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STUDENTATO CARMELITANO - Istituto "San Pier Tommaso"
"Ordine
dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo"
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Un sì
totale per un amore eterno
Il
sì totale è quello a cui il Signore mi ha chiamato dall’Eternità.
L’amore eterno è il suo, che riversa su di me copiosamente.
Il giorno 29 settembre, ho pronunciato, con la
Professione Solenne, il mio sì totale e per sempre a Dio Padre,
nelle mani della Madre Priora, davanti alla Chiesa riunita nel nome
di Cristo Gesù. Ora ho la consapevolezza che, dal momento in cui mi
ha plasmato, mi ha amato e non ha smesso di inseguirmi, ovunque
andassi, per ‘trarmi a Sé con legami di bontà, con vincoli d’amore’
(cfr Os11,4).
Scoprii la prima volta il suo volto, nella
freschezza del mio cuore fanciullo, che si stava schiudendo
all’amore per Lui. Leggevo con avidità la sua Parola e non avrei
letto nient’altro all’infuori di quello. All’età di 10 anni, andai a
Lourdes e lì, nella grotta di Massabielle, nacque in me il desiderio
di farmi suora. Forse era Lui che mi chiamava? Ma subito lo
dimenticai, e a Lui preferii le vane seduzioni di questo mondo, che
mi portavano sempre più lontano da Lui e cancellavano dalla mia
mente la dolce memoria della casa del Padre. Quindi, dopo la Prima
Comunione, cominciai a non frequentare più la parrocchia, fino a che
l’abbandonai del tutto. Anche il Sacramento della Cresima non lo
compresi affatto. Era solo una tappa della mia vita, che non
c’entrava proprio niente con Lo Spirito Santo: avevo eliminato Dio
dalla mia vita o, almeno, cercavo in tutti i modi di farlo. Non ero
soddisfatta della vita che vivevo, ma non riuscivo a fare
diversamente e quindi trascorsi quasi tutta la mia adolescenza tra
le lacrime e in continua agitazione.
Cosa siamo senza Dio…! Cos’era la mia vita
senza Dio? Semplicemente, non era vita; era una morte-in-vita! Stavo
rintanata tutto il giorno nella mia stanza, quasi sempre ad
ascoltare musica o a leggere (le mie due passioni), o a vedere un
film. Poi, cominciai a prendere in giro tutti quelli che credevano
in Dio, che pregavano…cose sciocche per me a quel tempo, cose che ti
riempiono la vita di inutilità… Eppure stavo così male con me stessa
e col mondo intero, proprio perché non accettavo Lui. Ero inquieta
perché Lo cercavo senza saperlo e non riuscivo a trovarlo; il mio
cuore non trovava pace. L’ho cercato nelle cose sbagliate; lo
cercavo nel cuore dell’uomo, ma mi sembrava troppo angusto per
potervi abitare. Cercavo qualcuno in cui poter vivere, ma quale vita
umana può contenerne un’altra, a parte il grembo di una donna?
Ecco…era un grembo quello che cercavo! Ma non credevo possibile che
qualcuno potesse amarmi. Ma Qualcuno, lassù, mi amava, amava proprio
me e mi stava cercando. Qualcuno che vedeva ogni mio sospiro, ogni
mia lacrima e faceva suo il mio dolore. Tante volte ha cercato di
sedurmi, ma io ho resistito sempre. Ricordo che un giorno, due
legionarie (Legio Mariae) portarono la statua della Madonna a casa
mia, ma io non le rivolsi neppure uno sguardo. Dopo qualche giorno,
vennero a trovarmi altre due legionarie. Con una di esse, subito la
mia anima si dilatò. Lei mi parlava di Gesù e io desideravo
ascoltarla. Cominciai ad andare a Messa, ma dopo non molto tempo
ritornai sui miei passi: era stato solo un fuoco di paglia.
Nell’estate del ’96, mi recai in Francia,
Spagna e Portogallo per un pellegrinaggio. Non partecipai, però, a
nessuna funzione liturgica e me ne andavo tutto il giorno in giro a
scattare foto. Al ritorno, però, sul pulman, mentre si recitava il
Rosario, mi ritrovai pure io a mormorare l’Ave Maria e, tra le
lacrime, promisi al Signore che non mi sarei più allontanata da Lui.
Ma, un giorno, dopo aver riflettuto a lungo, decisi di abbandonare
tutto, di chiudere definitivamente con il Signore.
In realtà, Gesù mi stava chiedendo tutto e io
non volevo lasciare niente di me. Non sapevo che lasciando me stessa
non avrei perso niente, ma avrei trovato il Tutto. “Darò la mia vita
per Te” (cfr Gv13,37), gli avevo giurato; ma poi, per tre volte lo
rinnegai. Leggevo la Bibbia, ma solo per poter meglio odiare ciò che
vi era scritto, per poter odiare Dio e la Chiesa. Ricominciai la mia
vita di prima, anzi, peggio di prima. Si sa che, ‘quando il demonio
viene scacciato da una casa, tornando e vedendola tutta pulita e
profumata, chiama altri demoni e, insieme, ne riprendono possesso e
la condizione di quella casa diventa peggiore della precedente’ (cfr
Lc11,25s).
Ma Dio non abbandona la sua creatura, la sua
figlia. Durante la Quaresima del 1998, una mia amica mi chiese di
recitare la novena. Cominciai il Venerdì Santo e il mattino dopo
Pasqua, quando mi svegliai, sentii che il mio cuore era oppresso,
come se qualcosa lo comprimesse; rimasi immobile; cominciai a
piangere. Era il Signore… Mi invase di dolcezza, di tenerezza, di
amore.
Il Signore mi aveva fatto cadere dal mio
cavallo sulla via di Damasco! In realtà, mi ci stavo dirigendo, non
per uccidere i cristiani, ma per uccidere me stessa. In quel
momento, se qualcuno avesse osato dire che Dio non esiste, sarei
arsa di zelo, come Mattatia. Nessuno, nessuno venga a dirmi che il
credere è l’oppio dei popoli! Io, da quel momento, mi sono sentita
viva. Il Signore aveva risuscitato anche me insieme con Lui!
Ritrovarmi con la sua Parola tra le mani mi
dava sicurezza: non mi stancavo di leggerla, di baciarla, di
contemplarla. Lì, scoprii che Lui mi teneva da sempre disegnata sul
palmo della sua mano e che, anche se io, spesso, mi ero dimenticata
di Lui, Lui, invece, non si era mai dimenticato di me e non mi
avrebbe mai dimenticato. Il Suo è un amore eterno. La sua Parola
divenne per me più che ricchezza d’oro e d’argento, perché mi dava
vita. Il Signore aveva illuminato le mie tenebre ed esse stavano
diradandosi. Mi sentivo come gli Israeliti al passaggio del Mar
Rosso: il Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, aveva
combattuto per me contro le forze che mi tenevano nelle tenebre e
aveva vinto. Contro tutto…contro me stessa… Mi aveva sedotto e io,
finalmente, mi ero lasciata sedurre. E, quando leggevo il canto di
ringraziamento che Israele innalzò al Signore, un brivido mi correva
lungo la schiena: non ero stata anch’io là in mezzo? Non avevo
attraversato anch’io il mare? “Per questo”, dicevo, “anch’io voglio
cantare in onore del Signore, perché ha mirabilmente trionfato, ha
gettato in mare cavallo e cavaliere. Mia forza e mio canto è il
Signore, Egli mi ha salvato!” (Es15,1s). Mi sentivo come Mosè
salvato dalle acque, come Israele, alla presa di Gerico: io non
avevo fatto nulla, non avevo combattuto per invadere Gerico, e il
Signore ne aveva fatto crollare le mura davanti a me…
Lessi il Cantico dei cantici. Nessuno
mi aveva mai parlato in quel modo. Non credevo che Dio potesse
amarmi con un amore così travolgente, così ardente, così intimo…
Poi fui spinta interiormente a leggere
Storia di un’anima. Come la mia anima si sentiva unita a quella
della piccola Teresa! La capivo e la comprendevo. Mi ritrovavo
immersa in ogni parola, a mio agio in ogni gesto che lei raccontava.
Durante la lettura, sentii che il Signore voleva rinnovare con me la
Sua alleanza, promettendomi di condurmi nel deserto per parlare al
mio cuore. E io, finalmente, sarei stata con Lui. Il Signore mi
chiamava al Carmelo, e io volevo realizzare il suo desiderio al più
presto. Egli aveva messo lo Spirito dentro di me e io avevo ripreso
vita. Lui divenne per me come ‘un sacchetto di mirra che riposava
sul mio petto, come un grappolo di cipro…’ (cfr Ct1,13s). ‘Le sue
tenerezze erano più dolci del vino’ (cfr Ct1,2), più dolci di tutte
le vane seduzioni del mondo, che mi avevano tenuto come drogata, in
mezzo a una realtà che non mi apparteneva.
Lessi la storia dei Carmelitani e capii che la
Madonna mi confermava la parola del Figlio: Lei desiderava
rivestirmi del suo abito. Che gioia! Sapevo che dovevo dargli tutto,
poiché il Signore quando chiama chiede tutto. Ma sapevo anche che
per il mio sì, mi aveva restituito la purezza che avevo perduto,
‘Lui che può farci comparire in ogni istante davanti al Padre senza
macchia’ (cfr Gd24), Lui che prometteva di farmi santa con la sua
Santità.
Nel novembre del ’98, conobbi questo monastero
e volevo entrare per consacrarmi al Signore; ma la Madre Priora mi
disse di irrobustirmi prima nella fede. Obbedii, anche se il
desiderio di consacrami aumentava sempre di più. La maggior parte
del tempo lo trascorrevo ai piedi del tabernacolo. Stare davanti a
Gesù Eucaristia mi nutriva l’anima e, anche se a volte non riuscivo
neppure a dire una parola, ci sarei rimasta pure a dormire tutta la
notte, per tenergli compagnia. Stare lì, davanti a Gesù, sebbene non
mi portasse fuori dal mondo, mi dava tanta serenità, tanta gioia,
tanta forza, che tutto mi sembrava leggero, tutto prendevo dalle sue
mani, che donavano con tanto amore. Stare davanti a Gesù era come
vederlo, era come posare il capo sul petto dell’Amato, sentire il
suo respiro che mi dava respiro, i suoi occhi che davano luce ai
miei occhi, la sua bocca che baciava la mia bocca, che baciava il
mio cuore, le sue braccia che mi stringevano in un abbraccio
infinito…e io che lo stringevo a me come il mio Uomo. Quello era il
nostro momento di intimità e dovevamo averlo a tutti i costi! Quando
recitavo il Rosario, mi sentivo protetta e cullata dalle braccia di
Maria. Poi, avevo sentito dire che ogni Ave Maria è un bacio alla
Madonna, ed io volevo riempire di baci la mia Mamma.
Il desiderio di consacrarmi aumentava sempre
di più, ma alla mia insistenza di consacrarmi al Signore, la Madre
Priora mi chiedeva ancora di attendere. Allora scrissi ad un altro
monastero, per poter almeno trascorrere un po’ di tempo in
solitudine e preghiera. Così vi andai, non per sperimentare quella
vita, ma perché non riuscivo più a stare lontano dal Signore. E,
anche se avessi dovuto aspettare ancora prima di vivere
definitivamente con Lui, desideravo gustare la gioia di dividere con
Lui il tetto e il talamo. Alla fine, però, mi trovai talmente bene,
che decisi di entrare in quell’altro monastero; così lo dissi a
casa. Mi si scatenò addosso una bufera che non avevo previsto. Io
sembravo irremovibile, ma andai in crisi. Non sapevo più cosa fare.
Un giorno, una legionaria mi parlò di un
sacerdote che si occupava di pastorale vocazionale. Ebbi
un’illuminazione. Chiesi di poterci parlare e lui mi disse queste
parole: “Non ascoltare chi ti dice ‘vieni’; non ascoltare chi ti
dice ‘aspetta’, né chi ridice ‘resta’. Ascolta Gesù che è dentro di
te. Lui ti farà capire cosa devi fare”. In quelle parole vidi ciò
che voleva Gesù da me; era Lui stesso che mi parlava attraverso quel
sacerdote. Quel giorno presi la mia decisione: avrei chiuso i ponti
con tutti, fino a quando non avessi avuto nuove istruzioni dal mio
Maestro.
La sua parola non si fece attendere… così,
decisi di ritornare a Fisciano e dissi alla Priora di voler entrare.
Lei, sapendo i miei trascorsi, mi chiese di frequentare più
assiduamente il monastero e di avere dei colloqui più costanti con
lei. Con il cuore pieno di gioia mi misi nella volontà del Padre che
mi parlava attraverso la Madre Priora. Il 30 dicembre del 2000, dopo
aver espresso per l’ennesima volta il desiderio di entrare, la
Priora mi disse: “Il Giubileo sta per finire e le porte si stanno
chiudendo; io ti apro le porte del monastero”. Rimasi senza parole:
non me l’aspettavo, non sapevo cosa dire e a un tratto si oscurò
tutto dentro di me. In momenti come questi, vorresti che Qualcuno ti
dicesse cosa fare. Invece, proprio in questi momenti, quel Qualcuno
‘va via’ dal tuo cuore, ‘va via’ dai tuoi pensieri. Pare ti dica:
“Adesso sbrigatela tu!”. Non è facile! Ammutolii per un bel po’. La
Priora disse: “Prima erano i tempi tuoi; adesso sono i tempi di
Dio!”.
Finalmente! Eccola…ecco la luce…la luce che
desideravo, che imploravo dal Signore con la mia incertezza. “Posso
entrare il 2 gennaio?”, balbettai.
Così, il 2 gennaio, accompagnata da mia
sorella, entrai al Carmelo. Mi sembrava che stessi entrando in
monastero quasi per forza di inerzia, come un automa, che non riesce
a rendersi conto di ciò che sta facendo… Io avevo detto sì a
Qualcuno, e questo Qualcuno, invece di dirmi ‘adesso sbrigatela
tu!’, pensò bene di far tutto Lui. E ora mi attraeva in monastero
come un magnete, senza che io me ne accorgessi. E qui, tra mirra e
cipro, mi fa gustare ogni giorno le sue tenerezze di Padre,
Fratello, Amico, Sposo…
Anche se tante volte, nella mia vita, ho
toccato il fondo, le esperienze, provate sulla mia pelle, mi hanno
fatto comprendere quanto è fragile la creatura umana e come vada
sempre aiutata e non condannata mai. Ho sperimentato la mia
fragilità, ma anche la Sua potenza…il mio sì al Suo Amore fedele ed
eterno.
Sr M. Teresa di Gesù Bambino
Monastero “S. Giuseppe”
p.za
San Giuseppe,10
84084 Fisciano (SA)
carmelitanefisciano@virgilio.it