STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"

"Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"

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La risurrezione dei/dai morti in Matteo 27, 52-53

 

a cura di fra Mihai Augustin Folner O.Carm.

 

 

I. La risurrezione dei morti in Matteo 27, 52-53

 

«…i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti» (Mt 27,52-53).

 

I.1. Il concetto di risurrezione

 

            La risurrezione dei (dai) morti appartiene al nucleo essenziale della fede cristiana. N’esprime anche l’originalità rispetto alle tradizioni religiose che pur ammettono in modo unanime una sopravvivenza dell’uomo dopo la morte.[1]

Tutti i cristiani con la fede nella risurrezione, manifestano la loro profonda partecipazione alla salvezza universale di Cristo, alla salvezza del mondo, di ogni creatura umana, come compimento della volontà del Padre. Dio ha creato l’uomo per la vita e non per la morte perché la morte non è il destino ultimo dell’uomo che è la volontà pronunciata da Dio stesso nella sua Parola. Questo fatto è decisivo per la fede di ogni credente in Cristo e nella sua Parola. Come ci dice anche san Paolo: “Se non esiste risurrezione dei morti, neanche Cristo è risuscitato. Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (Cor 15,13).[2]

            Il discorso sulla risurrezione dai morti o dei morti, non è una questione tanto semplice, per questo è ancor oggi tanto dibattuto tra i biblisti, i teologi e tutti coloro che vogliono approfondire questo argomento, oppure, questa realtà tanto importante per la nostra fede. Questo perché il tema che dà senso a tutta la nostra fede e anche al fine ultimo della nostra vita.

Non è un argomento di facile comprensione proprio perché sono ampie anche le varie tipologie di risurrezioni. Essa può essere concepita in diversi modi. Il nostro tema riguarda due modi di risurrezione: la restituzione della persona deceduta alle condizioni della vita presente oppure un altro modo è il conferimento alla persona deceduta di una nuova e permanente forma di vita.[3] Io cercherò di approfondire la seconda caratteristica, perché mi sembra che sia la posizione della maggioranza degli studiosi della Sacra Scrittura e anche perché la Bibbia approfondisce la realtà della risurrezione proprio partendo da questo tipo di concezione. 

            Il tema della risurrezione è giustamente molto vasto. La fede cristiana possiede alla sua base la risurrezione di Cristo come un fondamento forte dell’essere cristiani, e la fede in Cristo si realizza a partire dalla sua risurrezione dai morti come possiamo leggere in tutti i sinottici, in Giovanni e in tutte le lettere del Nuovo Testamento. Io approfondisco non tanto la risurrezione di Cristo. Questo lo do per scontato. Approfondirò la risurrezione di quei santi che alla risurrezione di Cristo anche loro hanno avuto parte di una risurrezione.

 

I.2. La risurrezione dei santi morti

 

            La narrazione della sofferenza di Cristo, la sua passione, morte in croce e risurrezione, è abbastanza dettagliato nei sinottici e anche in Giovanni. Tutti i quattro i vangeli danno naturalmente grande importanza alla morte di Gesù (ognuno secondo la sua sensibilità) e alle circostanze che l’accompagnarono, in modo particolare alle parole del Signore sulla croce e ai segni che hanno marcato la fine della vita del Salvatore.[4] Sulla risurrezione, l’attenzione viene centrato sulle varie sfumature che si distinguono l’uno dall’altro. Matteo ha concentrato l’espressione della sua propria prospettiva teologica nei vv. 52-53, con la menzione di altri segni che non figuravano nella tradizione comune:[5] l’accenno alla risurrezione dei santi morti dalle loro tombe nel momento della risurrezione di Cristo (Mt 27,52-53). Questa particolarità che sembra di poco interesse non lo è affatto. Certamente se Matteo ha accennato questo, un motivo c’è stato. Più che sicura, almeno questa è la mia opinione, non è avvenuta questa risurrezione storicamente parlando. Ci può venire in aiuto il fatto che non viene citato in nessun altro evangelista, in nessuna lettera e in nessun testo storico. Forse ciò che voleva dire Matteo con questo racconto, è proprio dare un messaggio più profondamente escatologico a ciò che Cristo ha iniziato con la risurrezione che si ripercuote anche sulle generazioni future, su chi aderisce al suo Vangelo e crede alla sua Parola. In questo modo, l’evangelista vede ancor di più l’anticipazione escatologica della risurrezione finale. Cristo è morto per tutti e la sua risurrezione farà risorgere tutti alla vita gloriosa.[6] “I morti escono dalle tombe e appaiono nella città santa, testimoniando di essere già afferrati dal rischio della nuova vita e di essere già trasferiti nel tempo nuovo: la risurrezione dei morti è come un segnale che ha inizio il tempo escatologico”.[7]

Il significato della morte di Gesù s’esprime anche con questi segni che vogliono indicare l’effetto immediato dell’evento salvifico. Le ricorrenze aggiuntive che avvengono sono come una preparazione a ciò che stava per accadere, l’avvenimento della risurrezione dei santi. In questo materiale aggiuntivo Matteo rivela il suo interesse nella rappresentazione apocalittica, che egli adopera per mostrare il significato anche cosmico della morte di Gesù.[8]

“Lo spaccarsi delle rocce avrebbe aperte le tombe, dato che alcune di esse erano scavate nella roccia. I mnēmeia, (tombe), menzionate nel v. 52 ricordavano ai lettori i mnēmeia tôn dikaiōn, (i monumenti dei giusti), ai quali si riferisce Mt 23,29. Difatti quelli che risuscitarono erano ovviamente santi dell’Antico Testamento. È strano che si parli dei loro corpi, ma questo linguaggio rappresenta la loro risurrezione come un fenomeno di natura misteriosa e piuttosto paurosa”.[9]

Possiamo leggere nel v. 53: “usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui” oppure “entrarono nella città santa dopo la sua risurrezione”. In questi due casi facilmente possiamo porre il problema storico di plausibilità. Sicuramente per Matteo è di grande importanza, anzi come fatto centrale, la risurrezione di Gesù, in quanto lui è “il primogenito di coloro che risuscitano dai morti” (Col 1,18), ma la sua risurrezione è e sarà come modello per la nostra risurrezione. Matteo non ci dice se questi santi risuscitati sono poi tornati alle loro tombe, da dove sono venuti, se per corpo voleva intendere questa unione di corpo e anima. Anche se Matteo questo non lo menzione, ciò che è importante non è questa menzione, perché la loro apparizione a molti è stata come una testimonianza del grande potere che Gesù ha sulla morte. Infatti, Cristo mentre era in vita ha anche predicato che uno dei segni messianici è proprio la risurrezione dei morti.[10]

            Come accennato prima, questi due versetti chiedono molta riflessione e non si può avere solamente una sola opinione su questo fatto che narra Matteo nel suo vangelo.

            Un’altra interpretazione è quello che lega questo avvenimento alla discesa di Gesù agli inferi. “Gesù discende nello spirito presso i morti; la potenza del regno dei morti è spezzata. Gesù stesso è primo a risorgere dai morti, il primo nel quale si realizza la speranza della risurrezione.  E come egli stesso apparve risorto ai suoi discepoli, così apparvero dopo la sua risurrezione anche i santi, di cui si attendeva il ritorno; essi si svegliano dalla morte solo per opera sua”.[11]

            La città santa che è Gerusalemme non bisogna per forza interpretarla come la città terrestre. Essa può essere ben vista, per facilitare anche la nostra comprensione, come la Gerusalemme celeste, dove questi santi andarono poi con l’anima e con il corpo.

            Dallo studio fatto dai biblisti su questi brani, riemerge chiaramente che c’è poco interesse nella comprensione più dettagliata di ciò che Matteo ce lo porta nel suo vangelo. È difficile pronunciarsi sul fatto storico di questi avvenimenti, su questi segni straordinari. È plausibile che Matteo abbia trasmesso per scritto anche i racconti che esistevano al tempo in cui scriveva il Vangelo, racconti su Gesù e forse anche su ciò che avvenne alla sua morte. Così lui abbia scritto non per presentare un dato storico quanto un messaggio teologico.[12]

            Il mistero rimane, ma non è tanto mistero quando ci si accosta alla lettura della Sacra Scrittura con una base storica-culturale e una fede che ci può aiutare ad andare aldilà del fatto storico, andare al nocciolo nel messaggio vero, alla fonte della sua verità.


 

[1] Cf. A. STAGLIANO’, Risurrezione, in G. BARBAGLIO, G. BOF, S. DIANICH (a cura di), Teologia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2002, p. 1291.

[2] Cf. Ibidem.

[3] Cf. J. L. MCKENZIE, Dizionario Biblico, ed. italiana B. Maggioni (a cura di), Ed. Cittadella, Assisi 1973, p. 816.

[4] L. SABUORIN, Il Vangelo di Matteo. Teologia ed esegesi, vol. II, Ed. Paoline, Marino 1977, p. 1044.

[5] Ibidem.

[6] Cfr. W. TRILLING, Commenti spirituali del N. Testamento. Vangelo secondo Matteo, Città Nuova, Roma 1980, p. 315.

[7] Ibidem.

[8] L. SABUORIN, Il Vangelo di Matteo. Teologia ed esegesi, vol. II, p. 1048.

[9] Ibidem, p. 1049.

[10] Cf. Ibidem, 1049-1050.

[11] J. SCHNIEWIND, Il Vangelo secondo Matteo, Ed. Paidea, Brescia 1997, p. 466.

[12] Cf. L. SABUORIN, Il Vangelo di Matteo. Teologia ed esegesi, vol. II, p. 1048-1050.