice.
La prima
considerazione da fare è che il ricorso al referendum connota un
notevole deficit democratico nelle forze politiche che lo hanno
caldeggiato. È ovvio, infatti, che si tratta (almeno in questo caso)
di un uso strumentale di un mezzo costituzionale nato per latri
scopi. Non è infatti pensabile che ogni volta che una forza politica
risulta sconfitta in un democratico dibattito parlamentare, ricorra
al referendum come un correttivo, cercando, nel frattempo, di
manipolare l’opinione pubblica in modi, a tratti, scandalosi.
La seconda
considerazione concerne la formulazione oscura dei quattro quesiti,
che onestamente lascia perplessi e getta molta luce sull’intenzione
mistificatrice di chi li ha redatti.
La terza
considerazione riguarda la possibilità, in linea di principio, di
poter sottoporre a referendum materie come quella della fecondazione
artificiale. Atteso (solo come suggestione) quanto diceva Alberini
nello stralcio di articolo sopra riportato, l’elettorato che ha in
mano gli elementi culturali e discrezionali per poter effettuare una
buona scelta? Si può dubitare. Del resto è lo stesso articolo 75
della Costituzione italiana che prevede alcune materie circa le
quali il referendum non è ammissibile (leggi tributarie e di
bilancio, di amnistia e di indulto); perché non aggiungere anche le
materie relative all’inizio e alla fine della vita?
Di fronte a
questo stato di cose, è noto l’invito che il cardinale Camillo Ruini
ha recentemente fatto al mondo cattolico di essere compatto nella
linea dell’astensione al referendum.
A me pare che la
proposta di Ruini sia, tutto sommato, molto ragionevole, credo che,
tutto considerato, circa una materia così delicata come quella
disciplinata dalla legge 40/2004, sia preferibile un lungo,
informato e onesto parlamentare.
L’astensione al
referendum avrebbe così anche un valore di protesta verso l’uso
vergognoso strumentale del referendum, come si diceva sopra.
Circa materie
così difficili, occorre la fatica del dialogo e non la “radicale”
semplificazione di un “sì” o di un “no”.
M. N. La questione referendaria, in
Editoriale, La Madonna del Carmine, Anno 59, marzo-aprile
2005, pp. 2-6